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RIVELAZIONI 20 Giugno Giu 2015 2318 20 giugno 2015

Wikileaks contro l'Arabia Saudita: pubblicati piani di Riad

Pressioni sulla stampa e progetti contro Teheran. Assange torna a far rumore.

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Julian Assange, fondatore di Wikileaks.

Julian Assange e Wikileaks non guardano in faccia nessuno, e dopo aver dato fastidio alle grandi potenze occidentali, hanno colpito il più importante e controverso alleato degli Stati Uniti nell'area islamica: l'Arabia Saudita.
DA TRE ANNI IN AMBASCIATA. Dal 19 giugno, terzo anniversario del giorno in cui Assange si rifugiò nell'ambasciata dell'Ecuador a Londra, è cominciata la pubblicazione di 500.000 file segreti 'rubati' al ministero degli Esteri di Riad. Il governo locale ha diffuso un comunicato, invitando i sudditi a «non visitare alcun sito che pubblichi documenti che sono falsi e minacciano la nazione».
Sì, i Saud hanno di che preoccuparsi. Nei documenti in mano a Wikileaks vengono svelate le strategie e i piani per fomentare la rivolta interna in Iran, mettere i bastoni tra le ruote all'ascesa dei Fratelli musulmani in Efitto, minimizzare l'impatto mediatico della Primavera araba nel Paese.
IL FIGLIO DI BIN LADEN CHIESE IL CERTIFICATO DI MORTE. Tra i leaks è presente anche la richiesta del figlio di Osama bin Laden (cittadino saudita), Abdullah, per ottenere il certificato di morte del padre. Con tanto di risposta negativa del console dell'ambasciata Usa a Riad, perché il Dipartimento di Stato non ha emesso alcun documento in questo senso.
La morte dello sceicco del terrore, però, è di fatto certificata dalla chiusura dell'incriminazione a suo carico da parte di un tribunale federale, spiega il console.

Accordi con l'opposizione iraniana

Il re saudita Abdullah.

Ma sono altri i documenti che possono dare fastidio a Riad. In particolare un memo con cui l'ambasciata saudita a Teheran suggerisce di utilizzare Facebook, Twitter e altri social network per dare maggiore risalto alla «frustrazione del popolo e il suo desiderio di cambiare regime». E di «ospitare all'estero figure dell'opposizione, coordinarsi con loro per pubblicare foto delle torture». In un altro memo si accusano gli Emirati arabi di «aiutare Iran e Russia ad aggirare le sanzioni internazionali».
UN RISCATTO PER MUBARAK. Non meno 'piccanti' i memorandum sull'Egitto. In uno si parla di un 'riscatto' di 10 miliardi di dollari per la libertà di Hosni Mubarak. La richiesta ai Paesi del Golfo, antichi sodali di Mubarak, è arrivata da un anonimo funzionario egiziano, in un periodo imprecisato del 2012.
«I Fratelli musulmani accetterebbero». Ma una nota scritta a mano afferma: «Non è una buona idea, anche se pagassimo i Fratelli musulmani potrebbero fare poco. Sembra che non ci sia alternativa per il presidente se non andare in carcere». In un altro documento, sempre riferito all'Egitto, si svelano pressioni sul tycoon Naguib Sawiris per impedire che la sua Ontv - una delle principali emittenti egiziane - dia ancora voce a Saad al Faqih, un oppositore del governo saudita.
CONTROLLO SULLE NOTIZIE SCOMODE. Secondo il memo, Sawiris avrebbe «strigliato personalmente» il direttore della tivù. Si tratta, secondo Wikileaks, «di un approccio sistematico» nei confronti dei media, per impedire che vengano diffusi resoconti scomodi per Riad, o dare spazio agli attivisti della Primavera araba, dalla Tunisia all'Egitto, anche acquistando quote dei quotidiani arabi.
C'è poi il caso imbarazzante del conto non saldato da una principessa, la moglie del principe Abdul-Rahman bin Abdulaziz Al Saud: 1,5 milioni di franchi svizzeri (oltre 1,4 milioni di euro) non pagati per l'affitto di una limousine. Ne segue una lunga disputa. Alla fine il pagamento arriva. Il titolare della ditta di noleggio, Louis Roulet, conferma la vicenda e aggiunge: «Non lavoriamo più con loro, per ovvie ragioni».

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