GIUSTIZIA 5 Giugno Giu 2015 1149 05 giugno 2015

Mafia Capitale, indagato il sottosegretario all'Agricoltura Castiglione

Il suo nome figura tra i sei coinvolti nell'inchiesta catanese sul Cara di Mineo.

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Lo scandalo Mafia Capitale ora lambisce anche il governo. C'è, infatti, il sottosegretario all'Agricoltura Giuseppe Castiglione (Nuovo centrodestra) tra i sei indagati per turbativa d'asta nell'inchiesta della procura di Catania sull'appalto per la gestione del Cara di Mineo.
La notizia anticipata dal quotidiano La Sicilia di Catania ha trovato riscontro nel decreto di perquisizione eseguito il 4 giugno dai carabinieri del capoluogo etneo negli uffici comunali di Mineo, compresa l'acquisizione di tutti gli apparecchi informatici e i supporti digitali negli uffici in uso diretto e indiretto del sindaco.
SEI INDAGATI. Nel decreto di sette pagine, che vale anche come informazione di garanzia, ci sono i nomi dei sei indagati: Giuseppe Castiglione, che è anche deputato nazionale e coordinatore del Ncd in Sicilia, «nella qualità di soggetto attuatore per la gestione del Cara di Mineo»; Giovanni Ferrera, «nella qualità di direttore generale del consorzio tra Comuni, Calatino terra di accoglienza»; Paolo Ragusa, «nella qualità di presidente della cooperativa Sol. Calatino»; Luca Odevaine «nella qualità di consulente del presidente del consorzio dei Comuni», e i sindaci di Mineo e Vizzini, Anna Aloisi e Marco Aurelio Sinatra.
GARE D'APPALTO NEL MIRINO. Nel decreto la procura ipotizza che gli indagati «turbassero le gare di appalto per l'affidamento della gestione del Cara di Mineo del 2011, prorogassero reiteratamente l'affidamento e prevedessero gara idonee a condizionare la scelta del contraente con riferimento alla gara di appalto 2014».
LA DIFESA: «ORA BASTA FARE LUCE». «Ora basta, apprendo ancora una volta a mezzo stampa per la seconda volta in sei mesi di un mio presunto coinvolgimento, come possibile indagato, nella vicenda del Cara di Mineo», si è difeso Castiglione, ribadendo «con fermezza di non aver avuto notificato alcun avviso di garanzia» e chiedendo alle procure di Catania e Caltagirone di «fare luce nel più breve tempo possibile sulla mia posizione visto il ruolo istituzionale che ricopro». «Ribadisco la mia assoluta serenità nella vicenda» - ha aggiunto Castiglione - «e sono immediatamente a disposizione della magistratura per qualunque circostanza che possa essere utile all'indagine per evitare il continuo stillicidio a mezzo stampa. A questo punto auspico che si possa fare subito luce sulla mia posizione visto il ruolo istituzionale che ricopro».

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