INDAGINI 30 Giugno Giu 2015 1100 30 giugno 2015

Incendio Città della scienza: ipotesi stipendi non pagati

Niente prove contro il custode. Pista camorra abbandonata. Sul rogo del 2013 alla Città della Scienza di Bagnoli l'ombra dei salari arretrati: una lite aziendale? Foto.

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Napoli: un grosso incendio ha devastato la Città della Scienza

Nella migliore delle ipotesi si verrà a sapere tutto degli inneschi, della velocità di propagazione delle lingue di fuoco e del tipo di combustibile.
Ma, almeno per il momento, chi - e soprattutto perché - ha dato in pasto alle fiamme Città della Scienza a Bagnoli, quel tragico 4 marzo 2013 (guarda le foto), resta nascosto da una cortina di fumo denso come la pece.
CUSTODE NEL MIRINO. Il gip ha bocciato il lavoro dei pm. La procura, da circa un annetto, ha messo sott'inchiesta un ex custode della struttura di Coroglio. Si chiama Paolo Cammarota.
Gli investigatori lo vorrebbero in manette, però il giudice delle indagini preliminari non solo non ha accolto la richiesta per mancanza di gravi indizi di colpevolezza ma, racconta il suo avvocato Luca Capasso a Lettera43.it, avrebbe ridimensionato l'intero impianto accusatorio.
RICOSTRUZIONI CONFUSE. Poche e contraddittorie le ricostruzioni, ipotetico - molto, troppo - il suo coinvolgimento nel piano diabolico di quella notte.
Cammarota si sarebbe contraddetto in un paio di interrogatori e in un confronto all'americana con un suo collega. Tutto qui. Ci vuole ben altro per metterlo ai ceppi.
Gli inquirenti gli stanno sul fiato sul collo, chiaramente.
TURNO DALL'ALTRO LATO. È stato perquisito, ultimamente, dalle forze dell'ordine alla ricerca di armi ed esplosivi nella sua abitazione nel Vesuviano.
Lui continua a professarsi innocente perché, giura, il suo giro di controllo notturno era dall'altro lato della struttura rispetto a quello in cui è divampato il primo focolaio.
Come avrebbe potuto essere in due posti contemporaneamente?
E ORA È DISOCCUPATO. L'ex vigilante non ha ricevuto ufficialmente alcun avviso di garanzia, e dell'inchiesta a suo carico l'ha appreso dai giornali.
Come lui l'hanno saputo quelli che potrebbero assumerlo - ora che è disoccupato -, ma non lo fanno. Per paura, molto probabilmente. E per non farsi trascinare in questa storiaccia.

Almeno la camorra non c'entra

La Città della Scienza.

Sfuma la pista della camorra.
Non regge, secondo il gip, nemmeno l'aggravante della finalità mafiosa che aveva mandato in tilt i giornali (e una certa politica) in occasione delle prime indiscrezioni sul fascicolo.
L'ombra dei clan è ormai quasi sparita dopo che si era prepotentemente allungata sulla base più di suggestioni che di vere ipotesi investigative.
DE MAGISTRIS, FALSO ALLARME. «Napoli è sotto attacco», si era sgolato il sindaco Luigi De Magistris.
«Mi sembra che dietro le fiamme ci sia una mano criminale», aveva aggiunto. «Ora dobbiamo affidarci completamente alla magistratura per indagini il più approfondite possibili».
Ma perché spuntano i boss in questa vicenda?
Bagnoli è da sempre terra di conquista della criminalità organizzata, affamata dei ricchi appalti per la bonifica dei veleni dell'ex Italsider.
I MOVENTI ERANO ETEROGENEI. Per deduzione, nell'incendio poteva (doveva?) esserci anche lo zampino della Bestia.
Vari ed eterogenei i moventi: la speculazione edilizia sui suoli, i bandi di gara indetti dalla stessa Città della Scienza, un'azione dimostrativa dopo i blitz e le operazioni che avevano decapitato le cosche locali.
GRUPPI CRIMINALI DEBOLI. Rappresaglia che forse avrebbero messo in pratica i Corleonesi, ma non certo i gruppi criminali del quartiere. Non abbastanza spietati da portare avanti un'offensiva così plateale e pericolosa.
Priva di riscontri è risultata pure la lettera, scritta da un collaboratore di giustizia, a proposito di un attentato terroristico alla struttura pianificato qualche anno prima.
Insomma, una volta tanto, la camorra non c'entra. E, in questa gran confusione, è quasi una buona notizia.
LA TRACCIA DEGLI STIPENDI. Cosa resta, allora? Al netto del movente di Cammarota che ancora non si intravede tra le pieghe dell'indagine, è probabile che la procura decida di approfondire il versante delle vertenze interne a Città della Scienza.
A cominciare dagli stipendi arretrati che i dipendenti, prima che il rogo divorasse tutto, vantavano dall'amministrazione: sei mensilità oltre alla 13esima.
Potrebbe essere, questo, lo spunto decisivo? Città della Scienza è stata distrutta per una banale conflitto aziendale?

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