REPORTAGE 11 Giugno Giu 2015 1619 11 giugno 2015

Milano, i migranti alla stazione che sognano l'Europa

Senza documenti. Né soldi. Eritrei, siriani, etiopi. Per il Viminale sono invisibili. Arrivati in treno e bus. Obiettivo: Svezia o Germania. L43 tra gli accampati. Foto.

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Li chiamano i «fantasmi», gli «invisibili».
Perché sono senza documenti o fuggiti dai centri del Sud Italia.
Sono ammassati nel piano ammezzato della stazione Centrale di Milano (foto), in fila per un piatto di pasta al pomodoro, latte in polvere, sapone liquido. C'è chi chiede la moneta per il bagno.
Tutt'intorno gente che va e viene, con trolley a seguito.
Salgono le scale mobili passando in mezzo a quello che sembra un acquario umano: chi stupito, chi incurioso e chi arrabbiato per il «degrado».
IN 300 ACCAMPATI IN CENTRALE. In tutto sono circa 300 i migranti accampati in stazione: vengono dall'Eritrea, dall'Etiopia, dalla Somalia. Una quarantina di loro, in disparte, sono siriani.
È da due settimane che centinaia di richiedenti asilo sono ammassati così, in Centrale.
«Arrivano in treno, dalla Sicilia», spiega un volontario, «oppure in autobus fino a Lampugnano» comprandosi i biglietti da soli.
Allo stesso modo, molti di loro ripartono alla volta della Germania, per raggiungere il Nord Europa. E la legge? Gli accordi di Dublino? «Perché, qui vedete la legge?», sorride allargando le braccia un volontario seduto dietro a una scrivania.

  • I migranti accampati in stazione Centrale a Milano.

Le storie dei migranti che arrivano a Milano sono tutte simili tra loro.
«Sono partito dall'Etiopia cinque mesi fa», racconta un 20enne con in mano un piatto di fusilli, «dal Sudan sono arrivato in Libia e da lì in Italia».
Semret, invece, è eritreo e ha 21 anni. Del suo soggiorno in Libia riesce solo a raccontare questo: «Mi dicevano: 'Stai zitto sennò ti spariamo'. «Shot, shot», ripete facendo il gesto della pistola con la mano.
«VOGLIO AIUTARE LA MIA FAMIGLIA». Il suo sogno è quello di trovare un lavoro per aiutare la famiglia rimasta a casa.
«Sono poveri, loro non hanno nulla», dice col sorriso mentre chiede ai volontari una camicia nuova.
Quella che ha indosso, bianca con la scritta Volvo, gli sta enorme.
Sembra una gruccia con le gambe, Samret, tanto è magro. Al collo ha una croce: «Sono cristiano, e voi? Siete cristiani o musulmani?».
«COME SI STA QUI IN ITALIA?». E ancora: «Come faccio ad arrivare in Germania? E come si sta in Italia?». Non ha il passaporto, dice di essersi rifiutato di lasciare le impronte digitali.
Già, l'Italia. Difficile spiegargli che Beppe Grillo e Roberto Maroni hanno appena chiesto che il nostro Paese sospenda Schengen.
E che Matteo Salvini su Twitter ha denunciato «i 180 casi di scabbia» che i clandestini avrebbero portato a Milano, insieme con chissà quali altre malattie.
PRESIDIO MEDICO IN ALLESTIMENTO. Ma anche che il presidio medico, nonostante la situazione sia insostenibile da due settimane, è ancora in via d'allestimento in piazza Duca D'Aosta.
Si tratta di una roulotte ambulatorio, nella quale interverrà il personale sanitario dell'Asl, aiutato dalla Croce rossa e dall'Areu.
«Metteremo a disposizione fissa una ambulanza per i casi di ricovero», ha spiegato il presidente regionale della Cri Lombardia Maurizio Gussoni, specificando che l'intervento sarà h12, dalle 8 alle 20.

Dall'Eritrea all'Italia: un viaggio da 7 mila dollari

Donne e bambini eritrei alla stazione Centrale di Milano.  

In un angolo, accovacciate per terra su cartoni improvvisati, si trovano le donne, tutte eritree.
Una sta allattando. L'altra cerca di fare giocare una bimba che avrà sì e no un anno e ballonzola nel suo pannolone.
«Vogliamo andare in Svezia», dicono. «Lì abbiamo parenti e amici».
Per arrivare a Milano hanno speso circa 7 mila dollari a testa.
DA SOLA, SENZA NULLA. Sulaten ha 20 anni, un bel sorriso e i capelli cortissimi. «Sono partita da sola. Non ho nulla con me, solo questi», racconta stropicciandosi i calzoni di flanella che indossa.
Anche lei è cristiana: porta un grande rosario bianco al collo. Chiede se, per caso, conosciamo qualcuno che possa darle un lavoro. «Wash, so pulire...». Poi, sempre in un inglese un po' stentato, dice: «Italia bella... great».
LA FILA NEI BAGNI. In attesa di essere accompagnati nei centri di accoglienza di Milano, i migranti restano appesi nell'ammezzato, lavandosi come possono nei bagni della stazione.
«Si lavano i capelli, i piedi, così non si va avanti», si lamenta una addetta alle pulizie.
«Sono fantasmi, è come se non esistessero», aggiunge un addetto, «la polizia non c'è. Questa è un'area umanitaria, la presenza di uniformi li spaventerebbe».
E intanto continua a distribuire senza sosta brioche, latte in polvere, mele e pane in cassetta raccolti dalla cooperativa Arca che si occupa del primo soccorso e da donazioni private.

Dall'inizio dell'anno 10 mila migranti transitati da Milano

Migranti nell'ammezzato della Centrale di Milano.  

Negli ultimi 20 mesi sono transitati da Milano 64 mila richiedenti asilo, di cui 14 mila bambini; 10 mila dall'inizio dell'anno.
IL VIMINALE NON LI CONTA. Questo significa che ogni notte nelle quattro strutture messe a disposizione dal Comune hanno dormito fino a 800 persone tra famiglie con bambini e adulti, tutti profughi, «giunti spontaneamente», ha spiegato l'assessore al Welafare Pierfrancesco Majorino, «senza alcun controllo o organizzazione da parte del ministero dell'Interno, mai conteggiati dal Viminale». E dunque «invisibili».
CARENZA DI POSTI LETTO. Ma i posti non bastano più. Solo la notte tra il 10 e l'11 giugno in Centrale hanno dormito in 170, per terra su coperte messe a disposizione dai volontari.
E alle 12 di giovedì i posti ancora disponibili nei dormitori erano solo 17, contro i 300 nuovi arrivati.
«Poi magari alcuni lasciano i centri e la disponibilità aumenta», riferiscono i volontari. «Ma i posti saranno sempre troppo pochi».

@franzic76

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