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INCHIESTA 10 Giugno Giu 2015 0849 10 giugno 2015

Buzzi: «Ho finanziato anche Renzi»

L'uomo delle coop: «Ho dato soldi a tutti legamente, compreso il premier».

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Salvatore Buzzi, braccio destro di Massimo Carminati.

Salvatore Buzzi si scopre renziano.
In una lettera dal carcere alle sue collaboratrici Annamaria Bufacchi e Adriana Sposato del dicembre 2014 e nel corso dell'interrogatorio svolto davanti ai pm il 31 marzo 2015, l'uomo delle coop ha rivelato: «Noi non abbiamo mai finanziato illegalmente la politica, ma tutto legalmente: Rutelli, Veltroni, Alemanno, Marino, Zingaretti, Badaloni, Marrazzo, tutti praticamente, anche Renzi: tutti contributi dichiarati in bilancio».
SOLDI PER LE CENE. «Sostenevamo attraverso contributi diretti alcuni candidati, e altri invece li abbiamo sostenuti, come si dice, attraverso la campagna elettorale diretta», ha raccontato Buzzi. «Ti chiamavano per le famose cene, come posso dire, 'c'è una cena con Alemanno, 1.000 euro a persona', tu prendevi un tavolo e ovviamente erano 10 mila euro. Ma noi ne abbiamo fatte, noi l'abbiamo fatta pure con Renzi la cena eh? Quindi le abbiamo fatte con tutti le cene, con Zingaretti, la nostra è una grande cooperativa. A me se non mi chiamavano ero più contento eh? Se non mi chiamavano era meglio per noi, risparmiavamo».
LA COOPERATIVA FINANZIA IL PD DI ROMA. Alla cena di finanziamento del Pd all'Eur, si ricorda in ambienti dem facendo riferimento ad una nota diffusa lo scorso dicembre dal partito, erano presenti lo stesso Buzzi e Carlo Maria Guarany, coinvolti nell'inchiesta Mafia Capitale. Lo confermarono fonti del Nazareno che, dopo aver effettuato verifiche, aggiunsero che per la Cooperativa 29 giugno c'erano anche Claudio Bolla e altre due persone, che non hanno rilasciato la liberatoria per divulgare i loro nomi ma che, «allo stato, paiono estranei all'inchiesta». La cooperativa, affermarono dal Pd, non è però in alcun modo tra i contribuenti del Pd nazionale, ma tra quelli del Pd Roma.
«SIAMO TUTTI RENZIANI». Come si legge su Repubblica, il 30 gennaio 2014 le cimici del Ros hanno ascoltato Buzzi mentre dava indicazioni a uno dei suoi: «A me me piace Matteo Renzi, che cazzo vuoi, eh? Tu devi di', alla Renzi, 'Siamo diventati tutti renziani'. Ce devi dì 'che cazzo vuoi'. In due minuti. Tu devi di': 'Che cazzo vuoi? Chi te dovemo assume? Che me dai in cambio?'».
FAVORI AI POLITICI. Questo sistema di favori, a quanto raccontano al telefono lo stesso Buzzi e il suo uomo nella cupola dei migranti Luca Odevaine, funziona. Con Luigi Nieri, vicesindaco della giunta Marino, con il segretario regionale del Lazio e deputato del Pd, Fabio Melilli, con l'ex sindaco e parlamentare Francesco Rutelli. Tutti e tre - si legge nelle informative del Ros - cercarono di fare assumere una figlia, un figlio, un familiare.
Buzzi ha fatto anche il nome di Marco Vincenzo, capogruppo del Pd alla Regione Lazio (non indagato) che si è dimesso dicendosi «assolutamente estraneo ai fatti».
DA BERSANI A RENZI. La conversione al 'renzismo', ha spiegato Buzzi ai pm nell'interrogatorio del marzo scorso, ha a che fare con l'urgenza di agganciare una nuova classe dirigente che comincia a contare: «Nel 2013, noi stavamo con Bersani. I nostri concorrenti con Renzi». Poi il cambio ai vertici del Pd ha spostato i giochi di potere.
«TUTTI FINANZIATI LEGALMENTE». Lo stesso Buzzi, però, dal carcere ha scritto una lettera di protesta contro i pm: «Il vero scopo di questa inchiesta è costringermi a cedere raccontando la corruzione a Roma nell’ultimo decennio, ma non posso inventarmi le cose che non so. Noi non abbiamo mai finanziato illegalmente la politica, ma tutto legalmente: Rutelli, Veltroni, Alemanno, Marino, Zingaretti, Badaloni, Marrazzo, tutti praticamente, anche Renzi: tutti contributi dichiarati in bilancio».

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