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INCHIESTA 20 Giugno Giu 2015 2027 20 giugno 2015

Divina Provvidenza, intercettato anche Bertone

L'ex segretario di Stato al telefono con Profiti. Ancora sui 30 mln per l'Idi.

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Tarcisio Bertone.

Non c'è solo il cardinale Giuseppe Versaldi nelle intercettazioni agli atti dell'inchiesta sul crac della Divina Provvidenza. In quelle stesse carte compaiono anche le registrazioni delle conversazioni di Tarcisio Bertone, ex segretario di Stato vaticano, 'spiato' anche lui mentre parla col manager Giuseppe Profiti, allora presidente dell'ospedale Bambino Gesù e commissario straordinario della Provincia italiana dei Figli dell'Immacolata.
GLI INQUIRENTI SOSPETTANO. E i contenuti della chiamata, secondo gli inquirenti, confermerebbero la volontà di stornare 30 milioni di euro assegnati al Bambino Gesù dalla legge di stabilità per utilizzarli per la 'riconquista' da parte della Congregazione religiosa di un'altra struttura sanitaria, l'Idi (Istituto dermopatico dell'immacolata), in amministrazione straordinaria per il suo maxi-dissesto finanziario e poi al centro a Roma di un'altra inchiesta giudiziaria con 40 indagati.
La telefonata intercettata sull'utenza di Profiti è del 24 dicembre 2013, vigilia di Natale, e secondo gli inquirenti alimenterebbe il «sospetto che si sia in presenza di condotte di rilevanza penale».
«SOLDI IN PIÙ PER SALVARE L'IDI». Nella conversazione, Profiti aggiorna il cardinale Bertone - allora, da due mesi, non più segretario di Stato - e gli conferma che con la legge di stabilità, quindi dallo Stato italiano, sono stati dati al Bambin Gesù quei soldi in più che si vorrebbero utilizzare per l'Idi.
Profiti esclama: «Ah! Invece, poi, visto che l'aggiorno così poi le arriverà il solito memo che le mando e la le... insomma... è finita la legge di stabilità. Ci hanno dato quei soldi in più che ci serviranno, diciamo, per salvare l'Idi come d'accordo, per... per rico... riprenderci l'Idi soltanto».
Si tratta degli stessi soldi sui cui Versaldi, il 26 febbraio 2014, avrebbe chiesto a Profiti di non informare il papa.
Il 19 giugno, Versaldi, che non è indagato a Trani, ha precisato che il suo «invito a non entrare nei dettagli tecnici (ancora in discussione) non aveva nessuna intenzione di 'mentire' al papa, ma semplicemente di tacere di ciò che ancora non era chiaro neppure ai tecnici», rivendicando poi che la soluzione che è stata effettivamente trovata per l'Idi, grazie a un prestito di 50 milioni erogato dall'Apsa, ha permesso di salvare 1.334 posti di lavoro.
SMENTITE DAL BAMBIN GESÙ. E anche la nuova presidente del Bambin Gesù, Mariella Enoc, ha smentito che «fondi di bilancio dell'ospedale, meno che mai fondi pubblici, siano stati destinati all'acquisizione dell'Istituto dermopatico dell'Immacolata».
Gli elementi in possesso della Procura di Trani - ritenuti la dimostrazione di un 'modus operandi' analogo a quello usato per le case di cura della Divina Provvidenza, con Profiti come presunto trait d'union -, tra cui altre conversazioni dello stesso Profiti con Massimo Spina, uno dei tre commissari governativi dell'Idi, avvalorerebbero comunque l'ipotesi sul tentativo di assumere il controllo totale della struttura ospedaliera attraverso la Congregazione dei Figli dell'Immacolata, che con finanziamenti Ior garantiti dal Bambin Gesù (grazie ai soldi pubblici affluiti dalla legge di stabilità) poteva presentare una sua proposta di ri-acquisizione, evitando cosi che in un piano di cessioni l'Idi finisse in mani altrui.

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