REPORTAGE 21 Giugno Giu 2015 0900 21 giugno 2015

Forcella, la rivolta delle mamme anti-camorra

Matilde, Teresa, Peppina. Madri che si ribellano ai boss. E pagano con la vita. Unico antidoto nel rione di Napoli che vive tra coprifuoco, pedofili e droga. Foto.

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Ribelli, ad altissimo rischio, senza protezione: è l’ora della verità per le mamme del rione Forcella di Napoli.
Dopo le recenti e quotidiane sparatorie tra i vicoli, stanno provando a ribellarsi ai boss che rubano il futuro ai loro figli e fanno sì che muoiano giovanissimi.
Sole e coraggiose, senza l’aiuto dei mariti che tacciono sotto schiaffo dei clan (foto).
NO AI CRIMINALI. Sole e senza paura, come si sono rivelate altre donne che nel Napoletano hanno detto no in questi anni alle prepotenze criminali: Matilde Sorrentino, 49 anni, ammazzata a colpi di pistola nel 2004 in casa sua, all’ora di cena, a Torre Annunziata, per aver denunciato i pedofili del rione Poverelli che avevano violentato suo figlio.
Teresa Buonocore, 51 anni, che nel 2010 si era opposta ai pedofili che insidiavano le sue figlie (il suo assassino, un insospettabile geometra, è stato condannato all’ergastolo).
MAMME VULCANICHE. Come le mamme “vulcaniche” che - sulla scia delle mamme anti-smog degli Anni 90 - sono scese in strada per difendere il respiro dei figli dai veleni delle discariche illegali nei paesi del Vesuviano.
Mamme a testa alta, come fu Maddalena Cerasuolo, eroina delle Quattro giornate di battaglia contro i nazisti a Napoli.
CLIMA DA COPRIFUOCO. Ore 11, è un mercoledì mattina. Il sole che filtra sornione illumina spicchi di balcone a ringhiera.
In via Vicaria vecchia, nelle visceri di Forcella, mamma Peppina, anni 68 e sette figli ormai adulti, urla «come un’ossessa» contro il boss, lo spaccio di droga, la paura, il clima da coprifuoco «che qui comincia all’alba e non finisce mai»: «Basta», intima la donna con lo sguardo rivolto alle finestre socchiuse, «la borsa della spesa so portarmela a casa da sola: non c’è bisogno che i guaglioni mi aiutino perché mi tolga di mezzo e possano spararsi addosso indisturbati. Basta aiuti. E basta sparatorie».

Basta una ragazza per scatenare la furia dei guaglioni

Luigi Giuliano, camorrista pentito che vive in località segreta.

Girano in scooter senza il casco, sempre in branco e con le orecchie tese, in tasca coltelli e pistole «per sentirci nembochìd».
NELLE MANI DEI BOSS. Uno sguardo, una sigaretta, la frustrazione per una ragazza che ha scelto un altro: tutto può scatenarli, in un baleno.
I boss lo sanno. E usano i guaglioni dei vicoli come soldatini, pagandoli a piombo e cocaina.
Gli eredi della famiglia Giuliano, cioè i giovanissimi nipoti di don Lovigino (che è pentito e vive in località segreta), sono rientrati nel rione per tentare di riprendere il Potere e hanno dichiarato guerra a quelli del clan Mazzarella e ai loro alleati.
OGNI GIORNO SI SPARA. Spari tu che sparo anch’io, un po’ per uccidere e un po’ per fare sceneggiata e intimorire il popolo, qui ogni pomeriggio è bim bum bam scriteriato a mezzo passo da torme di bambini che escono da scuola o tra le massaie che fanno spesa al mercatino.
L’altra sera ‘o Malegno (il maligno), adolescente con la faccia d’angioletto, ha sparato in faccia a un coetaneo che gli aveva chiesto una sigaretta all’uscita della discoteca: 13 proiettili, un massacro.
‘O Malegno, dicono, ha la stessa età di Luigi il Rosso, il nipotino dell’ex re di Forcella.
PARROCO INASCOLTATO. Luigi è il fratello di Salvatore detto Sasà, in carcere da 10 anni per l’omicidio di Annalisa Durante, uccisa innocente a 14 anni per colpa di uno scontro fra bande rivali, proprio qui in via Vicaria vecchia.
«Mai più violenza!», tuonò il parroco ai funerali la mattina del 27 marzo 2004.
Parole al vento.

Prima l'ansia, poi l'ossessione: e ora la rivolta

Forcella è lo scenario del primo episodio di Ieri, oggi, domani di Vittorio De Sica.

Da via Tribunali a piazza Calenda fino a via sant’Agostino della Zecca e dintorni: le chiamano le strade del coprifuoco.
La polizia consiglia di camminare veloci, meglio se «sotto sotto ai muri».
Va così da sempre, più o meno. Ma ora la paura è diventata terrore.
E l’ansia un’ossessione.
«Sì, ma adesso basta!», urlano le mamme esasperate a Forcella.
E ai guaglioni dei boss sussurrano con rabbia: «La spesa? Bello mio, togliti dai piedi».
ANTIDOTO CONTAGIOSO. Pian piano, sta diventando una specie di rivolta: informale, disorganizzata, istintiva.
Ma in grado di espandersi contagiosa. Per chi conosce i vicoli, può essere l’antidoto più efficace contro la maledizione di cui è preda Forcella.
In questi vicoli, Vittorio De Sica raccontava Ieri oggi e domani.
E i marines americani erano venduti a peso fino agli Anni 60.
A Forcella - ai tempi della borsa nera - a nessuno sarebbe mai venuto in mente di ammazzare neanche una mosca.
Sempre meglio venderla, no? Oggi, invece, è tutto un muori e fuggi. E un grumo di omertà.
EMANUELA CONTRO IL FIDANZATO. Ma a ribellarsi - tra le mamme - c’è anche Emanuela, 24 anni, un fidanzato, Nunzio Nardo, scampato per miracolo a un agguato, che è tra i 60 arrestati del blitz anti-camorra datato 9 giugno: «Stavi a casa con me e con nostro figlio che è piccolo», ha scritto la donna in un sms intercettato dagli inquirenti, «che cosa c’era da desiderare di più? Tu a me non mi hai voluto stare a sentire: tutto questo adesso ti serva di lezione. Non posso che augurarti una buona vita senza di noi».
MARIA DENUNCIA L'EX COMPAGNO. Ancora più drastico l’anatema di un’altra giovane mamma, Maria N., 18 anni, che il 2 gennaio ha denunciato in questura il suo ex compagno (poi arrestato) Vincenzo Costagliola: «Chiedo a codesta autorità giudiziaria», ha scritto, «di poter crescere mio figlio senza timore e di insegnargli i veri valori della vita e non quelli del padre. Chiedo di non vedere più la sua faccia e quella dei suoi amici pregiudicati».

Troppi rischi: i figli non vengono più mandati a scuola

Fernanda Tuccillo, preside della scuola “Ristori” a Forcella.

Ancor prima delle due giovani donne, a schierarsi senza paura contro il predominio della criminalità nel rione sono state le mamme che hanno deciso di non mandare più i loro figli a scuola per protestare contro i rischi delle continue sparatorie in strada.
È una mattina di gennaio: in una lettera spedita alle forze di polizia, Fernanda Tuccillo, mamma e preside della scuola “Ristori” a Forcella, avverte che «da quando è ricominciata la guerra tra i clan le famiglie hanno paura a mandare i bambini a scuola».
ASSENZE FINO AL 50%. E che «nelle prime classi delle elementari registriamo assenze fino al 50%». Sono 953 i banchi vuoti.
Idem accade nella chiesa di san Giorgio ai Mannesi, dove il parroco denuncia che «i piccoli non frequentano più il catechismo» e che le mamme «tengono i loro figli chiusi in casa per paura degli spari».
Il messaggio è chiaro: volete il coprifuoco? E così sia, ma ora lo facciamo a modo nostro.
La protesta, inattesa, coglie il segno: «Che razza di luogo è mai diventato il rione se c’è chi ammazza i bambini che vanno a scuola?», comincia a chiedersi la gente disorientata.
BASKET E TEATRO CHIUSI. Perfino la squadretta del basket femminile è in crisi perché le ragazze non vanno più di pomeriggio ad allenarsi.
Nino D’Angelo, cantante e osservatore di quel che accade nei rioni poveri di Napoli, ha diretto per alcuni mesi lo storico teatro Trianon (che si trova nel cuore di Forcella) e con lui era diventato un punto di riferimento e crescita culturale soprattutto per le donne e i bambini del luogo.
«TUTTO FINITO ORMAI». «Ora è tutto finito», commenta amaro D’Angelo, «la Regione Campania ha lasciato che il Trianon fallisse senza muovere un dito. E pensare che da me venivano le mamme con i figli ad assistere alle prove degli spettacoli. E davanti al teatro, dove avevo fatto disegnare le due porte, i bambini giocavano a pallone».
Anche la parrocchia, da quando è stato trasferito il parroco don Luigi Merola, ha interrotto le sue iniziative pomeridiane con i bambini.

Clan in imbarazzo: e se qualcuna si mette a fare nomi e cognomi?

I carabinieri nei vicoli di Forcella.

Le mamme invece no, loro alzano la voce.
E ai guaglioni di camorra fanno sapere gelide: «Scordatevi che vi caliamo più il paniere per farvi nascondere la droga a casa nostra. O che vi mettiamo a disposizione il passeggino del bimbo per spostare le dosi da un covo a un altro. Da oggi in poi, i guai che combinate ve li sbrigate da soli».
INTRALCIA IL BUSINESS. Per i clan, il “no” delle donne a Forcella costituisce un problema serio.
Perché «intralcia il business». E poi: qualcuna di loro potrebbe mettersi a fare i nomi e cognomi.
E poi, ancora... «mica possiamo ammazzare tutte le femmine disubbidienti del rione».
L’imbarazzo, tra i guaglioni dei clan, cresce.
MAMME E PURE ATTRICI. Qui nei vicoli, dove il sole entra opaco e si è ragazzacci a vita, la mamma «è sempre la mamma».
E incute innata soggezione. Come se non bastasse, molte mamme di Forcella stanno raccontando in teatro, in veste di attrici, tutto quel che accade nelle case, nelle famiglie, nei vicoli.
Ppe devozion è uno degli spettacoli allestiti da sole donne targate Forcella: 20 racconti di vita quotidiana.
Melina, Flora, Gianna. Ogni racconto, un atto d’accusa.
LO STATO? NON PERVENUTO. Forcella è in bilico tra rassegnazione e cambiamento. Come andrà a finire? Saggezza vorrebbe che lo Stato rafforzasse la vigilanza, almeno a tutela delle donne che più sono a rischio vendetta.
Lo Stato? Qui a Forcella? Ah sì sì, aspetta e spera.

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