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ALLARME 29 Giugno Giu 2015 1809 29 giugno 2015

Maghreb, emergenza sicurezza dopo la strage di Sousse

Marocco, Algeria e Mali: psicosi attentati, rafforzati i controlli alle frontiere.

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Un macchina della polizia.

La strage di Sousse ha innescato un effetto domino nelle misure di sicurezza adottate dai Paesi del Maghreb, da tempo comunque allertati sul fronte terrorismo, con l'adozione di dispositivi militari o di intelligence.
ALLERTA ALGERIA. L'Algeria, sin dalla guerra civile degli Anni 90, si considera sempre in emergenza contro i terroristi islamisti. Nelle ultime ore, lungo le frontiere con la Libia e soprattutto con la Tunisia, sono stati dispiegati migliaia di uomini, che si sono aggiunti a quelli stabilmente operativi ai confini. Il nuovo dispositivo è stato attivato tra Tébessa e Oued Souf e tra Souk-Ahras ed El-Tarf. Rafforzata anche la linea di controllo delle torrette di avvistamento (ne sono state realizzate molte a tempo di record), dotate di visori notturni, e degli elicotteri che, da mesi, battono le zone frontaliere, spesso fornendo appoggio logistico ai colleghi tunisini. L'Algeria collabora poi con la Tunisia e con la sua intelligence, la più attrezzata dell'area.
MAROCCO, BUREAU ANTI-TERRORISMO. Dagli attentati di Casablanca del 2003, il Marocco ha progressivamente elevato il livello di guardia rispetto al pericolo terroristico. Non si hanno al momento notizie di un ulteriore rafforzamento della sicurezza, che peraltro è già molto elevata e di recente ha ottenuto un miglioramento qualitativo negli armamenti. Peraltro, appena poche settimane fa è stato istituito il Bureau central d'investigation judiciaire (Bcjj), definito l'Fbi marocchino, specializzato nelle indagini anti-terrorismo e che fiancheggia, con operazioni di intelligence, l'opera dell'apparato militare.
MAURITANIA A RISCHIO ATTENTATI. La posizione geografica della Mauritania (s'affaccia sull'Atlantico e confina anche con Marocco, Algeria e Mali) la rende un potenziale terreno per azioni terroristiche, come già accaduto a metà della scorsa decade e, in tempi più recenti, anche con un tentativo di uccidere il presidente Abdelaziz. Il quale, da ex militare (è al potere dal 2008 dopo un golpe), ha imposto un controllo elevato alle frontiere che però, per la loro estensione e per la natura dei luoghi, non dà certezze sull'efficacia del dispositivo.
MALI MINA VAGANTE DELLA REGIONE. Nonostante gli esiti positivi delle operazioni militari condotte nel settentrione del Paese dal contingente militare a guida francese, il Mali resta una mina vagante nel panorama della regione, essendo divenuto, nel periodo in cui il Nord era in mano a più gruppi jihadisti o indipendentisti, una 'zona franca' in cui i terroristi arrivavano dall'estero sapendo di trovare ospitalità o protezione o, per i neofiti, addestramento. La sicurezza dei confini, oggi, è un concetto abbastanza relativo e le sole certezze sono quelle che derivano dalla presenza dei militari francesi (oggi per l'operazione Barkhane, prima per quella Serval).

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