TRAGEDIA 15 Maggio Mag 2015 1640 15 maggio 2015

Secondigliano, si barrica in casa e spara: quattro morti

Giulio Murolo, armato di fucile a pompa, ha ferito altre sei persone: poi si è arreso. Foto.

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È di quattro morti e sei feriti il tragico bilancio della polizia su quanto accaduto a Napoli, nel quartiere di Secondigliano, dove un uomo di 48 anni, Giulio Murolo, incensurato, ha sparato alla cognata nel primo pomeriggio di venerdì 15 maggio, prima di barricarsi in casa facendo fuoco all'impazzata dal balcone.
SEI FERITI. La donna, rimasta ferita in un primo momento, è spirata poco dopo. Le altre vittime di Murolo, infermiere del Cardarelli, sono il fratello, un ufficiale della polizia municipale e un fioraio a bordo di uno scooter. I feriti sono due poliziotti, un agente della municipale, un carabiniere (ferito a una mano, in modo leggero) e due passanti, tutti in ospedale.
All'origine della sparatoria, nella quale l'omicida si è servito prima di una pistola e poi di un fucile da caccia, ci sarebbe stato un futile motivo, ossia una lite per un filo steso per il bucato, innestata su vecchi dissapori per questioni d'interesse tra Murolo e il fratello.
DOPO LA RESA L'ARRESTO. Dopo essersi barricato in casa, l'infermiere si è circondato di una serie di bombole a gas e ha minacciato di far saltare in aria l'intero appartamento. A seguito di una trattativa con le forze dell'ordine, tuttavia, ha deciso di arrendersi ed è stato arrestato.
ANNULLATA LA CERIMONIA CON RENZI. A causa della tragedia, la cerimonia d'inaugurazione della stazione metropolitana di Napoli, in programma sabato 16 maggio alla presenza del presidente del Consiglio Matteo Renzi è stata annullata. Il sindaco Luigi de Magistris ha proclamato il lutto cittadino («una tragedia enorme per Napoli e per il Comune»), dal premier e dal ministro Alfano è stata espressa vicinanza alle vittime e ai feriti.
MAI SEGNI DI SQUILIBRIO. Murolo, nessun precedente penale, dipendente del reparto di chirurgia toracica dell'ospedale Cardarelli, viene descritto dai colleghi come uomo introverso, che nei suoi comportamenti non aveva mai manifestato segni di squilibrio. «Non soffre di patologie psichiche», ha confermato il questore di Napoli Guido Marino. Delle sei persone ferite una è in gravi condizioni: si tratta di un agente della polizia municipale che stava fermando il traffico, per difendere i passanti dal fuoco dei proiettili. Murolo lo ha colpito con precisione da cacciatore, alla gola, e l'uomo è ora ricoverato in rianimazione con prognosi riservata.
DISSAPORI DI LUNGA DATA. I rapporti di Murolo, celibe, con il fratello e la cognata - che vivevano nell'appartamento accanto - erano tesi da tempo. I vicini raccontano di dissapori e ruggini antiche.
L'infermiere con la passione per la caccia deteneva in casa diverse armi, con cui ha seminato panico e sangue. Gli spari sono iniziati poco dopo le 15, e i testimoni in un primo momento hanno pensato «che stessero girando una fiction». Poi si accorgono che è tutto vero: i negozianti abbassano le saracinesche, chi vive in zona chiama parenti e amici per avvertirli di non passare per via Miano. Murolo a un certo punto chiama il 113, «sono quello del macello di Miano». L'operatore lo mantiene al telefono, per 40 interminabili minuti, e alla fine lo convince ad arrendersi senza opporre resistenza. L'uomo si consegna ed esce dal palazzo della strage, mentre poliziotti e carabinieri lo proteggono dalla furia di decine di persone radunate in strada. Agli uomini in divisa non dice una parola. Freddo, silenzioso come quando ha preso la mira contro uomini e donne, come in un uno dei suoi amati tiri a segno.

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