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LA MODA CHE CAMBIA 28 Giugno Giu 2015 1700 28 giugno 2015

L’infinita seduzione della buona educazione

Sicuri che l'arroganza vinca? I best seller del momento parlano di gentilezza. Alla faccia di Salvini.

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Marella Agnelli, vedova di Gianni.

Talvolta, le librerie dei luoghi di villeggiatura sono la cartina di tornasole migliore per farsi un’idea di che cosa piaccia davvero ai pochi lettori di libri in Italia (a dare retta all’Istat, i lettori più forti si collocano fra gli undici e i quattordici anni: poi evidentemente vengono distratti dal motorino, visto che la percentuale di non lettori fra gli uomini adulti sale fino al 67% circa, mentre per fortuna quella delle donne si ferma attorno alla metà).
LA GENTILEZZA DENOMINATORE COMUNE. Già indirizzata da un paio di indicazioni della mia libreria di riferimento a Roma, la Farenheit (e scusate lo spot pubblicitario ma i librai che sanno fare delle scelte, leggono i libri che vendono e non ti chiedono «lo spelling di Stendhal» come i ragazzotti in stage delle grandi superfici, andrebbero difesi come tesori nazionali) ho fatto una controprova in un luogo che ha una storia e abitudini lontane, Stresa, scoprendo che tre fra i libri che «incuriosiscono di più» hanno, nonostante le apparenze, un denominatore comune: l’elogio della buona educazione. Nessuno dei tre fa parte di quei cosiddetti libri di buone maniere che vengono aggiornati periodicamente, soprattutto in momenti favorevoli alla scalata sociale, dai tempi di Baldassarre Castiglione in poi. Tutti e tre parlano invece, direttamente o indirettamente, di «gentilezza».
COMPENDI DI BUONE MANIERE. Del primo, il libro di memorie pre-Agnelli di Marella Caracciolo, La signora Gocà, abbiamo parlato qualche settimana fa; il secondo, autobiografia di quel grandissimo storico, produttore cinematografico (ricordate la Panaria film che produsse Vulcano con Anna Magnani?) e anche imprenditore dell’alimentare che è Francesco Alliata, duca di Salaparuta, è appena uscito per Neri Pozza con il titolo Il Mediterraneo era il mio regno, ed è una vera goduria di aneddoti, provocazioni e suggerimenti su come trarre il meglio anche da momenti difficili. Il terzo, invece, reca il sostantivo “gentilezza” anche nel titolo, Elogio della gentilezza appunto, è stato scritto da una storica e uno psicanalista americani, uno in soccorso dell’altro e soprattutto della serietà e, udite udite, è stato ristampato e dotato di nuova copertina dopo sei anni di successi. Dicono i due librai affacciati sul lago che funzionano tutti e tre benissimo.
L'EDUCAZIONE FA TENDENZA, ALLA FACCIA DI SALVINI. Dunque, nonostante la brutalità di questi tempi, condensabili quasi ogni sera negli sguardi truci del leader della Lega Matteo Salvini contro i suoi avversari, reali, presunti o ipotetici, pare che le parole spese da papa Francesco a favore di quelle poche espressioni gentili che aiutano la convivenza stiano non solo lasciando il segno, ma che stiano addirittura facendo moda e tendenza, parola chiave di questi nostri tempi superficiali ma sempre sedotti da un’opportunità di successo, qualunque sia. Non siamo sicuri che, come sostiene il pontefice, per salvare un matrimonio basti l’uso di «grazie, permesso, scusa», ma applicarcisi per una settimana e osservarne gli effetti è certamente un buon esercizio, così come è davvero sorprendente constatare gli effetti di una parola gentile rivolta a chi ci ha appena spintonato per salire in metro o ci ha appena scippato il posto al parcheggio: barcolla, quasi avesse ricevuto un pugno in pieno volto, e non uso un contrasto così forte a caso.
LA CORTESIA CI LASCIA INTERDETTI. Siamo talmente abituati (noi italiani, poi, davvero molto) allo sfoggio di arroganza, alla sopraffazione, all’impazienza, che di fronte alla cortesia, soprattutto se di rimando, cioè quella che ci viene rivolta da chi abbiamo appena trattato con noncuranza o con violenza, restiamo interdetti. Dicono i due autori che «la gentilezza è uno dei modi migliori per essere felici». Eppure, osservano, «nella nostra epoca è diventata un tabù».
Questi tempi competitivi e autoreferenziali vedono la cortesia e la gentilezza con sospetto, come un metodo subdolo per conquistarsi favori, o per fare abbassare la guardia all’interlocutore e quindi colpirlo meglio.
LA LEZIONE DEL PAPA, UN CONSIGLIO DA ASCOLTARE. La buona educazione, la cortesia, la parola gentile, vengono addirittura e talvolta associate ad antichi retaggi aristocratici e opposte alla presunta veracità delle classi popolari, quasi non esistesse la buona educazione al di fuori dalle classi agiate e colte. Non siamo arrivati in poco tempo, a questo sentimento negativo nei confronti dell’uso e dell’esercizio della gentilezza: vi lavoriamo alacremente sopra dalla seconda metà del 900, quando decidemmo arrivato il momento di buttare a mare ogni espressione della vituperata «vita borghese» a favore di una presunta naturalezza. Ora ci viene consigliato, dall’autorità meno classista del mondo, il papa, di ripensare non solo ai grandi temi, ma anche ai dettagli della convivenza familiare, amorosa, sociale e civile. È una buona occasione per farlo. Figuratevi che spinge tanti perfino in libreria.

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