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PERSONAGGIO 29 Aprile Apr 2015 1810 29 aprile 2015

Charlie Hebdo, Luz non vuole più disegnare Maometto

Secondo L'Express il vignettista, che realizzò la copertina «Tout est pardonné», non vuole raffigurare il Profeta.

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Parigi: Luz durante la presentazione del nuovo numero di Charlie Hebdo uscito dopo l'attentato alla sede del giornale satirico (13 gennaio 2015).

Luz, il vignettista di Charlie Hebdo che dopo gli attentati di inizio gennaio disegnò la celebre copertina con la caricatura di Maometto e la scritta «Tout est pardonné» non intende più raffigurare il Profeta.
A scriverlo è il sito internet del settimanale francese L'Express.
«Non disegnerò più il personaggio di Maometto, non mi interessa più. Mi sono stufato, come anche per il personaggio di Sarkozy, non passerò la vita a disegnarli», ha affermato Luz in un'intervista al settimanale Les Inrockuptibles.
PROTESTE DOPO LA PUBBLICAZIONE. Il cosiddetto 'numero dei sopravvissuti' di Charlie Hebdo (con la caricatura del Profeta in prima pagina) suscitò un mare di proteste in diversi Paesi musulmani. Uscito una settimana dopo il sanguinoso attentato dei fratelli Kouachi che causò la morte di 12 persone, quella edizione straordinaria venne tirata ad 8 milioni di copie, un record per la stampa transalpina.
DIVISIONI INTERNE ALLA REDAZIONE? A una domanda sulle presunte divisioni all'interno della redazione di Charlie, con una parte dei redattori che in un intervento sul quotidiano Le Monde hanno chiesto di sfuggire al 'veleno dei soldi', Luz smentisce l'esistenza di due fazioni contrapposte, tra giornalisti ed azionisti. Poi parla di una nuova formula che dovrebbe uscire a settembre, anche se «non ne sappiamo di più». Quanto ai terroristi, conclude uno dei superstiti del barbaro attacco, «non hanno vinto, avrebbero vinto se la Francia intera continuasse ad avere paura».
30 MILIONI DI DONAZIONI. Dopo la strage perpetrata dai fratelli Kouachi, Charlie Hebdo ha raccolto 30 milioni di euro in donazioni, aiuti e abbonamenti
I dipendenti firmatari dell'intervento su Le Monde temono che il giornale sia «diventato una preda succulenta, di fronte alle manipolazioni politiche e/o finanziarie».

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