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IMMIGRAZIONE 19 Giugno Giu 2015 1927 19 giugno 2015

Migranti, la stretta a Tarvisio

Più controlli. «Non è sospensione di Schengen». Ma Dublino vale a metà.

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Il confine di Tarvisio.

La chiusura della frontiera di Ventimiglia, poi parzialmente ammorbidita dalla Francia - che dopo il passaggio dei primi quatto profughi ha peròassicurato che «non cambierà linea» - ha scatenato l'indignazione nazionale (fatta eccezione per Salvini & Co).
AUMENTANO I CONTROLLI. Ma dall'altra parte delle Alpi, al confine di Tarvisio (Udine), sta passando quasi inosservata la mossa muscolare della questura sugli ingressi da Austria e Slovenia. «Aumentiamo i già massicci controlli sul territorio», ha spiegato al Gazzettino il questore Claudio Cracovia, «grazie a un’operazione di polizia che si traduce anche in un messaggio alla popolazione con il quale diciamo che le forze dell’ordine non si arrendono di fronte alla situazione attuale».
SOSPENSIONE DI SCHENGEN? Un inasprimento che, nonostante le critiche, non equivale a una sospensione di Schengen. «Non abbiamo e non vogliamo avere il potere», ha continuato Cracovia, «di mettere mano agli accordi internazionali, ma semplicemente come promesso, al netto di qualche fisiologico rallentamento, la volontà di puntellare maggiormente l’area del Tarvisiano».
Di fatto, però, i controlli riportano la situazione sostanzialmente a pre-Trattato. «È partito solo un rafforzamento dei controlli al valico italo-austriaco», ha precisato la questura, «resi ancor più capillari e serrati lungo le reti autostradali e ferroviaria, grazie anche ai rinforzi inviati dal dipartimento di pubblica sicurezza come effetto dell'incontro tenutosi a Roma con il capo della Polizia. Sono operativi una ventina di uomini in più fino a che saranno cessate le esigenze».
IL BUSINESS DEI PASSEUR. Il problema, però, secondo il sindaco di Tarvisio Renato Carlantoni è un altro. «Dall'inizio dell'anno sono stati arrestati 51 passeur provenienti dall'Austria coinvolti nel traffico di esseri umani, ma non mi risulta una sola riammissione», ha spiegato a Il Giornale. Pochi giorni fa è stata arrestata la prima passeur italiana, residente a Imola, nel Bolognese. Tentava di fare entrare in Italia due kosovari di 30 e 33 anni, uno senza documento l'altro richiedente asilo politico in Germania.
LE MAGLIE DEL TRATTATO DI DUBLINO. Già, perché sempre secondo Carlantoni, quando i migranti che arrivano dai Balcani sono fermati, «nel database della polizia risulta subito che sono già stati identificati in Ungheria, oppure in Bulgaria e in Austria, dove magari hanno fatto richiesta di asilo». Eppure l'Italia non li rimanda indietro come fa l'Austria. «l'Europa non vuole i profughi arrivati in Italia in nome del trattato di Dublino e noi, invece, non lo applichiamo».
LA ROTTA BALCANICA. La rotta balcanica, che parte dall'Afghanistan e dal Pakistan e attraversa Iran, Turchia, Grecia Macedonia, Bulgaria, Serbia, Ungheria e Austria, arriva proprio a Tarvisio, definita dalla Lega nord la Lampedusa del Nord.
Una parte dei migranti chiede asilo nei Paesi balcanici, mentre altri continuano la rotta fino all'Italia. Tra il 2012 e il 2014 i primi sono aumentati da 5 a 20 mila. Nei primi cinque mesi del 2015 si sono registrate più di 22 mila richieste in Serbia. Diecimila in maggio.
Una pressione alla quale il primo ministro ungherese Viktor Orban ha pensato di rispondere con la costruzione di un muro alto quattro metri lungo i 175 chilometri del confine serbo

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