JIHADISTI 25 Giugno Giu 2015 1815 25 giugno 2015

Isis, punti di forza e di debolezza del Califfato

Il 10 giugno 2014 al-Baghdadi prendeva Mosul. E ora riconquista Kobane (foto). Dopo un anno, bilancio dell'avanzata: 200 mila uomini e ricchezze per 9 miliardi.

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da Beirut

Il 10 giugno del 2014 l'Isis conquistava Mosul.
E Abu Bakr al-Baghdadi comunicava al mondo la nascita del suo Califfato.
Un anno dopo, l’avanzata delle milizie jihadiste appare inarrestabile.
Elemento fondamentale del successo è senz’altro l'esercito.
FORZA DI 200 MILA UOMINI. Costruito sui resti di quello di Saddam Hussein e con il contributo di molti sunniti schiacciati dai rispettivi governi in Iraq e Siria, può contare su una forza stimata in 200 mila uomini: motivati, addestrati e ben armati.
Si tratta di combattenti pronti a morire per la causa, formati dagli ex-militari dell’esercito iracheno e che usano efficacemente le armi russe e americane che hanno rubato in Siria e in Iraq.
ARMI AI 'RIBELLI MODERATI'. A rimpinguare l’arsenale dell’Isis ci sono gli armamenti che l’Occidente aveva fornito, e ancora fornisce, ai cosiddetti ‘ribelli moderati’ siriani e le enormi risorse finanziarie che arrivano dal petrolio, dal traffico di antichità e dai rapimenti.

I prossimi obiettivi: Arabia Saudita e Turchia

Alcuni militari del califfato.

Quello trascorso è stato un anno pieno di successi per l’autonominato Califfo.
Il suo regno si estende ormai su quasi metà della Siria e circa un terzo dell’Iraq.
L'ideologia ha fatto migliaia di proseliti in Libia, nel Sinai egiziano e inizia a diffondersi anche nel continente africano.
PURE LA RIVISTA ONLINE. La spinta espansiva dell’Isis sembra irrefrenabile, e ora Abu Bakr al-Baghdadi guarda anche all’Arabia Saudita - il luogo di nascita dell’Islam - e alla Turchia: recentemente il Califfato ha lanciato una rivista online dedicata ai giovani turchi che sembra si siano offerti a migliaia come volontari per la jihad.
Il reclutamento costante di nuove forze è un altro punto di forza del Califfato.
GUERRA SANTA SPIETATA. Il messaggio è semplice e chiaro: si chiama il popolo sunnita a combattere una Guerra santa e spietata contro gli eretici sciiti, i crociati cristiani, gli infedeli ebrei e gli atei curdi.
Nemici sono anche i regnanti dei Paesi del Golfo, colpevoli di aver contaminato la purezza dell’Islam sunnita.

Le missioni: l'Iraq, cacciare Assad, liberare Gerusalemme da Israele

Bashar al-Assad, presidente della Siria.

I primi compiti che di Abu Bakr al-Baghdadi affida al suo esercito sono la liberazione dell’Iraq, dove chi non ha saputo opporsi all’invasione americana nel 2003 ha poi consegnato il Paese agli sciiti; cacciare il governo dell’alawita Assad dalla Siria e liberare Gerusalemme da Israele.
CON SPADA E FUOCO. Un messaggio pseudo religioso e settario che affida ai Militanti del Califfato la missione di redimere con la spada e con il fuoco il mondo arabo corrotto.
In questo senso i tanti video di decapitazioni e roghi sono esplicativi.
TRIBÙ SUNNITE ALLEATE. Oltre al sostegno degli ex-fedelissimi di Saddam, l'Isis può contare sul grande bacino dell’estremismo islamico, uno dei risultati della guerra in Iraq, su quelle tribù sunnite che il Generale americano David Petraeus aveva armato e addestrato, nel tentativo di contrastare le milizie sciite costruendo un equilibrio del terrore.
Infatti, nonostante le migliaia di combattenti stranieri, gli analisti ritengono che almeno il 70% delle forze dell'Isis siano irachene e siriane.

Patrimonio di 9 miliardi e solida organizzazione amministrativa

Alcuni prigionieri dentro al carcere di Bucca, considerato una sorta di università per l'Isis.

La grande disponibilità finanziaria è l’altro punto di forza di Abu Bakr al-Baghdadi.
«Sanno sfruttare la ricchezza del petrolio», dice Hisham al-Hashemi, ricercatore iracheno, «sfruttano i rapimenti, soprattutto di occidentali e sono attivissimi nel mercato nero delle antichità. Sono riusciti a costruire una rete capillare per la riscossione dei tributi che impongono alle popolazioni sotto il loro dominio (circa 14 milioni di persone, ndr). Il loro patrimonio può essere stimato intorno ai 9 miliardi di dollari».
LEADER RIMPIAZZABILE. La ricchezza accumulata serve anche a sostenere un'efficace macchina amministrativa e l’organizzazione politica.
«La struttura del gruppo è estremamente solida. La stessa leadership di al-Baghdadi potrebbe essere facilmente rimpiazzata. Dietro il Califfo c'è un consiglio consultivo di nove membri e 23 emiri, responsabili di altrettanti dicasteri».
EX UFFICIALI DI HUSSEIN. Al di sotto regna una struttura di governance che controlla tutti gli aspetti organizzativi e amministrativi del Califfato.
Sul campo la gestione è quasi completamente affidata a ex-ufficiali dell’esercito di Hussein.
Il legame stretto tra al-Baghdadi e i baathisti di Saddam nasce quando, insieme con molti di loro, era prigioniero degli statunitensi nel carcere di Bucca, che fu una sorta di università per l’Isis.
NUMERO 2 POTENTISSIMO. Fonti interne al Califfato affermano che al-Baghdadi non è la figura più potente.
A detenere realmente il potere sarebbe il numero due dell’organizzazione, Abu Ali al-Anbari, generale ai tempi di Saddam.
Un’altra figura chiave era Abu Muslim al-Turkmani, un ex-colonnello dell'intelligence militare, ucciso però in un raid aereo nel 2014. Entrambi erano con al-Baghdadi nel carcere di Bucca.

Difficoltà nelle aree non sunnite: penetrazione fallita

Le insegne dell'Isis, durante l'occupazione di Tikrit, in Iraq.

C’è però una caratteristica della straordinaria ascesa dell’Isis che merita attenzione.
Le forze del Califfo hanno realizzato le loro conquiste in aree a maggioranza sunnita.
Finora i tentativi di penetrare in territori curdi o sciiti sono falliti.
ASSENZA STATALE. Le ampie regioni conquistate, inoltre, sono accomunati dall’assenza o dalla latitanza di un’autorità statale forte, dalla Siria in guerra alle province irachene già fortemente destabilizzate.
Il Califfato ha fatto proseliti in Libia, in alcuni stati africani, nel Sinai egiziano e in alcune regioni del Caucaso, Paesi dove la presenza dello Stato è a dir poco labile.
GLI USA FANNO IL SOLLETICO. A un anno dalla caduta di Mosul, gli attacchi aerei della Coalizione internazionale guidata dagli Usa hanno danneggiato l'Isis, ma non sono riusciti a frenare la sua espansione.
Il Califfato continua a rappresentare una grave minaccia per la Regione e non solo.
«Hanno perso molti uomini e quadri importanti», dice ancora Hisham al-Hashemi, «ma non hanno perso terreno e neppure fonti di finanziamento (i pozzi di petrolio, ndr). Sono ancora pericolosamente lì».

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