Taxi Milano Stazione 150511174151
POLEMICHE 11 Maggio Mag 2015 1742 11 maggio 2015

I tassisti di Milano: «Un mestiere pericoloso»

Tentativi di rapina, coltelli, aggressioni da chi non vuole pagare. Gli autisti chiedono maggiore sicurezza. Il sindacato: «I divisori non servono. Le telecamere sì».

  • ...

Taxi parcheggiati in Stazione centrale a Milano.

Claudio ha il volto di chi ne ha viste tante, di chi, dalla posizione di guida del suo taxi, ha incontrato migliaia di persone.
Ha tra i 60 e i 70 anni, fa questo lavoro da tanto tempo, da quando ancora l'euro non esisteva, e si ricorda ancora di quella volta che, per portargli via 20 mila lire, gli puntarono un coltello alla gola e gli fecero un taglio sotto il mento.
UN TAGLIO ALLA GOLA. «Erano due ragazzi, mi hanno fatto entrare in una stradina stretta, poi mi hanno detto che si erano sbagliati», ha raccontato a Lettera43.it, «mentre inserivo la retromarcia mi hanno messo una lama sul collo, mi hanno chiesto i soldi. Avevo solo 20 mila lire e gliele ho date. Uno di loro ha detto: 'Abbiamo beccato il tassista più spiantato di Milano'. Poi mi hanno fatto un taglio sotto il mento e sono scappati. Perdevo tanto sangue, sono tornato a casa e mi sono medicato. Mia moglie non c'era, ero solo, ho pensato di smettere con questo lavoro».
Invece Claudio è ancora lì, in mezzo ai colleghi che si mettono in coda fuori dalla Stazione centrale di Milano per accogliere i clienti. Non sanno chi può salire sulla loro auto, il più delle volte è gente per bene, altre volte no. E dopo lo stupro subito da una collega romana, tutti si interrogano sulle condizioni di sicurezza del loro lavoro. Anche il pulsante d'allarme, che invia la richiesta via radio, non sembra bastare. «A me non è mai successo nulla di simile», dice Mara, una delle poche donne a fare un mestiere che non conosce quote rosa (secondo la Filt-Cgil, a Milano come a Roma, la proporzione è 1 a 9).
«SPESSO SCAPPANO SENZA PAGARE». «Capita spesso che qualcuno non voglia pagare la corsa, qualche volta magari tirano un pugno e fuggono. A volte succede di peggio», spiegano un po' tutti. La maggior parte di loro non ha avuto esperienze dirette, quasi tutti, però, conoscono un collega che ci si è trovato, tutti, indistintamente, hanno almeno una volta avuto la paura o il sentore che qualcosa di brutto potesse capitare.
«Mi hanno portato fuori Milano, una volta mi hanno sequestrato in Bande Nere», racconta Giulio, «ho schiacciato l'allarme ma non è arrivato nessuno. Me la sono vista brutta, poi hanno deciso di fermarsi al McDonald's a mangiare, hanno chiesto anche a me di scendere, io ho detto di iniziare ad andare, che avrei chiuso l'auto e poi li avrei seguiti. Appena sono scesi sono scappato».
LE TRUFFE CON BANCONOTE FALSE SONO FREQUENTI. Mario ha subito una truffa, l'hanno pagato con una banconota falsa, Francesco, invece, è stato aggredito da un automobilista inferocito perché, a suo dire, gli stava bloccando la strada, «mi ero fermato per far scendere una cliente, ma c'era traffico, era impossibile passare. Mi ha picchiato e sono andato al Pronto Soccorso».

Le corse notturne sono quelle più a rischio

Un taxi con divisorio.

Ma è soprattutto di notte che aumentano i problemi: «A quell'ora in giro è pieno di sbandati, tossicodipendenti, ubriachi», spiega Paolo.
Per Luca, a rischiare sono soprattutto le donne: «Quello che è successo è ingiustificabile e inaccettabile. Per loro c'è un pericolo in più che gli uomini, tendenzialmente, non corrono: lo stupro. Una donna che guida un taxi, purtroppo, deve stare attenta, anche a come si veste. Mai mettere minigonne o vestiti scollati, non si sa mai chi si carica in auto».
Lui ha i capelli lunghi alla Luciano Ligabue, le braccia tatuate, i bicipiti in bella mostra. «Avrei paura solo se vedessi uno come me», scherza, «uno così non lo farei salire in macchina».
«ATTENTI A CHI NON DÀ L'INDIRIZZO ESATTO». La prima impressione è importante, ma non basta: «Forse dobbiamo stare più attenti a chi si veste bene che agli altri», dice Enrico. La sua è una battuta, ma ha un fondo di verità.
«Ci sono dei segnali, delle spie che ti mettono in guardia», spiega Andrea, «quando non ti danno un indirizzo preciso, per esempio, ti dicono: 'Vada a San Donato, poi le faccio strada io'».
Alcuni di quei viaggi si concludono con un tentativo di rapina. Negli ultimi anni, a Milano, più di una banda organizzata è stata fermata.
«Sono ladri di polli», commenta Marcello, «quanto sperano di trovare nel nostro incasso? Se riusciamo a tirar su 150 euro in un giorno è tanto, poi magari facciamo il pieno, mangiamo un panino. Sono sbandati che ci prendono per bancomat».
I TASSISTI SI AIUTANO TRA DI LORO. Tra di loro c'è una sorta di mutuo soccorso. «Qualche anno fa ho salvato un collega», racconta Daniele, «aveva premuto il pulsante d'allarme, mi era arrivato il messaggio via radio, ero sulla stessa strada, qualche centinaio di metri dietro, mi sono avvicinato e il malintenzionato che voleva rapinarlo è fuggito. Ma è stato un caso, mi sono trovato nei paraggi. Tante volte si è troppo lontani per intervenire. Qualche tempo fa un collega ha caricato due persone con una bottiglia di birra, non la volevano gettare. In zona Corvetto gliel'hanno spaccata sulla testa».
Molti di loro invocano i divisori in plexiglass, o le grate di ferro, come a New York, e come c'erano anche in Italia . Furono tolti per la sicurezza dei clienti, che ci andavano a sbattere dopo brusche frenate. «Si possono mettere, basta che siano omologati, ma non risolvono il problema», spiega Gianni Maggiolo di Unica, il sindacato dei tassisti della Filt-Cgil, «in Italia abbiamo auto a quattro posti, il passeggero può sedersi anche davanti, e poi se uno mette il divisorio non può più utilizzare la macchina per uso privato». In più costano parecchio, fino a poco meno di 1.000 euro.
IL SINDACATO: «SERVONO LE TELECAMERE». Quello su cui battono i sindacati sono soprattutto le telecamere: «In tanti, a Milano, le hanno, ma c'è un problema legato all'utilizzo delle immagini. Ovviamente un tassista non ha l'accesso ai video, che vengono caricati su un server e possono essere utilizzati dalla magistratura. Il problema è che molti temono di essere multati per violazione della privacy e non montano le telecamere. Vogliamo chiarezza, siamo anche pronti a pagare di tasca nostra per un server pubblico su cui far confluire le immagini».
E all'estero? «Alcuni Paesi, come gli Usa, montano i divisori, ma lì il tasso di violenza è molto più alto. Il più delle volte non ci sono leggi speciali, solo che il tassista è inquadrato come un lavoratore che svolge un servizio pubblico, e un reato contro di lui è punito come un reato contro un pubblico ufficiale. Dovrebbe essere così anche in Italia, ma nella prassi, tra attenuanti generiche e quant'altro, non ho mai visto una sentenza che citasse espressamente questo tipo di reato».

Articoli Correlati

Potresti esserti perso