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INDAGINE 10 Giugno Giu 2015 1327 10 giugno 2015

Ncd, chiesto l'arresto del senatore Antonio Azzollini

Coinvolto nel crac della casa di cura Divina Provvidenza.

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Antonio Azzolini.

C'è anche il senatore del Nuovo centrodestra Antonio Azzollini tra i destinatari del provvedimento di arresto della procura di Trani per il crac della casa di cura Divina Provvidenza (leggi il sistema ricostruito dalla procura). La richiesta di arresto è già stata notificata in parlamento.
Militari della guardia di finanza di Bari hanno eseguito nel complesso 10 arresti, tre in carcere e sette ai domiciliari, nei confronti di persone accusate a vario titolo di associazione per delinquere finalizzata alla bancarotta fraudolenta e altri reati.
CRAC DA 500 MILIONI. Le indagini riguardano un crac da 500 milioni di euro circa subito dalla Congregazione Ancelle Divina Provvidenza, con sedi a Bisceglie (Bat), Foggia e Potenza, oggi in amministrazione straordinaria ai sensi della legge Prodi bis.
ARRESTATE ANCHE DUE SUORE. Tra le persone arrestate ci sono anche due suore «massime responsabili della Congregazione delle Ancelle», che si trovano ai domiciliari. Gli altri arrestati sono un ex direttore generale, amministratori di fatto, consulenti e dipendenti dell'Ente. Gli indagati sono in tutto 25 e tra loro compaiono professionisti, ex amministratori della Cdp e politici locali, tutti coinvolti in vari episodi di dissipazione e distrazione di risorse dell'Ente.
«DA OGGI IN POI COMANDO IO». «Da oggi in poi comando io, se no...». Lo avrebbe detto Azzollini alle suore della Divina Provvidenza facendo irruzione nella Casa. La frase, riferita da presenti, è nell'ordinanza di arresto del presidente della commissione Bilancio del Senato. Episodio «intimidatorio», secondo il gip, che «inaugura la stagione del potere azzolliniano».
SEQUESTRATI 32 MILIONI E UN IMMOBILE. Nell'ambito dell'inchiesta, i finanzieri hanno sequestrato la somma di 32 milioni di euro circa e un immobile che, secondo l'accusa, sarebbero stati fittiziamente intestati ad altri enti ecclesiastici paralleli gestiti dalle suore della Congregazione, nel tentativo di sottrarsi ai creditori e quindi anche allo Stato.
ASSOCIAZIONE PER DELINQUERE. Dei 500 milioni di euro a cui ammonta il crac delle Case di cura, oltre 350 milioni di euro sono rappresentati da debiti nei confronti dello Stato. A nove dei 10 destinatari dell'ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip del tribunale di Trani Rosella Volpe su richiesta del procuratore aggiunto Francesco Giannella e del sostituto procuratore Silvia Curone, la procura contesta il reato di associazione per delinquere finalizzata alla commissione di più reati.

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