NO-EXPO 2 Maggio Mag 2015 1416 02 maggio 2015

Scontri Milano, Renzi: «Quattro teppistelli»

Il premier: «Non rovineranno Expo». Ma tra i fermati anche disoccupati. Alfano: «Bene la polizia, rischiato un altro G8». Le indagini. I cittadini puliscono i muri.

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Milano, il giorno dopo. Il giorno delle reazioni e dei primi bilanci dopo lo scempio del primo maggio.
Matteo Renzi, intervistato dal Tg2, sfida gli antagonisti. «Gli italiani sanno benissimo da che parte stare: hanno sciupato la festa?», ha dichiarato. «Hanno cercato di rovinarcela. Ma quattro teppistelli figli di papà non riusciranno a rovinare Expo. E Milano è molto più forte come spirito e determinazione di quello che questi signori pensano».
«QUATTRO TEPPISTELLI». «Quattro teppistelli figli di papà» che, però, hanno messo a ferro e fuoco la città. Il premier non considera forse che tra i 14 fermati ci sono anche disoccupati e operai, tra i 31 e 57 anni. Sono stati presi dai carabinieri alle stazioni della metro di Famagosta, Centrale e Cadorna. L'accusa è di devastazione e saccheggio. Al momento del fermo alcuni indossavano ancora gli abiti usati durate i tafferugli e con sé avevano bombe carta, fumogeni, bengala e fionde.
MARTINA: «BLACK BLOC SQUADRISTI». Sulla stessa linea del premier anche il ministro delle Politiche agricole Maurizio Martina che ha definito «squadristi» i black bloc. «Expo ha vinto la sfida iniziale», ha aggiunto, «I violenti sono stati isolati e hanno perso» perché non sono riusciti a «offuscare il messaggio dialogante e di festa di Expo».
L'esposizione, dunque, è salva. «Credo che si veda la differenza fra chi ha alimentato un clima di violenza e un evento che respira di pace», ha aggiunto il ministro. E la prova di questo, per Martina, è la soddisfazione dei visitatori e il boom di ascolti tivù del concerto in piazza Duomo con Bocelli e della cerimonia inaugurale.

Salvini contro Alfano e Renzi

Il ministro dell'Interno Angelino Alfano resta comunque nel mirino di Lega e Cinque stelle, nonostante il governatore lombardo Roberto Maroni, suo predecessore al Viminale, lo abbia tra le righe difeso. «Da ex ministro dell'Interno ho una certa esperienza e so che la gestione dell'ordine pubblico è una cosa molto complicata. Non sta a me dire se si poteva fare di più e meglio».
«CHIEDA SCUSA E VADA VIA». Eppure, Matteo Salvini ha affondato il coltello nella piaga: «Qualcuno ha permesso a questa gente di fare i suoi porci comodi. C'è un ministro dell'Interno che dovrebbe vergognarsi, dovrebbe chiedere scusa e poi dimettersi, e c'è un presidente del Consiglio che invece di dire che l'Italia s'è desta, per poi regalare una figura di fango all'intero globo, dovrebbe cominciare a lavorare, sul serio, cosa che da un anno non sta facendo», ha detto il segretario leghista. Che, come prevedibile, non ha perso l'occasione per organizzare una manifestazione davanti alla Scala il 4 maggio.

«Qua c'è un governo che ama farsi fotografare», ha detto ancora Salvini, «ma poi è incapace e regala una delle capitali del mondo nelle mani di qualche centinaio di bastardi che non dovevano neanche cominciare a manifestare».
Su Facebook, poi, ha rincarato la dose.

Giorgia Meloni, leader di Fratelli d'Italia, lo ha seguito a ruota. «Gli occhi del mondo puntati addosso e quattro deficienti incappucciati devastano un'intera città, mentre Alfano probabilmente sta mangiando le patatine fritte allo stand di McDonald's e Pisapia ci spiega che ripulirà immediatamente, con i soldi degli italiani, i danni fatti dai suoi amichetti dei centri sociali. E Renzi? Renzi usa il manganello...con la minoranza del Pd. Mi vergogno di voi, vigliacchi», ha scritto su Facebook.


Alfano però non si tocca, almeno per Martina che ha giudicato le sue dimissioni «irricevibili». E lo stesso vale per quelle del prefetto Francesco Paolo Tronca e del questore Luigi Savina che sia lui sia il commissario Expo Giuseppe Sala hanno voluto ringraziare. «C'è un ringraziamento alle forze dell'ordine che lavorano qui al sito», ha sottolineato Martina, «24 ore al giorno e anche in città. Penso polizia e carabinieri abbiano agito bene».
ALFANO: «ABBIAMO RISCHIATO UN ALTRO G8». Da parte sua, il ministro dell'Interno non ha tardato a replicare ai suoi detrattori. «Davvero chiedono le dimissioni?», ha sarcasticamente commentato «Mi sembra strano, sono in ritardo, visto che negli ultimi 15 giorni non le avevano mai chieste». Per poi congratularsi con le forze dell'ordine. «Abbiamo rischiato un altro G8». Gli agenti intevenuti «hanno fatto un ottimo lavoro: abbiamo evitato il peggio e garantito che non fosse versato sangue».

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