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DECISIONE 23 Giugno Giu 2015 1135 23 giugno 2015

Adriano Sofri rinuncia alla consulenza per la riforma del carcere

L'ex leader di Lotta Continua fa un passo indietro dopo le polemiche.

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Adriano Sofri.

Adriano Sofri ha rinunciato all'incarico al ministero della Giustizia per riformare il sistema penitenziario italiano.
Il leader di Lotta Continua, condannato a 22 anni di carcere (ma da tempo in libertà) quale mandante dell'omicidio del commissario di polizia Luigi Calabresi avvenuto a Milano nel 1972, era uno degli 'esperti' chiamati dal ministro Andrea Orlando per la riforma del carcere «per quanto concerne i settori istruzione, cultura e spettacoli».
CRITICHE DEL SAPPE. La scelta di Sofri aveva fatto indignare il sindacato di polizia penitenziaria Sappe, che aveva parlato di «un fatto assai grave e inaccettabile».
«Gli italiani onesti e con la fedina penale immacolata pagheranno con le loro tasse le trasferte, i pasti ed i gettoni di presenza» di Sofri, aveva commentato il segretario generale Donato Capece. Il Sappe aveva auspicato «che il capo dello Stato Sergio Mattarella intervenisse su quella che è una scelta del ministro della Giustizia inopportuna e inadatta».
Dopo queste polemiche, secondo quanto si apprende, Sofri ha deciso di fare un passo indietro per preservare gli Stati generali dal peso deformante di improprie letture.
SCARCERATO NEL 2012. Condannato la prima volta nel 1990 e incarcerato in via definitiva nel 1997, Sofri è stato scarcerato nel gennaio 2012 per decorrenza della pena. Pur assumendosi la corresponsabilità morale dell'omicidio di Calabresi, il leader di Lotta Continua si è sempre proclamato innocente riguardo all'accusa penale.
ATTIVITÀ POLITICA E GIORNALISTICA. Nel corso della sua attività politica, Sofri ha appoggiato il Partito comunista ed è stato iscritto molte volte al Partito Radicale, schierandosi contro la pena di morte e l'ergastolo. È inoltre un giornalista e scrittore, avendo collaborato con l'Unità, l'Espresso, Il Foglio, Repubblica e Panorama.
Mario Calabresi, direttore de La Stampa e figlio del commissario ucciso nel 1972, aveva commentato la nomina di Sofri su Twitter.


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