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REPORTAGE 3 Maggio Mag 2015 1200 03 maggio 2015

Cagliari, vigilantes contro chi chiede l'elemosina

Sorvegliano e cacciano i mendicanti. Con l'immagine di Padre Pio in bella vista. Ma le guardie di don Mario Steri a Cagliari fanno discutere: «E l'accoglienza?».

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Vigilantes anti-elemosina, un “servizio” disposto da don Mario Steri a Cagliari.

Dare ai poveri: sì, ma con ordine e disciplina.
Cagliari, piazza Giovanni XXIII, a cavallo del quartiere bene di San Benedetto c’è la parrocchia, molto frequentata, di San Paolo.
Qui ad aprile sono apparsi per la prima volta i vigilantes anti-elemosina: un “servizio” disposto da don Mario Steri.
E così è stato presentato, durante l’omelia.
CONTROLLI E MERCATO. La domenica tra le 11 e mezzogiorno c’è il caldo velato di una primavera isolana, è la terza del mese si fa il mercato: bancarelle di dolci, libri, piante, pizzi e antiquariato.
Via vai di gente, bimbi col triciclo e i destinatari della Messa.
I vigilantes sono lì, all’ingresso. Ben riconoscibili, sguardo alto.
Vanno e vengono sul sagrato, sorvegliano chi entra.
NEL NOME DI PADRE PIO. Hanno felpa scura e cartellino di riconoscimento con nome davanti e immaginetta di Padre Pio sul retro, anello al dito.
E.S. è un omone sulla cinquantina, con lui un coetaneo e un altro ragazzo di circa 30 anni. Sono lì sabato e domenica e pure tutti i giorni, dice.
Ha l’orgoglio di chi svolge un compito importante: «Sono tutti contenti di noi, vada pure a chiedere in giro...».
RICEVONO UNA QUOTA. Fa parte di un’associazione che si occupa di vigilanza: «Siamo già attivi in altre parrocchie, alla Cappella dell’ospedale Brotzu e a Sant’Ignazio da più di un anno. Ma facciamo anche altri lavori».
Si definiscono cattolici, ma non sono del tutto volontari. Le parrocchie versano infatti una quota: «Si figuri», si schermisce, «non basta nemmeno per la benzina».

Ma all'orizzonte non si vede nessuno che chiede la carità

Bancarelle fuori dalla chiesa di San Paolo a Cagliari.

Attorno ai tre non si intravede nessuno che chiede la carità.
Solo un ragazzo del Bangladesh tenta di vendere qualche rosa, e ogni tanto ci riesce.
Ha 23 anni, si chiama Liton, è da due anni in Sardegna, ma parla poco e male l’italiano.
Non sembra preoccupato dalla presenza dei vigilantes che ogni tanto lo costringono a scendere di qualche gradino: «Non mi interessa».
E con loro scambia pure qualche risata.
VOLONTARIE DELLA DIOCESI. Lì vicino c’è una donna sulla quarantina, capelli grigi semi raccolti, una sorta di suora laica.
Anche lei vende: propone a chi passa il giornale della Diocesi.
«Sono una volontaria», precisa, «conosco molto bene la parrocchia».
«ARROGANTI E PREPOTENTI». Ovviamente credente e praticante. «La situazione era diventata esplosiva», racconta, «prima c’erano soprattutto i poveri locali, poi è arrivato un gruppo, penso dalla Nigeria. I ragazzi importunavano gli anziani: chi da una parte, chi dall’altra. E quando davano qualcosa a uno, litigavano tra loro».
Quindi c’è stato il caso della domenica di Pasqua: «La gente non riusciva a uscire dalla messa, in almeno 15 hanno creato un tappo, con arroganza e prepotenza. Mi hanno detto tante tante parolacce».
«IL RAZZISMO NON C'ENTRA». Una punta di razzismo? «Macché», spiega, «non c’entra. Serve solo un po’ di ordine, tutto qui. Questa parrocchia fa tanta carità: c’è un centro d’ascolto, si offre abbigliamento e viveri per un mese agli stranieri regolari». E a quelli che non hanno documenti? «No, no. A quelli no, sono clandestini».

I fedeli contenti: «L'oppressione ci infastidisce»

Cagliari, le parrocchie versano una quota ai vigilantes anti-elemosina.

Arrivano alla spicciolata per la messa, tutti sanno della presenza della guardie.
Le anziane, borsetta in mano, si sentono rassicurate: «Per carità, non ho nulla contro i poveri», dice un’arzilla 70enne accompagnata dal marito, «sono la prima a offrire qualcosa, ma è l’oppressione che mi infastidisce».
E racconta un aneddoto curioso di un giovane che è riuscito a rifilarle un paio di collant spacciandoli per contenitivi.
«C'È GENTE FURBA». Poco più in là un’altra donna arranca col bastone e ripete i dogmi del leghista Salvini: «C’è gente furba, agli stranieri danno 20-30 euro al giorno e loro sempre a chiedere».
Atteggiamenti in contrasto con lo spirito della Chiesa e con il nuovo corso imposto da papa Francesco?
Risposta laconica, fretta di entrare a pregare ed elenco dei meriti: «Eh, sì. Ma va, va... Io regalo vestiti a tanta gente che conosco e so che ha bisogno. Una volta ho pagato pure il taxi per portarli».
«IDEA INAPPROPRIATA». Da una coppia di mezza età bocche cucite. Qualche parola in più da padre e madre con bimbi a seguito: «Ancora non mi sono fatto un’idea molto precisa a riguardo», dice lui, «però, però... La soluzione mi sembra inappropriata».
E storce in naso. Nessun dubbio per altri due giovani, mano nella mano: «D’accordissimo, ci piace».
Eventuale contrasto con il principio di fratellanza della Chiesa? «Perché?», ribatte stizzito lui, «è una protezione per chi va in chiesa, non allontaniamo nessuno. Ma chi chiede con insistenza limita la libertà degli altri».
«E L'ACCOGLIENZA DOV'È?». Solo un gruppo di quattro ragazze si pone più di un dubbio: «E l’accoglienza?», chiede una di loro, «secondo me si poteva organizzare qualcosa di diverso. Non mi piace che la parrocchia sia conosciuta per questo».
Hanno tra i 23 e i 26 anni, apprezzano il papa e la sua semplicità; solo una ammette che, in fondo, prima aveva più paura.

«I drogati non mi davano fastidio, ma i neri...»

La Caritas di Cagliari contraria al servizio anti-mendicanti.

Finisce una funzione, sta per iniziare l’altra.
Nella chiesa dagli interni azzurri c’è chi si confessa, chi prega tra i banchi.
Appena fuori la bancarella di dolci sardi è in attesa di clienti.
«DIFFICILE LAVORARE». La proprietaria, 31 anni, arriva da Sinnai, nell’hinterland, dove ha il suo laboratorio: «I drogati, prima, non ci hanno mai dato fastidio. Ma ora questi ragazzi di colore si accalcavano, spingevano. Era diventato difficile lavorare: dovevo dare o soldi o qualcosa da mangiare».
Intanto i vigilantes osservano soddisfatti la piazza. Il referente, E.S., addirittura da una panchina commenta l’allontanamento di un uomo, zainetto in spalla, invisibile ai più: «Quello è un tossico, lo conosciamo bene. Ora faccio un cenno al mio collega e lo faccio uscire». Detto, fatto.
Questione di competenze. Per ora, dunque, le ronde andranno avanti.
LA CARITAS È PERPLESSA. Tra gli addetti ai lavori ci sono i perplessi. Tra tutti don Marco Lai, direttore della Caritas di Cagliari: «Credo, semplicemente, che la sicurezza sia una competenza degli organi pubblici, non dei sacerdoti o delle parrocchie».
E aggiunge: «Certo che viviamo una situazione complicata in cui alla tradizionale povertà si affiancano i nuovi poveri e chi arriva, disperato, da altri Stati. Per fronteggiare questo ci vuole un’assunzione di responsabilità da parte di tutti». Intanto, si continua così.

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