REPORTAGE 26 Maggio Mag 2015 1700 26 maggio 2015

Salicelle, il rione dove è vietato girare Gomorra

Incesti, droga, camorra. Ad Afragola il sindaco proibisce le riprese per la fiction. Viaggio nella terra del super boss Scotti, catturato in Brasile dopo 31 anni. Foto.

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Qui l’orrore si mangia.
A pranzo e a cena, al posto del pane.
Alle elezioni comunali 2013 fu necessario insediare 10 poliziotti armati in ciascun seggio perché la gente aveva troppa paura.
La camorra, arrabbiata perché non era stata pagata in vista del voto, aveva ordinato di disertare le urne «per protesta».
«Attenti a quel che fate, altrimenti auto bruciate», c’era scritto sui muri all’ingresso del rione Salicelle, 9 mila anime perse da dopo-terremoto alla periferia di Afragola, paesone ex agricolo a Nord di Napoli (foto).
Alla fine, nonostante i poliziotti armati, a votare si recarono pochi “coraggiosi”.
AI BOSS NON SI DICE NO. Perché la paura, tra i vicoli, fa il doppio di novanta.
E perché al boss non si deve dire mai no.
Ma un “no!” - stentoreo, indignato e degno (forse) di più nobile fine - l’ha pronunciato il sindaco di Afragola, Domenico Tuccillo, che il 21 maggio ha fatto sapere a quelli della produzione di Gomorra, la fiction tivù di Sky cui si sta lavorando per la seconda stagione, di “non gradire” che vadano in onda le scene di camorra previste dagli sceneggiatori all’interno del rione.
«RISCATTO SOCIALE VANIFICATO». «Grazie», ha sentenziato il primo cittadino, «ma la brava gente che abita al Salicelle è da tempo vittima di uno stereotipo alimentato dai mass media che vanifica perfino il lavoro di riscatto sociale in cui tanti sono impegnati».
Perciò, niente Gomorra.
Come era successo già a Scampia, dove a opporsi alle telecamere era stato il presidente della Municipalità.
Niente Gomorra. Perché «danneggia il lavoro sociale».
E niente racconto di come si vive in un rione dominato dai boss.

Una zona di guerra dove la polizia è impotente

Il boss Pasquale Scotti, latitante da quasi tre decenni.

Che il silenzio cali.
E non sia “disturbato”, in questo luogo d’Europa dove a 26 anni ci si ritrova già a esser nonne, l’incesto è roba quotidiana («Meglio papà che un altro», si consolano le ragazzine), le mamme truccano le bimbe come Lolite per venderle a cinque euro nei sottoscala, e chi vuole “entrare” deve chiedere il permesso ai guaglioni armati che all’ingresso fanno da “doganieri” e chiedono chi sei, dove vai, non alzare lo sguardo, quanto resti, posa qui la pistola, scusaci per il disturbo, dammi 100 euro, non guardarti mai in giro.
I PRETI FUGGONO VIA. Che cosa è il rione Salicelle? Quali sono le “immagini” che il sindaco non vuole che siano mostrate?
«Caro vescovo, chiedo trasferimento»: perfino i preti, quelli meno convinti, abbandonano e fuggono via.
Dello Stato, poi, meglio non parlarne: il C9 faceva capolinea, ma da tempo l’autista passa, si ferma un attimo e scappa via.
LA CAMORRA BRUCIA TUTTO. Coltelli, lamette, siringhe sporche, sassi contro i finestrini.
Come in zona di guerra. La sede di pretura resta un sogno. I vigili urbani, pure.
Mercato, teatro, pronto soccorso, ufficio postale: beato chi ci crede.
C’era una palestra per il karate. Incendiata.
C’era un servizio trasporto gratuito per i bambini dell’asilo. Soppresso.
IL CAPO È PASQUALE SCOTTI. In zona il boss dei boss è quel Pasquale Scotti catturato il 26 maggio 2015 a Recife, in Brasile, dopo 31 anni di latitanza. Era il numero uno dei ricercati a livello internazionale.
Le polizie di mezzo mondo lo seguivano da più tempo di Matteo Messina Denaro, il capo mafia di Castelvetrano.
C’era chi giurava che don Pasquale fosse morto, chi diceva che si era fatto la plastica facciale, chi invece mormorava che vivesse nascosto e ben protetto. Sono andati a prenderlo in Sud America.
GUERRIGLIA ANTI-SGOMBERI. In questi viali iper-sorvegliati il 29 settembre 2011 divampò una guerriglia urbana che durò fino all’alba.
Sassi, sedie divani, frigoriferi, water: circa 400 fra donne e giovanotti alle finestre lanciarono di tutto contro i poliziotti chiamati per lo sgombero di tre edifici occupati da abusivi.
Lo sgombero venne sospeso (temporaneamente), i feriti medicati, si presentarono le interrogazioni parlamentari e lo sdegno, come si dice, «fu unanime».

Mamme bambine che sfornano figli a raffica

Il sindaco di Afragola, Domenico Tuccillo.

Salicelle, il rione delle mamme bambine.
Si sfornano figli a raffica, da immolare ai voleri del clan.
«Quando servono i soldi per fare la spesa, mamma ci manda nella stanza buia a giocare con i grandi», raccontano le ragazzine alle assistenti sociali sgomente.
E chi sono i grandi? «Gli amici di mamma».
SOLDATINI DELLA DROGA. A scuola vanno solo i piccoli che i collaboratori del boss ritengono non validi “per il lavoro” - quello vero - di soldatini della droga.
In sala riunioni per anni è rimasto affisso al muro un cartello con su scritto. «È vietato sputare in faccia ai professori».
Ciro, 12 anni, in un tema ha scritto: «Io ho tre padri, quattro nonni e 12 fratelli».
Ma ha preso un 4 perché - ha spiegato - «la maestra, che non vive qui, non mi ha creduto».
Ogni domenica, il parroco dal pulpito ripete ai fedeli: «Smettetela di violentare i vostri figli. L’incesto è un peccato assai grave. Andrete all’inferno».
ORDINE CHE SA DI IMBROGLIO. Sì, però al Salicelle non si consuma mai una rapina, uno scippo, un’aggressione.
Regna l’ordine, tra i viali di camorra.
Ma è un ordine che sa di imbroglio, di finzione e convenienza.
Serve a non intralciare gli affari di chi comanda. Racconta un “galoppino”: «Quando è tempo di elezioni, un voto costa 5 euro. Ma negli ultimi giorni si sale fino a 50. È stato calcolato che Salicelle vale circa 3 mila voti. A buon mercato».
Nel 2013 ordinò di disertare le urne perché non era stata pagata: come mai per le imminenti elezioni regionali in Campania la camorra non sta bussando a soldi né protesta?
«Già, come mai?», risponde il galoppino infilandosi lesto in un bar.

«È un’emergenza nazionale, ma nessuno se ne occupa»

Una foto del rione Salicelle.

L’età media delle 2.500 famiglie è di 28-30 anni.
In quasi tutti i nuclei familiari vive un minore che è già genitore.
Racconta un residente: «La camorra ci usa come discarica. Connivenze, silenzi, manovalanza a costo zero. Salicelle è un ufficio di collocamento, ma senza graduatorie né regole. È un’emergenza nazionale, ma nessuno se ne importa».
E una preside, amara: «Il dramma del rione è che qui ai bambini nessuno ha mai raccontato una favola prima di andare a letto. Hanno cancellato l’età dell’innocenza. E la gioia di vivere».
CHI SCAPPA SI SALVA. I giovani che vogliono salvarsi se ne scappano.
In Emilia Romagna, a fare i muratori. O nell’esercito, arruolati per le missioni.
Come Angelo, che dopo Sarajevo è stato spedito in Iraq e si è ammalato «per colpa dei continui bombardamenti»: «Sono state le tempeste di sabbia», ha raccontato, «a diffondere la contaminazione».
Oncologia . Ematologia. Finché un medico gli ha detto: «Guaglio’, tu stai grave».
RAPINE E OMICIDI. Mai, però, come Stefano Ciaramella, 20 anni, ammazzato da quattro suoi coetanei che volevano rapinarlo e dar fastidio alla fidanzata.
Lo colpirono dritto al cuore. Neanche il tempo di lamentarsi. Il ragazzo è diventato un simbolo, ma ne avrebbe fatto volentieri a meno.
Banditismo feroce. E spudorato. Tre anni fa un grappolo di lavoratori “socialmente utili” tenne chiusa col lucchetto per tre giorni la sede del Municipio di Afragola.
Nessuno poteva uscire, nessuno poteva entrare. Dicono che venivano dal rione Salicelle, ma - come sostiene il sindaco che ha vietato Gomorra - «forse non è vero». Anzi, sono le solite malelingue.

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