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INCHIESTA 8 Giugno Giu 2015 1849 08 giugno 2015

Mafia Capitale, Buzzi ai giudici: «Carminati brava persona»

Buzzi lo assolve davanti giudici. Poi minimizza: «Corruzione? Solo per il 3%».

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Salvatore Buzzi, braccio destro di Massimo Carminati.

Massimo Carminati «è una brava persona, con me si è comportato sempre bene»: firmato Salvatore Bussi. Il ras delle cooperative romane, arrestato nell'ambito di Mafia Capitale, è stato sentito in un'udienza davanti la sezione Misure di Prevenzione del tribunale di Roma.
Collegato in videoconferenza dal carcere di Nuoro dove è detenuto, ha aggiunto che non conosceva il passato di Carminati (leggi il profilo completo), ma «con me si è comportato bene perchè avevo procurato lavoro alla cooperativa, avevo fatto ottenere una fornitura di pasta a costi vantaggiosi».
Per la portata dell'affermazione forse un ripassino giova sui trascorsi di coilui che i magistrati considerano l'uomo chiave dell'inchiesta della procura di Roma sulla rete di corruzione manovrata da una organizzazione criminale capace di infiltrasi e minacciare imprenditori e politici
DALL'OMICIDIO PCORELLI AL CALCIOSCOMMESSE: LE OMBRE SU CARMINATI. Il quarto re di Roma. Il 'nero' di Romanzo Criminale. Il 'guercio' per via dell'occhio perso in seguito a una sparatoria con la Digos. L'ex Nar è stato amico e compagno di scuola di Giusva Fioravanti: accusato di avere legami con la Banda della Magliana è l'uomo che per oltre 30 anni è entrato e uscito dalle storie più torbide del nostro Paese.
È stato accusato ma poi prosciolto dall'imputazione di essere uno dei sicari di Mino Pecorelli; indagato per essere l'ideatore del furto al caveau della Banca di Roma interno al Palazzo di Giustizia di Piazzale Clodio nel 1999 in cui, fra l'altro, venne rubata documentazione per ricattare i magistrati, e coinvolto nel 2012 nell'inchiesta sul calcioscomesse.
Insomma da quasi 40 anni le mani di Massimo Carminati sono sulla città di Roma. Ma dalla metà degli Anni 70 è riuscito quasi sempre a farla franca nei processi, nonostante molti pentiti lo abbiano accusato di tanti omicidi e anche di avere avuto un ruolo con i servizi segreti nel presunto depistaggio delle indagini per la strage di Bologna.


BUZZI: «CORRUZIONE? RIGURDA IL 3% DEL FATTURATO». Nell'ambito dell'inchiesta per Mafia Capitale ora al vaglio dei giudici c'è la richiesta della procura di Roma di disporre le misure di sorveglianza speciale e obbligo di soggiorno per tre anni e la confisca dei beni sequestrati per Buzzi, Carminati e altri nove indagati.
Nell'udienza Buzzi ha poi minimizzato i contorni dell'inchiesta che ha svelato una rete di corruzione manovrata da una organizzazione criminale capace di infiltrasi e minacciare imprenditori e politici.
«Ammettendo che ci sia stata corruzione, questa riguarda solo il 3 per cento del fatturato della cooperativa. Quindi poca cosa». Così Salvatore Buzzi oggi durante l'udienza tenutasi davanti ai giudici della sezione misure di prevenzione del tribunale di Roma.
«La cooperativa», ha aggiunto Buzzi, «ha 16 milioni di euro di liquidità ed aveva un giro d'affari di sei milioni l’anno. Quindi il 3% del fatturato è un’inezia».
Il difensore di Buzzi, Alessandro Diddi, ha sottolineato che quanto riferito dal proprio assistito non costituisce «un'ammissione, ma semplicemente un ragionamento per ipotesi». «Se le corruzioni fossero fondate», ha detto, «queste inciderebbero in una percentuale minima sul fatturato e, conseguentemente anche sullo stipendio di Buzzi», circa 200 mila euro l'anno.
Buzzi, inoltre, ha detto di «opporsi alla confisca della propria abitazione, costata 910 mila euro». Buzzi contesta il convincimento della procura che l’immobile sia stato acquistato con denaro di provenienza illecita.

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