John Chalmers 150516195650
SVOLTA 16 Maggio Mag 2015 1957 16 maggio 2015

Chiesa di Scozia, sì ai ministri di culto gay

La Chiesa episcopale dà il via libera a sacerdoti omosessuali dichiarati e uniti civilmente a un partner.

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Il reverendo John Chalmers ha moderato il dibattito del 16 maggio con cui la Chiesa episcopale scozzese ha aperto ai ministri di culto gay.

Non tutte le chiese temono i gay. Se in Vaticano pure il papa ha intrapreso la sua crociata personale contro la fantomatica teoria del gender, la Scozia ha deciso di superare anche l'Inghilterra, e con la sua confessione nazionale ha aperto al 'clero' omosessuale.
A FAVORE IN 309. Sì, sacerdoti e gay è possibile, senza bisogno di doversi nascondere. L'assemblea della Chiesa episcopale ha dato il suo via libera finale il 16 maggio, a Edimburgo, alla possibilità che omosessuali dichiarati, e uniti civilmente con i loro partner, siano accettati come ministri del culto o diaconi.
La decisione, che si differenzia rispetto alle esitazioni in materia della Chiesa anglicana, finora disposta ad accogliere solo ministri omosessuali chiamati a «vivere castamente» le loro unioni, è passata con 309 voti a favore e 182 contrari.
In un comunicato si precisa che in effetti la gerarchia scozzese non modifica la visione tradizionale secondo cui il matrimonio è «fra uomo e donna», ma permette d'ora in avanti a tutte le congregazioni che vorranno farlo d'offrire un pulpito a uomini e donne gay o lesbiche, a patto che abbiano un'unione stabile.
UN DIBATTITO LUNGO ANNI. Si tratta dell'epilogo di un dibattito andato avanti per diversi anni. Un primo spiraglio si era aperto nel 2013 quando erano stati autorizzati singoli casi. Ora si compie un passo ulteriore, dopo che la questione era stata affidata a una commissione di presbiteri incaricati di una disamina teologica preliminare, da cui era giunto un placet con 31 sì e 14 no.
Il reverendo John Chalmers, moderatore del dibattito del 16 maggio, ha comunque invitato tradizionalisti e innovatori ad accettare la decisione come un punto d'incontro e a mettere fine a polemiche e divisioni. «È tempo di smettere di darsi reciprocamente delle etichette, di cancellare l'idea che possiamo definire noi stessi attraverso le nostre divisioni e di definirci invece attraverso ciò che abbiamo in comune, il nostro battesimo in Cristo».
NESSUNA CONGREGAZIONE PUÒ ESSERE FORZATA. Il reverendo David Arnot, coordinatore della struttura di governo degli Episcopali scozzesi, che hanno anche un'influente ma autonoma filiazione negli Usa, ha da parte sua sottolineato che l'apertura rappresenta una possibilità ma che nessuna congregazione «potrà essere costretta» a ordinare o far predicare ministri di orientamento sessuale non tradizionale contro il proprio volere.
Resta inoltre da discutere la questione, pure messa all' ordine del giorno per il prossimo futuro, di una qualche forma di riconoscimento ecclesiastico dei matrimoni gay. Nicola Sturgeon, la leader del partito indipendentista dello Scottish national party, trionfatore al volto del 7 maggio, ha assistito all'Assemblea nella veste di First minister della Scozia: terra che anche nelle radici della sua Chiesa nazionale affonda, secondo alcuni, l'aspirazione a sottrarsi alla potestà di Londra.

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