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LEGAL&LAW 26 Maggio Mag 2015 1157 26 maggio 2015

Foto di minori sul web: pensate prima di postare

Un modo di comunicare il loro ruolo sociale o un rischio per la loro incolumità?  Si tratta di una materia giuridicamente complessa. Resa ancora più attuale dall’approvazione della legge su pedopornografia e cyberbullismo.

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Il tema della tutela dei minori, assai ampio e articolato, tanto da includere oggi una molteplicità di strumenti offerti dalla legge per fronteggiare le sempre più numerose minacce al loro corretto sviluppo psico-fisico e alla loro integrità, riguarda anche l’atteggiamento, talora frettoloso e superficiale, dei genitori o amici che pubblicano le fotografie di figli, conoscenti o estranei di minore età, sulla rete Internet.
Le ragioni che muovono i “grandi” a pubblicare e condividere con frequenza crescente le immagini fotografiche dei “piccoli” appaiono, nella maggiore parte dei casi, giustificate da motivi per certi versi apprezzabili.
UN GESTO DA SOPPESARE. Alla base, infatti, vi è il loro desiderio di fare partecipi gli amici, o un’ampia platea di conoscenti o di semplici follower, circa i progressi nella crescita, piuttosto che i viaggi, le esperienze, lo stile di vita, i vezzi oppure i difetti, delle creature a essi care che si affacciano al mondo e che li inorgogliscono per esserne genitori, parenti o amici.
Questi semplici e naturali gesti di pubblicazione e condivisione di immagini, facili da scattare e ancor più agevoli da “postare”, andrebbero invece debitamente soppesati prima di essere compiuti in quanto essi possono porre in serio pericolo i minori che vi sono ritratti.
Secondo quanto ci è noto dalla stampa, dalle dichiarazioni delle forze dell’ordine e dalla stessa magistratura, i casi in cui l’esposizione al pubblico di fotografie di minori è stata sfruttata a fini illeciti e in molti casi a scopi pedopornografici, attraverso l’editing delle immagini riprodotte dalla Rete, sono tutt’altro che infrequenti.
IL DDL DIVENTA LEGGE. L’occorrenza di pubblicazioni improprie di scatti di minori si amplia poi in maniera esponenziale se dilatiamo l’esame ai comportamenti dei compagni di scuola o di giochi degli stessi minori, al giorno d’oggi muniti tutti di apparati per la ripresa di fotografie e di video, anche a scuola.
La conversione in legge, avvenuta in questi giorni, del disegno di legge S-1261 recante «Disposizioni a tutela dei minori per la prevenzione ed il contrasto del cyberbullismo» mette in evidenza l’importanza di reprimere sul nascere una serie di atti che i “bulli” pongono in essere nei confronti delle loro vittime, che includono l’uso improprio delle fotografie di queste ultime.

Rimuovere le immagini dal web non è semplice

Molti di questi comportamenti riguardano, infatti, minacce, atti di denigrazione, di ingiuria, di sottrazione dell’identità digitale dei ragazzi, ma i “bulli” in molti casi diffondono anche «foto denigratorie o intime senza il consenso della vittima», con i susseguenti gravi pericoli rappresentati soprattutto dalla pedopornografia online, come abbiamo sopra ricordato.
E la difficoltà della rimozione delle immagini pubblicate arbitrariamente e imprudentemente sul web, è tanto evidente quanto problematica, così da avere suggerito al legislatore – nel caso del cyberbullismo – di consentire ai genitori o ai soggetti esercenti la inerente potestà, di chiedere al gestore del sito internet coinvolto l’oscuramento, la rimozione o il blocco dei dati personali del minore vittima del trattamento, con la possibilità di rivolgere tale richiesta al garante della Privacy, ove gli altri soggetti obbligati non vi avessero provveduto nelle 48 ore successive all’istanza di eliminazione.
L'INTERVENTO DEL GARANTE. La stessa materia dell’uso appropriato e misurato delle immagini dei minori fa parte degli obblighi imposti ai giornalisti dalla cosiddetta Carta di Treviso, la quale stabilisce che la rappresentazione dei fatti della vita dei minori debba essere rispettosa della loro privacy, tanto che foto e filmati televisivi devono essere schermati, in modo da impedire la loro individuazione.
In maniera analoga ha provveduto il garante della Privacy attraverso il «Codice di deontologia relativo al trattamento dei dati personali nell’esercizio dell’attività giornalistica» che, all’art. 7, obbliga i giornalisti a considerare come elemento primario nell’informazione del pubblico, la tutela dei minori alla riservatezza, impedendo loro di fornire elementi atti alla individuazione fisica dei medesimi.
IMPORTANTE EDUCARE GLI STUDENTI. Questa linea di tendenza è stata di recente confermata dal provvedimento del 4 dicembre 2014, con cui il garante ha considerato illecita la pubblicazione su un quotidiano di immagini di un minore, estese, come pure sulla pagina Facebook del medesimo giornale, seppure esse si riferissero a un bimbo deceduto a seguito di un grave incidente stradale.
Il tema dei minori che si affacciano, spontaneamente, o per il tramite dei loro precettori, ai social network è di grande momento e merita un costante approfondimento.
Di esso si occupa lo stesso parlamento, avendo esso organizzato, lo scorso 16 novembre, un interessante evento dal titolo «L’uso dei social media nelle scuole»: un primo passo verso una corretta educazione dei minori, della famiglia e della scuola stessa.

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