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DAY AFTER 19 Giugno Giu 2015 1710 19 giugno 2015

Charleston, Dylann Roof rischia la pena di morte

La confessione choc: «Volevo scatenare una guerra razziale». Da anni frequentava gruppi razzisti. Il miglior amico: «Un gesto pianificato da tempo». E la lobby delle armi propone pistole nelle chiese.

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Dylann Storm Roof: la targa sulla sua auto ha la bandiera della Confederazione di Stati, simbolo spesso richiamato dai gruppi razzisti del Sud degli Stati Uniti.

Una confessione scioccante quasi quanto la strage: «Volevo scatenare una guerra razziale». Dylann Roof, l'uomo che ha ucciso nove afroamericani nella chiesa battista di Charleston, ha ammesso il suo gesto criminale. Le sue parole sono quelle di un ragazzo di 21 anni, perso nel labirinto dell'odio razziale. Una fotografia del giovane killer pubblicata su Facebook ha fatto il giro del mondo: due bandiere sulla sua giacca, quella della Rhodesia razzista governata dai bianchi (oggi Zimbabwe), e quella del Sudafrica ai tempi dell'apartheid.
ROOF RISCHIA LA PENA CAPITALE. I capi d'accusa imputati a Dylann Roof sono nove, dall'omicidio aggravato al possesso d'armi da fuoco, e la condanna a morte, per lui, è un rischio concreto. Mentre è paradossale la reazione della lobby americana delle armi, la potente Nra. Charles Cotton, uno dei suoi leader, ha criticato il pastore rimasto ucciso nella sparatoria: «Otto persone sarebbero ancora vive se avesse dato il permesso di portare le pistole in chiesa. Otto innocenti sono morti a causa della sua posizione su una questione politica».
FREQUENTAVA GRUPPI RAZZISTI. Nel giorno successivo alla strage, emergono nuovi particolari sulla vita del killer e sulla dinamica dell'eccidio. La famiglia Roof era infatti preoccupata per le sue più recenti amicizie. Ad aprile aveva scoperto che Dylann si stava trasformando in un convinto razzista e frequentava gruppi di estremisti. La sua vita, negli ultimi due anni, era profondamente cambiata. Nel 2010 aveva abbandonato il liceo di Lexington, inizando a condurre una vita sregolata. Arrestato a febbraio del 2014 per possesso di stupefacenti e rilasciato grazie al pagamento di una cauzione da 5 mila dollari, arrestato di nuovo ad aprile nel parcheggio di un centro commerciale dopo che gli era stato intimato dalla polizia di restare lontano dall'area, sei mesi fa aveva annunciato di voler compiere un'azione clamorosa al suo miglior amico.

Il compagno di stanza: «Mi disse che aveva un piano»


«PREPARAVA LA STRAGE DA SEI MESI». A rivelarlo alla stampa americana è stato Dalton Tyler, compagno di stanza di Roof per circa un anno. «L'ho visto l'ultima volta la scorsa settimana. Era tutto preso da questioni come la segregazione razziale, diceva che voleva iniziare un guerra civile. Sei mesi fa mi disse che aveva un piano per fare un gesto clamoroso». Tyler ha anche confermato che Dylann aveva ricevuto in regalo una pistola calibro 45 da parte di un parente, per il giorno del suo 21esimo compleanno. Secondo quanto riferito dalla Cnn, tuttavia, che ha citato fonti vicine alle indagini, la pistola usata nella strage sarebbe stata acquistata dallo stesso Roof in un'armeria di Charleston.
LA TESTIMONE LASCIATA VIVA PERCHÉ RACCONTASSE. Prima di mietere le sue vittime, il killer avrebbe 'spiegato' così il suo gesto: «Devo farlo, voi violentate le nostre donne e vi state prendendo il nostro Paese, dovete andarvene». Un delirio razzista testimoniato da una sopravvissuta alla strage, che secondo quanto riportato dai media americani Roof avrebbe lasciato in vita proprio perché potesse raccontare la terribile scena. L'assassino avrebbe dato prova di una freddezza spietata, rimanendo seduto in chiesa per un'ora e ricaricando l'arma cinque volte prima di sparare.
I NOMI DELLE VITTIME. La polizia di Charleston ha reso noto l'elenco delle vittime. Si tratta del reverendo e senatore Clementa Pinckney, del reverendo Sharonda Singleton, del pastore in pensione Daniel Simmons, e di Ethel Lee Lance, Cynthia Hurd, Myra Thompson e Tywanza Sanders. La maggior parte delle vittime, sei su nove, sono donne. Eppure, l'assassino avrebbe invocato proprio la protezione delle donne dalla violenza sessuale dei neri come giustificazione per scatenare la propria ferocia.

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