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STORIA 27 Maggio Mag 2015 1617 27 maggio 2015

Morta suicida Paula Cooper, donna simbolo della lotta alla pena di morte

A 15 anni uccise un'insegnante. Grazie a una mobilitazione venne graziata e scontò 27 anni di carcere. Era la più giovane condannata alla pena capitale degli Stati Uniti.

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Ritornare a vivere dopo una condanna a morte. Decidere di gettare la propria nuova libertà e farla finita.
È la parabola di Paula Cooper, la donna simbolo delle campagne contro la pena di morte negli Stati Uniti che si è uccisa - pare con un colpo di pistola - nel suo appartamento alla periferia di Indianopolis il 26 maggio. Aveva 45 anni.
La sua storia ebbe inizio l'11 luglio 1986, quando, 15enne, assassinò insieme ad alcune amiche la 78enne Ruth Pelke, insegnante di religione, accoltellandola. Un anno dopo veniva condannata alla sedia elettrica. Diventando la più giovane detenuta in attesa del boia in un braccio della morte.
LA MOBILITAZIONE INTERNAZIONALE. Il caso di Paula fece il giro del mondo, sconcertando l'opinione pubblica. La sua storia mise in luce l'atrocità della legge dell'Indiana, che ammetteva la pena di morte per i bambini dai 10 anni in su. Gli appelli per salvarla si moltiplicarono: in Italia, su iniziativa dei radicali nacque il movimento 'Non uccidere'.
Persino papa Giovanni Paolo II chiese la grazia per Paula, mentre, su iniziativa di Ivan Novelli e Paolo Pietrosanti, due milioni di firme vennero portate all'Onu per implorare clemenza: il primo atto, tanti anni fa, di una battaglia internazionale sfociata nel 2007 nel voto dell'Assemblea Generale sulla moratoria delle esecuzioni.
LIBERA DOPO 27 ANNI DI CARCERE. Nel 1988 la Corte Suprema americana stabilì che era vietato infliggere una condanna alla pena capitale per un reato commesso sotto i 16 anni, definendo incostituzionale la pena di morte per quella fascia d'età. Così la Corte dell'Indiana commutò la pena di Paula prima all'ergastolo, poi in una condanna a 60 anni di carcere. Dopo 27 anni venne invece scarcerata, il 17 giugno 2013, all'età di 43 anni.
In alcune interviste, la donna ha raccontato che è stato il pensiero della madre ad averla sostenuta in quei quasi tre lunghi decenni. In prigione ha studiato e si è diplomata come infermiera. Ma alla libertà che dopo tante battaglie aveva ottenuto ha scelto di rinunciare la mattina del 26 maggio.
NEGLI STATI UNITI 35 ESECUZIONI NELL'ULTIMO ANNO. Dal 1973 al 2013 sono state ordinate dai tribunali statunitensi 8.466 condanne a morte. Di queste, il 16% sono state effettuate: sono stati uccisi 1.359 detenuti. Anche escludendo i condannati che nel 2013 si trovavano nel braccio della morte, solo il 24 per cento dei condannati ha avuto eseguita la condanna. I condannati a morte hanno tre volte più possibilità di vedere la loro condanna rovesciata in appello e di subire una minore pena, rispetto alla possibilità di essere uccisi. Secondo i dati di Amnesty International, nel 2014 negli Stati Uniti sono state consumate 35 esecuzioni (33 uomini e due donne), tutte con iniezione letale.

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