INTEGRAZIONE 28 Maggio Mag 2015 1705 28 maggio 2015

Rom, la situazione dei campi a Roma: 8 mila nomadi

Centri di raccolta, villaggi, abusivi: nella Capitale l'emergenza è di spazi e igiene. Salvini vuole abbatterli. L'Associazione 21 Luglio: «Manca l'alternativa». Foto.

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I rom sono di nuovo sotto accusa nella Capitale.
La tragedia di mercoledì 27 maggio, quando in serata un’auto guidata presumibilmente da rom - è stata fermata una 17enne per concorso in omicidio volontario - non si è fermata all'alt della polizia e ha travolto alcuni passanti, uccidendo una donna e ferendo otto persone, ha rialzato la tensione a Roma.
VIGILANZA NEI CAMPI. Qui già l’intolleranza è diffusa e la convivenza difficile (foto).
Tanto che dopo le minacce e gli sfoghi di stampo razzista comparsi sui social network è stata rafforzata la vigilanza delle forze dell'ordine nei campi nomadi.
Ma la situazione nella Capitale è davvero così insostenibile?

Circa 8 mila nomadi a Roma in disagio abitativo

Un messaggio per il sindaco di Roma, Ignazio Marino, lasciato sul luogo della tragedia del 27 maggio.

A Roma, come riportato nel rapporto annuale redatto dall’associazione 21 Luglio che si occupa dei diritti umani di rom e sinti in Italia, risiede un quinto dei rom in disagio abitativo del nostro Paese.
Circa 8 mila persone che sopravvivono in quattro differenti tipologie abitative: due formali - i villaggi della solidarietà e i centri di raccolta rom -, una semi-formale - ovvero i campi non attrezzati - e una informale - i cosiddetti campi abusivi.
NEL 2009 STANZIATI 32,5 MILIONI. Per l’attuazione del Piano Nomadi nel 2009, quando era sindaco Gianni Alemanno e presidente del Consiglio Silvio Berlusconi sono stati stanziati nel Lazio 32,5 milioni di euro, di cui 19,5 provenienti dal ministero dell’Interno.
Tra il 2009 e il 2011 sono state stimate spese ordinarie per 60 milioni di euro destinate alla gestione dei “campi”, ai progetti di scolarizzazione, alle operazioni di sgombero e alla raccolta dei rifiuti, con una spesa complessiva finale nel triennio di quasi 100 milioni di euro.
SPESI 33 MILA EURO PER FAMIGLIA. Solo nel 2014 i centri di raccolta rom della Capitale sono costati ai romani 8 milioni di euro, il 30% in più rispetto all’anno precedente, con una spesa annua del Campidoglio di circa 33 mila euro per ogni famiglia nomade ospitata e risultati quasi nulli.
Oltre il 90% delle risorse che il Comune investe ogni anno in queste strutture serve per coprire i costi di gestione e amministrazione, e alle politiche sociali va quel poco che resta.
E MAFIA CAPITALE CI SGUAZZA. Una suddivisione che ha fatto gli interessi di Mafia Capitale.
In un’intercettazione Salvatore Buzzi, presidente del Consorzio di cooperative Eriches, raccontava: «Noi quest’anno abbiamo chiuso con 40 milioni di fatturato, ma tutti i soldi, gli utili li abbiamo fatti sugli zingari, sull’emergenza alloggi e sugli immigrati».

Centri di raccolta: sono tre e ospitano mille persone

Una foto del Best House Rom tratta da Twitter.

I centri di raccolta sono tre: quello di via Salaria, quello di via Amarilli e il Best House Rom, che ospitano secondo il report dell’Associazione 21 Luglio circa mille persone, di cui la metà minori.
CONDIZIONI DRAMMATICHE. Nei centri si vive in condizioni spesso drammatiche, in zone segregate e prive dei requisiti minimi stabiliti dalla normativa regionale caratterizzate da spazi angusti, mancanza di privacy e condizioni igienico-sanitarie precarie.
In particolare, il Best House è stato inaugurato nel luglio 2012 per accogliere inizialmente le persone sgomberate nei giorni precedenti dal “campo tollerato” di via del Baiardo.
AMPLIAMENTI NEL 2012. Tra il 2012 e il 2013 il centro è stato ampliato per consentire l’accoglienza delle famiglie rom sgomberate dagli insediamenti informali.
Il fabbricato è un capannone industriale, con copertura a doppia falda, di ampiezza di circa 1.800 metri quadrati.
Nel 2014 risultavano essere presenti 320 persone, tra cui 150 minori, suddivisi in 64 nuclei familiari originari di Bosnia e Romania.
FAMIGLIE IN STANZE DI 12 MQ. Ogni famiglia è accolta in una stanza di circa 12 metri quadrati priva di sufficiente aerazione e luce naturale.
Il risultato è che «qui mancano i diritti umani, non ho mai visto niente del genere. Qui le persone sono terrorizzate dal parlare con l’esterno. Sono in una condizione di ricatto morale e sociale. Daremo voce di questo disastro. Non è possibile che nel 2014 ci sia una situazione del genere», ha detto la senatrice Manuela Serra del Movimento 5 stelle.
Nel centro di via San Cipriello e in quello di via Toraldo, come in via di Torre Morena e nell’ex Fiera di Roma sono ospitati circa 300 rom, dopo lo sgombero di alcuni insediamenti.

Villaggi della solidarietà: inadeguati e abbandonati

A Roma l’intolleranza verso i rom è diffusa e la convivenza difficile.

I villaggi della solidarietà presenti a Roma nel 2014 sono stati, in ordine cronologico di nascita, Lombroso (anno 2000), Candoni (anno 2000), Gordiani (anno 2002), Camping River (anno 2005), Castel Romano (anno 2005), Salone (anno 2006), La Barbuta (anno 2012).
IGIENE INESISTENTE. Tutti gli insediamenti sono da un anno in stato generale di abbandono, dalla mancanza di interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria, da un drammatico aggravarsi delle condizioni igienico-sanitarie, da spazi sempre più inadeguati e asfittici, da unità abitative in stato di grave deterioramento e ben al di sotto dei requisiti minimi previsti dagli standard internazionali in materia di alloggio adeguato.
LONTANI DAI SERVIZI. Progettati all’insegna della presunta integrazione, distano mediamente più di 2 chilometri dalla prima fermata di autobus, oltre 3 chilometri dalle poste e dal mercato più vicino.
Qui vivono circa 4.300 rom – tra cui 2.095 minori – suddivisi in 765 nuclei familiari.
«Ciò che ci preoccupa è l’evidente abbandono da parte delle istituzioni per garantire standard di sicurezza e rilanciare un piano di integrazione ed emancipazione della comunità etnica più discriminata nella nostra società», ha detto ad agosto 2014 la Croce Rossa Italiana.
BIMBI IN COPERTE SPORCHE. Il 19 maggio 2015 un neonato di due mesi e un bambino di tre anni circa sono stati trovati dalla polizia municipale avvolti in coperte sporche di polvere ed escrementi, in un container del campo nomadi di via di Salone, alla periferia di Roma, teatro nei giorni precedenti di aggressioni ai danni di un vigile urbano e di un pompiere.
A dicembre 2014 l’insediamento di Castel Romano è spuntato tra le carte dell’inchiesta “Mondo di Mezzo”.
Sul “libro nero” della commercialista di Salvatore Buzzi si trova spartizione dei proventi derivanti dalla realizzazione del progetto.
E LA CRICCA CI GUADAGNA. Secondo gli investigatori «si evidenzia che la moltiplicazione 300x9, 85x365 sta a indicare il numero di persone indicate come ospitate presso il campo moltiplicate per il costo procapite giornaliero e poi per i 365 giorni».
Il conteggio fittizio è emerso dalle intercettazioni: «Il numero delle persone realmente presenti, a detta degli indagati, era stato aumentato perché risultasse maggiormente favorevole ai guadagni del sodalizio».

Campi non attrezzati e insediamenti informali: alti tassi di criminalità

Il campo rom di via del Foro Italico, a Roma, in una foto tratta da Twitter.

A Roma circa 2.500 rom e sinti in emergenza abitativa vivono all’interno di insediamenti denominati dalle autorità locali «campi non attrezzati» e di insediamenti informali.
I primi sono insediamenti storici, abitati da decenni, e nei quali, in alcuni casi, il Comune di Roma eroga un servizio di accompagnamento scolastico.
I secondi sono invece micro insediamenti abitati prevalentemente da rom rumeni.
NEL 2014 ERANO CIRCA 200. Nel 2014 è stata rilevata la presenza di circa 200 insediamenti informali.
Come quello di via del Foro Italico, lungo la Tangenziale Est di Roma, costituito da roulotte e abitazioni autocostruite in legno che ospitano circa 125 persone.
O quello di via della Monachina, al di fuori del Grande raccordo anulare, lungo la via Aurelia dove le baracche ospitano un centinaio di italiani, montenegrini e rumeni.
BARACCHE CON 500 PERSONE. O ancora i due insediamenti di via Salviati, presenti dagli Anni 90 nella periferia Est, dove da quasi 30 anni vivono in baracche fatiscenti circa 500 persone.
La convivenza è difficile, il tasso di criminalità è alto.
AGGRESSIONI E SCIPPI. Il 17 maggio un vigile è stato colpito con un pugno al volto mentre effettuava un controllo di routine a via di Salone.
Il 23 maggio una banda di nomadi è stata messa in fuga, a Termini, dai pendolari del treno per Civitavecchia, dove i malviventi hanno tentato di salire sul convoglio e accerchiare i turisti, soprattutto quelli con le valigie, nel tentativo di derubarli.
Una tecnica messa in atto quotidianamente anche sui bus del centro e sulla linea A della metropolitana, frequentatissima dagli stranieri.

L'Associazione 21 Luglio: «Eliminare i campi? Mancano piani alternativi»

Il campo rom in via Aurelia, a Roma, in una foto tratta da Twitter.

La tragedia di Boccea ha esasperato gli animi di una città che solo pochi giorni fa aveva organizzato un corteo a Ponte di Nona per dire no a rom e immigrazione incontrollata.
Carlo Stasolla, presidente dell’Associazione 21 Luglio, spiega a Lettera43.it: «Abbiamo a che fare con un film già visto. Ricordiamo cosa accaduto a Ponticelli, Napoli, nel 2008 (ci fu un’aggressione popolare contro i rom scatenata dalla falsa accusa che una donna avesse tentato di rubare un bambino, ndr) o a Continassa, Torino, nel 2011 (spedizione contro i rom per uno stupro inventato, ndr), la dinamica è la stessa: si parte in un clima dove già si è seminato odio, violenza, si prende un fatto scatenante che viene da un crimine individuale e lo si lascia ricadere su un’intera comunità».
«SI CADE NEL RAZZISMO». Insomma «c’è una grande isteria mediatica che viene da un'etnicizzazione del reato, e si cade nel razzismo», è l'accusa.
I fatti di Boccea sono gravissimi e «il crimine individuale è condannabile senza se e senza ma».
Però dietro la condanna c’è una riflessione da fare: «È grave cavalcare politicamente questo episodio per creare un clima di odio contro le comunità rom e sinti il cui unico reato è avere lo stesso Dna del delinquente. È già successo in passato, poi ci scappano i morti ed esce il peggio dalle persone. In questo la stampa ha grosse responsabilità nel fare certi articoli e certi titoli».
«FOSSE STATO UN NAPOLETANO?». Quindi la provocazione: «Se alla guida ci fosse stato un napoletano o un ebreo, avremmo messo in discussione la permanenza di quelle comunità a Roma?».
Resta la difficile convivenza nella capitale, con il problema mai risolto dei campi che il leader della Lega Nord Matteo Salvini propone di radere al suolo.
«Lui fa il suo lavoro di soffiare sul fuoco cercando di raccattare voti per domenica», attacca Stasolla, «le sue sono frasi irresponsabili che neanche sono da commentare».
«DEVE INTERVENIRE LO STATO». Per calmare gli animi, aggiunge: «Ci vuole un intervento nazionale e locale molto forte che rassicuri cittadini. Servono parole istituzionali che non si sentono e questo è grave, perché devono essere le istituzioni con le parole e con i fatti a evitare isterismi e conseguenze. Detto ciò, piani sociali per il superamento dei campi rom non ci sono, a dispetto delle promesse: se ne parla tanto, ma ancora oggi sono luoghi dove non ci sono né legalità né diritti e si spendono fiumi di denaro pubblico».

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