DOPO IL SISMA 29 Aprile Apr 2015 1206 29 aprile 2015

Nepal, fuga da Kathmandu: 300 mila pronti a scappare

Emergenza sfollati: caos e scontri con la polizia. Dopo le scosse la città si è sollevata di un metro. Un neonato estratto vivo dalle macerie. In azione i team di soccorso stranieri. Irreperibili tre italiani. Foto.

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Esodo dal dolore e dalla paura. Col bilancio delle vittime del terremoto in Nepal salito a quota 5 mila morti accertate (ma si teme che le vittime possano toccare le 10 mila) Kathmandu è ora una città in fuga.
Più di 100 mila persone hanno già lasciato la capitale e altre 200 mila sarebbero pronte a seguirle (guarda le foto): oltre un decimo della popolazione della città.
KATHMANDU SI È SOLLEVATA DI UN METRO. Kathmandu si è sollevata di un metro per effetto del terremoto di magnitudo 7,8 del 25 aprile: è la prima misura ottenuta dallo spazio, in base ai dati del satellite europeo Sentinel 1A, elaborata dall'Istituto per il Rilevamento Elettromagnetico dell'Ambiente del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Irea-Cnr) di Napoli.
Mentre il premier, Sushil Koirala, ha decretato tre giorni di lutto nazionale le condizioni nelle tendopoli tirate su in fretta, la scarsità di viveri e di acqua, il terrore di nuove scosse e delle epidemie hanno innescato la diaspora e le autorità stanno tentando di controllare la situazione con grandi difficoltà.
TENSIONI E SCONTRI CON LA POLIZIA. Il governo sta cercando di potenziare i collegamenti e di mettere a disposizione mezzi gratuiti. Ma le centinaia di migliaia di persone ammassate davanti ai terminal e alle stazioni stanno creando caos e seri problemi di sicurezza. Nelle ultime ore le autorità sono state costrette a mandare la polizia antisommossa alla stazione ferroviaria e intorno al Parlamento, dove una folla disperata si era riunita nella speranza di procurarsi uno dei bonus promessi dal governo poter salire a bordo di uno dei bus.
La gente, esasperata, ha cominciato a protestare e sono scoppiati tafferugli e sporadici scontri.

Tre italiani ancora da rintracciare

La Farnesina è entrata in contatto con alcuni italiani che risultavano non rintracciabili. Il ministero degli Esteri ha precisato che restano ancora altri tre connazionali di cui non si hanno notizie. Fonti del ministero degli Esteri hanno intanto confermato che i primi italiani bloccati in Nepal dal sisma stanno rientrando in Italia da Kathmandu con voli commerciali «reperiti e messi a disposizione dall'Unità di crisi».
SOCCORSO INTERNAZIONALE. Numerosi team stranieri di soccorso sono intanto giunti nella capitale, in una corsa contro il tempo per tentare di salvare i superstiti ancora intrappolati sotto gli edifici crollati.
I team provengono da India, Sri Lanka, Cina, Turchia, Olanda, Polonia, Germania, Francia, Israele, Malaysia e Giappone. La squadra britannica è invece al lavoro nel distretto di Sindhupalchowk, il più colpito, con un bilancio di 1.400 morti. Medici di nove Paesi sono infine impegnati nel trattamento dei feriti negli ospedali e nelle tendopoli.


NEONATO VIVO SOTTO LE MACERIE. Un neonato di quattro mesi è stato trovato vivo martedì 28 aprile, sotto le macerie della sua casa crollata a Bhaktapur, nella valle di Kathmandu. Il piccolo è stato ricoverato in ospedale con diverse ferite, ma è fuori pericolo. Un giovane di 28 anni, Rishi Khanal, è stato invece recuperato a Gongabu, alla periferia della capitale, da una squadra franco-nepalese, a 82 ore di distanza dalla tragedia.
ONU, AIUTI PER 14 MILIONI DI EURO. Secondo l’Onu, che ha sbloccato 13,7 milioni di euro in aiuti, le persone interessate dal sisma sono 8 milioni e di queste 1,4 milioni sono a corto di cibo. La sfida è come portare i soccorsi, in zone inaccessibili, ad elevate altitudini e colpite a macchia di leopardo. Dopo aver sorvolato la parte settentrionale della vallata di Kathmandu, Jamie McGoldrick, coordinatore Onu nella capitale nepalese, ha riferito che il 40% delle case risulta danneggiato, ma che la distruzione è casuale: «Alcune case risultano assolutamente non toccate, quelle sull’altro lato sono invece completamente rase al suolo». Anche Papa Francesco ha annunciato un primo contributo di 100 mila dollari.

Niente aiuti agli sfollati, incendiati gli uffici distrettuali di Dolakha

Sul suo sito Repubblica ha poi riferito che gli sfollati del distretto nepalese di Dolakha, disperati per non aver ricevuto nessun genere di prima necessità dopo il terremoto di sabato, hanno appiccato il fuoco agli uffici distrettuali.
Il responsabile del distretto, Prem Lal Lamichhane, ha spiegato di avere inviato, inutilmente, pressanti richieste al governo centrale per ottenere 40 mila tende, acqua e cibo per le vittime del sisma.
Stanca di aspettare, una folla di senzatetto si è presentata minacciosamente negli uffici amministrativi e dopo aver danneggiato tutto il materiale esistente, ha appiccato il fuoco, rendendo vani gli appelli del governo e dei responsabili locali ad attendere con pazienza l'espansione della macchina dei soccorsi.
Già il 28 aprile, prevedendo la crescita del malcontento popolare, il premier nepalese Sushil Koirala aveva fatto un 'mea culpa' sostenendo che «l'amministrazione è riuscita a fare ben poco in molte aree per la carenza di macchinari e di personale addestrato a questo tipo di disastri».

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