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FINANZA&PROCESSI 29 Giugno Giu 2015 1950 29 giugno 2015

Paolo Ligresti si costituisce, il 1 luglio l'udienza

Il rampollo di Don Salvatore mette fine alla latitanza in Svizzera. Ottenuti i domiciliari.

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Da sinistra Salvatore Ligresti con i figli Giulia, Paolo e Jonella.

Il 17 luglio del 2013, con un blitz senza precedenti nella storia imprenditoriale italiana, tutta la sua famiglia – il padre Salvatore, le due sorelle Jionella e Giulia – era finita agli arresti per falso in bilancio aggravato, pesante nocumento e manipolazione del mercato.
Per la procura di Torino che aveva condotto le indagini – alcuni filoni del processo sono stati poi trasferiti per competenza a Milano – don Salvatore e i suoi figli avevano consapevolmente alterato i bilanci della loro società, Fonsai, mentendo in Borsa per aumentare il valore delle azioni.
DUE ANNI DI LATITANZA NELLE VILLE SVIZZERE. Quel giorno Paolo Ligresti era in Svizzera, dove risiede da anni, e sfuggì alla custodia cautelare in carcere. Dopo due anni di latitanza, il rampollo della famiglia che negli Anni 80 ha influenzato molta parte dello sviluppo immobiliare di Milano, ha deciso di consegnarsi alla polizia italiana e si è costituito al valico di frontiera di Chiasso. «È tornato in Italia per presentarsi nel procedimento e difendersi», ha spiegato il suo legale, l'avvocato Davide Sangiorgio. La decisione è arrivata dopo che nei giorni scorsi, il giudice per l'udienza preliminare di Milano, Andrea Ghinetti, gli aveva concesso i domiciliari. Era stato proprio lui, Paolo, a chiederlo.
«Do il mio consenso all'estradizione verso l'Italia, ma chiedo che la misura cautelare venga convertita da carcere a domiciliari». Istanza accolta perché sarebbe decaduto il pericolo di fuga.
L'altra esigenza cautelare contestata nell'ordinanza d'arresto del luglio 2013, ossia il pericolo di reiterazione del reato, si è di molto attenuata, secondo il gup, dato il tempo trascorso dalla presunta commissione dei reati a lui imputati (aggiotaggio e falso in bilancio) e visto che il giovane Ligresti non ha più cariche societarie:
Paolo è accusato di aggiotaggio e falso in bilancio in uno dei filoni dell'inchiesta su Fonsai. L'udienza preliminare a suo carico e degli altri imputati riprenderà mercoledì 1 luglio.

La saga Ligresti e il caso Cancellieri

Su cosa poggia l'accusa? Secondo i magistrati, i Ligresti hanno falsificato il bilancio 2010 di Fonsai nella parte relativa alla “riserva sinistri”: accantonando meno di quanto avrebbero dovuto per coprire le polizze contratte, permettendo così alla famiglia di incassare più dividendi.
Nel processo, oltre ai circa duemila ex azionisti della società e alla Consob, si è costituita come parte civile anche Unicredit.
A maggio, è stato chiamato a testimoniarel'amministratore delegato della banca, Federico Ghizzoni. «Se avessimo saputo la verità non avremmo investito. Ci siamo sentiti presi in giro e truffati da numeri che non corrispondevano alla verità», ha dichiarato il manager. «In totale abbiamo investito nel gruppo 230 milioni, il 28 ottobre 2012 abbiamo venduto una quota di Fonsai, rientrando di 100 milioni di euro. Il danno economico per la banca è stato di 130 milioni, a cui va aggiunto il danno alla reputazione sui mercati. Investire in Fonsai non ha certo contribuito all’immagine della banca».
GIULIA HA PATTEGGIATO, JIONELLA ANCORA SOTTO PROCESSO. Dei tre figli di Salvatore Ligresti, solo Giulia è già uscita dai processi patteggiando una condanna a due anni e otto mesi. Il tribunale di Torino ha negato il patteggiamento a Jonella, che è tornata in libertà nel 2014 dopo quattro mesi di carcere e otto ai domiciliari.
Della saga giudiziaria dei Ligresti si era interessata, con un intervento giudicato da molti politicamente inopportuno, anche l'ex ministro della Giustizia, Annamaria Cancellieri, amica di famiglia da molto tempo e madre di Piergiorgio Peluso, che è stato direttore generale di Fonsai per un anno:
PER L'EX MINISTRO DELLA GIUSTIZIA ACCUSE ARCHIVIATE. Il 31 ottobre del 2013, Repubblica e Adnkronos pubblicarono alcune intercettazioni dell'ex guardasigilli con il fratello di don Salvatore, Antonino, nelle quali l'ex ministro mostrava di avere molto a cuore le sorti di Giulia, allora detenuta in carcere. La donna, che non mangiava da giorni e le cui condizioni di salute destavano preoccupazioni, ottenne dopo poco i domiciliari e le accuse alla Cancellieri vertevano proprio sul fatto che fosse stata lei a fare pressioni per ottenere la scarcerazione.
L'inchiesta aperta Roma a carico dell'ex ministro per false dichiarazioni si è chiusa a febbraio con un'archiviazione.

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