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GIALLO 21 Maggio Mag 2015 0913 21 maggio 2015

Strage di Tunisi, i dubbi sull'arresto del giovane marocchino

Dallo sbarco al fermo. I lati oscuri della cattura di Abdel Majid Touil. I suoi insegnanti: «In Italia il giorno dell'attacco al Bardo».

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Abdel Majid Touil.

Sono tanti, forse troppi, i lati oscuri attorno alla vicenda di Abdel Majid Touil, il 22enne cittadino marocchino arrestato nel Milanese per il presunto coinvolgimento nella strage al museo del Bardo di Tunisi.
Gli inquirenti hanno confermato di non sapere quale ruolo avrebbe avuto il giovane, il cui fermo è stato diretta conseguenza del mandato di cattura firmato dalle autorità tunisine.
AL MUSEO O A SCUOLA? Diversi, tuttavia, e non solo tra i familiari, sono i testimoni che affermano di averlo visto il giorno in cui si compiva la strage. A cominciare dai professori della scuola d'italiano di Trezzano sul Naviglio, che Majid frequentava regolarmente. «Nei giorni dell'attentato al museo di Tunisi, Touil era presente», è la voce unanime dell' esterrefatto corpo insegnanti. Di diverso avviso le autorità tunisine, secondo cui, il 18 marzo scorso, giorno dell'attentato, Majid avrebbe incontrato i due terroristi poi uccisi dalle forze speciali al museo, Yassine Laabidi e Jabeur Khachnaoui, e con loro si sarebbe diretto verso il Bardo. Assieme ai due terroristi, secondo i media, c'era un tale Othmane.
Ma i misteri, come detto, restano molti.
L'ARRIVO SU UN BARCONE. A cominciare dallo sbarco del giovane marocchino. Nella notte tra il 15 e il 16 febbraio scorso, Majid viene soccorso in mare da una delle navi impegnate nelle operazioni di soccorso nel mar Mediterraneo e trasferito a Porto Empedocle. La domanda che molti si sono posti è la seguente: se fosse stato un terrorista coinvolto in un attentato tanto eclatante, perché avrebbe scelto di lasciare il proprio Paese, dirigersi in Libia e di lì partire alla volta dell'Italia su un barcone?
SCOMPARSO NEL NULLA FINO AD APRILE. Come ricorda il Corriere della Sera, poche ore dopo Majid tenta la fuga assieme ad alcuni connazionali, ma viene ripreso e condotto alla questura di Agrigento. Di lì a poche ore gli viene notificato il decreto di espulsione e di lui si perdono le tracce fino ad aprile, quando, a tre settimane dall'attacco, le autorità tunisine diffondono una lista di una trentina di sospetti per l'attentato del Bardo.
LA SEGNALAZIONE SENZA 'ALLERTA'. Ma la segnalazione avviene attraverso i servizi d'intelligence, senza specificare che i ricercati in questione potrebbero essere coinvolti nella strage di Tunisi. Si chiede semplicemente un controllo, una verifica, che puntualmente mostra l'ingresso nel nostro Paese di Touil. Nulla di più.
DUE VERSIONI SULL'ARRESTO. Anche sul suo arresto ci sono due versioni. Per la prima sarebbe stato fermato durante un controlla casualo a Gaggiano, il luogo dove vive con la madre: la verifica sulle impronte digitali avrebbe permesso di confermare l'assenza del permesso di soggiorno e la segnalazione da parte delle autorità tunisine, che vengono immediatamente avvertite.
Ma c'è anche chi sostiene che siano stati proprio i tunisini a sollecitare l'arresto, inoltrando all'Italia una copia dell'ordine di cattura: motivo per cui Digos e Ros avrebbero eseguito il fermo senza eseguire ulteriori indagini.

Alfano cauto: «Movimenti da chiarire»

Il ministro dell'Interno, Angelino Alfano.

Sull'arresto è intervenuto anche il ministro dell'Interno Angelino Alfano che, riferendo alla Camera, ha voluto mostrare cautela. «Andranno chiarite alcune circostanze non meno rilevanti, come i movimenti di Touil dopo il suo ingresso in Italia, considerando che tra il 17 febbraio e il 19 maggio non sono emerse evidenze circa la sua presenza sul territorio nazionale».
«SUCCESSO DELLE FORZE DELL'ORDINE». «Stiamo parlando di un sospettato di terrorismo e di un successo delle forze dell'ordine», ha aggiunto Alfano nell'informativa. «L'operazione richiede attenta valutazione per dire qualcosa di conclusivo. I fatti vanno ricostruiti stando alle circostanze di tempo e di luogo effettivamente comprovate».
«RISCHI IMPOSSIBILI DA ESCLUDERE». «A settembre» - ha ricordato Alfano - «proprio qui alla Camera avevo detto che sarebbe stato controintuitivo ritenere che il nostro Paese non fosse esposto al rischio terroristico. Avevo spiegato che è elevatissima l'attenzione delle forze di polizia per intercettare anche i più deboli segnali, anche sull'uso strumentale delle carrette del mare per infiltrasi. Su questo tema» - ha osservato - «procuratori della Repubblica hanno espresso opinioni in sintonia con le valutazioni del Viminale e dell'intelligence e cioè che non è emersa alcuna evidenza, ma nessuno può escludere il rischio, per cui l'allerta è altissima». «Su questa strategia» - ha concluso il ministro - «continueremo a muoverci: è una strategia che ci ha portato a fare arresti e non a subire qualcosa di drammatico. Facciamo parte di una comunità occidentale che combatte unita contro il terrorismo e non può quindi dirsi fuori dal rischio. Siamo una grande democrazia esposta ai rischi e il governo ha la serietà per affrontarli al meglio».

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