Noexpo Pomeriggio 150501201921
CONTRO 1 Maggio Mag 2015 2053 01 maggio 2015

Expo, Foody vs black block: chi ha vinto in questo Primo maggio?

La violenza dei black bloc ammutolisce le voci critiche. E vince la parata di Foody.

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Foody in sfilata, accompagnato da artisti in trampoli; Matteo Renzi orgoglioso, ministri in visita ai padiglioni; visitatori curiosi, ma non troppi, complice la pioggia, da una parte. Atmosfera da sagra, da circo.
Utilitarie in fiamme, cassonetti ribaltati, fetore di bruciato dall'altra.
Sono queste le due facce di Milano. Del primo maggio a Milano.
UN POMERIGGIO DI FOLLIA. Trecento manifestanti incappucciati, con tanto di casco nero, hanno messo a ferro e fuoco la città. Almeno 10 i fermati, tutti italiani dice la questura. Sette agenti feriti, quattro contusi.
Un venerdì pomeriggio di pura follia, che ricorda tristemente il G8 di Genova. «Bestie, sono delle bestie», dice a Lettera43.it un carabiniere in tenuta antisommossa in Foro Buonaparte, a un passo da Castello, uno degli epicentri degli scontri. «Colpa dell'eccessivo garantismo italiano», sbotta, ricordando che no, il loro lavoro per questa sera non è finito. «Fateci le fotografie col basco, per favore». E poi chiede ai colleghi di indossarlo. Nonostante siano stati tre ore col casco addosso.
UN'OCCASIONE MANCATA. Doveva essere una festa, questo primo maggio. Anche e soprattutto per chi era schierato contro l'Esposizione universale. Civilmente, criticando lo sperpero di denaro pubblico, gli scandali. I gufi, in altre parole.
La mayday parade, per chi frequenta Milano, è sempre stata una parata divertente, arrabbiata, critica. Ma questa non è critica. Questa è barbarie. Follia. Violenza.
Manca ancora una presa di distanza dei no Expo, che solo giovedì sera filosofeggiavano di anticapitalismo ai microfoni di Servizio pubblico.
VIOLENZE ANTI-MOVIMENTO. Ma per chi manifestavano questi sedicenti black block? Non certo per i poveri del mondo. O per gli affamati. Non di certo per i disoccupati. O per i lavoratori che, anzi, sono stati costretti nella giornata che festeggia proprio il lavoro, a ripulire il loro scempio.
Un risultato l'hanno ottenuto, però: mettere un bavaglio, e bello grosso, alle voci critiche. Alle voci contro. Che ora, in ogni parte del Paese, da no Tav ai no Muos, sono rimaste senza voce. Con le gambe tagliate.
Hanno sporcato e ammutolito ogni sacrosanta manifestazione di dissenso. Sterilizzandola. E, al contempo, prestando il fianco a chi, vedi Matteo Salvini e Giorgia Meloni, questi disordini cavalca.
ALLA RICERCA DELLE RESPONSABILITÀ. E poi ci sono le responsabilità. Facile puntare il dito contro Fedez, il rapper prestato alla tuttologia che solo giovedì aveva twittato: «La vernice sui muri dei #NoExpo indigna più delle infiltrazioni mafiose di Expo. Di questo passo daranno la scorta di Stato agli imbianchini». Prendendo poi le distanze dalla violenza.
ALFANO NEL MIRINO. Forse si dovrebbe puntare l'ennesimo dito contro il ministro dell'Interno Angelino Alfano, che in mattinata gongolava: «L'apparato di sicurezza è degno del grande evento che ci accingiamo a inaugurare». E, ancora: «Abbiamo speso le nostre migliori energie e i nostri migliori uomini e l'antiterrorismo ha fatto tutte le indagini preventive. Abbiamo fatto tutto quello che potevamo fare per garantire la sicurezza di Expo».
Evidentemente non è bastato a fermare la distruzione in centro città.
A pochi chilometri, andava invece in scena il lavoro h/24 di lavoratori stranieri che hanno reso l'inaugurazione possibile, sebbene con qualche camouflage.
Foody in parata, cantanti azeri, musicanti coreani e la festa, sebbene costruita ad hoc, contro molotov scagliate contro la polizia. Non è difficile capire chi abbia vinto in questo primo maggio.



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