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OPERAZIONE 28 Aprile Apr 2015 2231 28 aprile 2015

Nigeria, libere 293 donne rapite da Boko Haram

Tratte in salvo dall'esercito. Non ci sono tra loro le studentesse rapite nel 2014.

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Nigeria: una donna piange sua figlia sequestrata dal gruppo terroristico Boko Haram.

L'esercito nigeriano ha reso noto di aver tratto in salvo 200 ragazze e 93 donne che erano nelle mani di Boko Haram, distruggendo tre campi dei terroristi.
OFFENSIVA MILITARE. L'offensiva militare è in corso da alcuni giorni nella foresta di Sambisa, nel Nord-est del Paese, ha riferito un portavoce su Twitter, specificando, tuttavia, che, contrariamente a quanto si era ipotizzato in un primo momento, «non fanno parte del gruppo le ragazze di Chibok», il villaggio dove Boko Haram, ad aprile dello scorso anno, rapì oltre 200 studentesse da una scuola.
CENTINAIA DI CADAVERI. Di fronte al sospiro di sollievo per la liberazione di massa, va fatta registrare l'atroce scoperta di centinaia di cadaveri, ridotti a scheletri, sotterrati in fosse comuni o lasciati a marcire nella foresta o nelle case date alle fiamme a Damasak, località nello stato Nord-orientale di Borno.
CITTÀ CONQUISTATA DAI FONDAMENTALISTI. La città era stata conquistata mesi fa dai fondamentalisti islamici. I Boko Haram erano stati poi costretti a ritirarsi definitivamente il 24 marzo dopo sanguinosi combattimenti. La delegazione dell'inviato presidenziale è arrivata a Damasak dal Niger e lungo il tragitto si è resa conto che «era stata compiuta un'atrocità su larga scala» da uomini imbestialiti che, in ritirata di fronte all'avanzare della coalizione africana, hanno massacrato centinaia di donne e bambini.
COSTRETTI A SEGUIRE I MILIZIANI. Poco più di un mese fa, preparandosi alla fuga, i jihadisti avevano rastrellato gli edifici della città, uccidendo gli uomini e radunando le donne e i bambini nelle scuole e negli edifici comunali. Allora alcuni sopravvissuti avevano raccontato che almeno 50 uomini erano stati massacrati sul posto mentre le donne e i bambini - più di 400 - erano stati caricati su camionette o costretti a seguire a piedi i miliziani Boko Haram che si inoltravano nella foresta. Si era pensato, allora, all'ennesimo sequestro di massa: centinaia di schiavi e di schiave da vendere o da «usare» per combattere o per crudeli giochi. Il destino della gente di Damasak si era invece già compiuto, là dove nessuno poteva vedere. Tutti ammazzati, sepolti frettolosamente in fosse comuni o lasciati a decomporsi nella giungla o nel letto di un fiume in secca, alla mercé degli animali.

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