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CASO 5 Maggio Mag 2015 1956 05 maggio 2015

Marò, Italia pronta a ricorrere all'arbitrato

Il ministro Gentiloni: «Non commento indiscrezioni». Ma l'ipotesi prende corpo.

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I due marò, Salvatore Girone e Massimiliano Latorre.

Possibile svolta sul caso marò. Il governo italiano, dopo oltre un anno di tentativi diplomatici che si sono scontrati con il muro di gomma indiano, avrebbe deciso di procedere con l'arbitrato internazionale.
Un'ipotesi da tempo sul tavolo, ma che ora sembra prendere corpo. Il ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, non ha rilasciato dichiarazioni: «Non commento le indiscrezioni», si è limitato a dire il capo della Farnesina.
Ma fonti governative consultate dall'agenzia di stampa Ansa non smentiscono le voci rimbalzate sulle colonne del Corriere della Sera, che dà ormai per presa la decisione.
UN GIUDICE TERZO PER I DUE MARÒ. Entro la metà di giugno dovrebbe essere ritirata dai legali la proposta che l'Italia aveva fatto all’India per una soluzione diplomatica negoziata, e Roma dovrebbe comunicare al governo di Delhi l’intenzione di procedere con un contenzioso per stabilire chi abbia giurisdizione sul caso di Salvatore Girone e Massimiliano Latorre.
I due marò potrebbero essere giudicati dall'India, dall'Italia o da un paese terzo. Se Delhi non dovesse fornire una risposta chiara, il caso prenderebbe la forma di un confronto pubblico e internazionale.
C'È TEMPO FINO AL 7 LUGLIO. Latorre intanto è in Italia per trascorrere la terza licenza di convalescenza, che scade il prossimo 15 luglio, e non si può immaginare che la Corte Suprema indiana prolunghi la permanenza all’infinito. Dopo l'ennesimo rinvio, i giudici dovrebbero iniziare il 7 luglio a discutere sul conflitto di giurisdizione sollevato dall’Italia.
Il ricorso unilaterale all’arbitrato, quindi, nel caso in cui l'ipotesi effettivamente dovesse avverarsi, dovrà essere presentato alla Corte internazionale dell'Aja prima del 7 luglio.
Un mese di tempo per procedere, a disposizione del governo.

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