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INCHIESTA 10 Giugno Giu 2015 1947 10 giugno 2015

Crac Divina Provvidenza, gli intrighi di potere

Trame, bancarotta e debiti con lo Stato. Perché è stato chiesto l'arresto di Antonio Azzollini. Che alle suore disse: «Vi piscio in bocca».

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Ancelle della Divina provvidenza.

Dietro un crac da 500 milioni di euro, trame politiche e poteri forti che avrebbero messo le mani sull'€™Ente religioso denominato Congregazione Ancelle della Divina Provvidenza opera Don Uva onlus, con sedi a Bisceglie, Foggia e Potenza.
IN TUTTO 10 ARRESTI. Questo sarebbe accaduto secondo la procura di Trani che ha eseguito 10 arresti, tre in carcere e sette ai domiciliari, nei confronti di persone accusate a vario titolo di associazione per delinquere finalizzata alla bancarotta fraudolenta e altri reati.
Il parlamentare coinvolto è Antonio Azzollini, senatore del Nuovo centrodestra, il partito di Angelino Alfano.
È presidente della Commissione Bilancio di Palazzo Madama e per lui sono stati chiesti i domiciliari.
«VI PISCIO IN BOCCA». Azzollini, secondo l'accusa, fece irruzione nella sede biscegliese della Cdp, imponendo da quel momento in poi alle suore la sua presenza quale capo dell’Ente, in cambio della sua attivazione in commissione Bilancio per la proroga della sospensione degli oneri fiscali e previdenziali.
Nell’ordinanza ci sono delle dichiarazioni di persone interne che descrivono quell’episodio.
Il senatore avrebbe detto alle suore: «Da oggi in poi comando io, se no vi piscio in bocca».
GOVERNO IN BILICO. Gli atti, già notificati anche all'€™interessato, devono essere trasmessi alla Giunta per le Immunità presieduta da Dario Stefano.
Ancora presto per stabilire se all'orizzonte ci sono ripercussioni sul governo Renzi, alle prese con gli scivoloni su scuola e omicidio stradale, nonché reduce da un'™altra batosta: il caso del sottosegretario all'Agricoltura Giuseppe Castiglione, anche lui esponente Ncd, tra i sei indagati per turbativa d'asta nell'€™inchiesta della procura di Catania sull'€™appalto per la gestione del Centro assistenza rifugiati e richiedenti asilo di Mineo.
LUI: «MI DIFENDERÒ». Secco no comment, intanto, da parte del parlamentare Azzollini: «Mi difenderò dinanzi al giudice e nelle aule parlamentari. Al momento non ho ancora letto gli atti che mi riguardano»€.
Il suo legale Felice Petruzzella dice a Lettera43.it: «Il mio assistito si dichiara estraneo ai fatti contestati. Siamo fiduciosi nel lavoro della magistratura».
Nessun commento, invece, su quanto deve ora stabilire la Giunta per le Immunità.

Patata bollente al Senato: l'ultima volta respinse la richiesta

Antonio Azzollini del Nuovo centrodestra.

Si tratta dell'€™ennesima tegola per il parlamentare alfaniano, già coinvolto in un'€™inchiesta sul porto di Molfetta.
Occhi puntati sul Senato, che in quel caso negò la richiesta di utilizzo delle intercettazioni anche con i voti del Partito democratico.
FAUTORE DEL PROGETTO. Azzollini, ex sindaco di Molfetta, fu anche il primo fautore del progetto da 70 mila euro per i lavori al nuovo porto.
Altro affare, ™altra inchiesta: con 62 indagati iscritti nel registro del pm e due arresti.
E l'accusa per Azzollini di truffa ai danni dello Stato, falso ideologico, falso in atto pubblico, abuso d'ufficio, violazione delle normative ambientali, violazione della normativa sul lavoro, violenza e minaccia a pubblico ufficiale.
SUORE AI DOMICILIARI. Ai domiciliari per l'€™inchiesta sull'€™Ente religioso anche due suore, massime responsabili della Congregazione delle Ancelle.
Si tratta di suor Marcella Cesa e suor Assunta Puzzello.
Gli altri arrestati sono un ex direttore generale, amministratori di fatto, consulenti e dipendenti dell'Ente.
In tutto 25 indagati che compaiono nell'€™ordinanza di custodia cautelare del gip del tribunale di Trani Rossella Volpe, fra i quali professionisti, ex amministratori della Congregazione e politici locali, tutti coinvolti in vari episodi di dissipazione e distrazione di risorse dell'€™Ente.
SCOPO: CURARE CHI SOFFRE. Ȁ™ partita tre anni fa, all'€™indomani della richiesta di fallimento inoltrata proprio dalla procura, l'indagine sull'€™Ente ecclesiastico fondato da don Pasquale Uva nel 1922, che aveva come scopo quello di curare e assistere le persone con facoltà intellettive compromesse, in forza di una convenzione con il Servizio sanitario delle Regioni Puglia e Basilicata e di un accreditamento ad altre attività ospedaliere.

Il sistema secondo la Procura: nobili principi dimenticati

La sede della Congregazione Ancelle della Divina provvidenza di Bisceglie.

Con il passare degli anni, qualcosa sarebbe cambiato.
«I nobili principi ispiratori della venerabile missione avviata dal padre fondatore», ha sottolineato la procura, «ormai non sono altro che un lontano ricordo».
PREDA DEL POTERE. Negli ultimi decenni si è assistito a un lento e incessante processo di secolarizzazione della Congregazione, divenuta facile e ghiotta preda di poteri forti e di trame politiche.
Le stesse Ancelle (o per lo meno, alcune di esse) sembrano aver completamente rinnegato i canoni fondativi della loro missione, rendendosi complici, quando non addirittura protagoniste di primo piano, dei gravi misfatti compiuti all'interno dell'€™Ente€.
SEQUESTRATI 32 MILIONI. Nell'€™ambito dell'inchiesta sul crac, i finanzieri hanno sequestrato circa 32 milioni di euro e un immobile destinato a clinica privata a Guidonia (Roma) e appartenente all'Ente ecclesiastico '€œCasa di procura Suore Ancelle della Divina provvidenza'€.
Secondo gli inquirenti quel denaro e l'€™immobile sarebbero stati fittiziamente intestati ad altri enti ecclesiastici paralleli, gestiti dalle suore della Congregazione, nel tentativo di sottrarsi ai creditori e, quindi, anche allo Stato.
DEBITI CON LO STATO. Dei 500 milioni di euro a cui ammonta il crac delle Case di cura, oltre 350 milioni sono rappresentati da debiti nei confronti dello Stato.
Ma sono numerosi i sequestri eseguiti negli ultimi anni, compresi quelli del conto corrente di 561 mila euro della causa di canonizzazione di don Pasquale Uva.
COMMISSARIO DAL 2014. L'Ente è in amministrazione straordinaria dal dicembre 2013 e a ottobre 2014 il Vaticano era intervenuto commissariandolo e sostituendo suor Marcella Cesa, che era alla guida della Congregazione, con monsignor Luigi Martella, vescovo di Molfetta.
IOR COLLABORATIVO. Nell'€™indagine che ha portato agli arresti, la procura di Trani ha riconosciuto «la preziosa collaborazione fornita dallo Ior, nell'€™ambito delle rogatorie internazionali richieste»€.
Tanto che la procura ha sottolineato come sia stata «€œtra le prime autorità giudiziarie ad aver beneficiato del nuovo corso di trasparenza e collaborazione della Banca vaticana voluto dal Santo Padre»€.

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