GUERRA 23 Giugno Giu 2015 1122 23 giugno 2015

Siria, i profughi ritornano a Tal Abyad e Kobane

Dopo la vittoria dei combattenti curdi sui miliziani dell'Isis, più di mille rifugiati hanno passato la frontiera con la Turchia per rientrare a casa. Foto.

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Tornare a casa, anche quando la casa è ormai distrutta. Almeno 60 mila siriani di etnia curda, che si erano rifugiati in Turchia per sfuggire al conflitto tra i combattenti dell'Ypg e i miliziani dell'Isis, hanno fatto ritorno in Siria dopo la riconquista di Kobane. Mentre sono più di mille i siriani arabi che in queste ore stanno rientrando a Tal Abyad, nel Nord della Siria, da quando Ankara ha riaperto il valico di frontiera di Akcakale. Nei primi 15 giorni di giugno oltre 20 mila abitanti avevano cercato riparo in Turchia. La svolta è arrivata sette giorni fa: i curdi sono riusciti a riprendere il controllo della cittadina, fondamentale per i rifornimenti che l'Isis tentava di far arrivare nella sua 'capitale' siriana, Raqqa, 80 chilometri a Nord di Tal Abyad (foto).
SCOPERTO UN TUNNEL JIHADISTA. Sempre a Tal Abyad i combattenti curdi hanno comunicato di aver scoperto un tunnel che i miliziani dell'Isis stavano scavando proprio sotto la frontiera tra la Siria e la Turchia. Doveva servire a far passare merci di contrabbando e rifornimenti per le forze jihadiste in territorio siriano. Il tunnel corre per circa 500 metri, a una profondità di tre metri. Un cunicolo ancora in costruzione, scoperto dai curdi durante le operazioni di sminamento del territorio circostante.
LA COMANDANTE CURDA: «ABBIAMO BISOGNO DI AIUTI MILITARI». Intanto Nessrin Abdalla, comandante curda delle Unità di difesa delle donne, ha fatto visita a Roma, con una delegazione di rappresentanti del movimento combattente che ha difeso e liberato dall'occupazione dell'Isis la città di Kobane. «Dal punto di vista del morale siamo molto forti, ma ci mancano le armi. Abbiamo bisogno di aiuti militari. L'Isis ha armi più sofisticate delle nostre», ha detto Abdalla.
«LA NOSTRA LOTTA È UNA LOTTA PER L'UMANITÀ». «Non consideriamo la battaglia solo come una lotta militare, ma anche come una lotta culturale, sociale e di valori, che ci dà la possibilità di costruire le basi di un nuovo modello di vita sul nostro territorio. L'Isis è una minaccia per tutto il mondo, dunque la nostra è una lotta per salvare i valori dell'umanità. A Tal Abyad la popolazione è dovuta andar via per difendersi. Le frontiere turche sono state chiuse e solo dopo una ribellione è stato dato il permesso di accogliere i rifugiati. Abbiamo ripulito strade e case dalle mine messe dall'Isis e richiamato la popolazione», ha aggiunto Abdalla, sottolineando la necessità e la speranza di ricevere anche medicinali attraverso gli aiuti internazionali.

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