Maria Giulia Sergio 150701104006
PROFILO 1 Luglio Lug 2015 1040 01 luglio 2015

Maria Giulia Sergio, la ragazza italiana che combatte per l'Isis

Ventotto anni, ha lasciato la famiglia a settembre. Per unirsi alla jihad. Con i parenti diceva: «Ai miscredenti va tagliata la testa».

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Maria Giulia Sergio.

Dieci persone in manette con l'accusa di far parte di un'associazione di stampo terroristico. Italiani e albanesi, membri di due famiglie che si sono incontrate grazie al matrimonio di due giovani. Uniti, a loro volta, dal mito della jihad. E dal desiderio, tramutato in realtà, di partire per la Siria e andare a combattere tra le fila dello Stato islamico. Lei è Maria Giulia Sergio, già balzata agli onori delle cronache nei mesi scorsi per la sua adesione al Califfato, ultima tappa del processo di conversione all'Islam.
CONVERTITA NEL 2009. Ventotto anni, originaria di Torre del Greco e residente a Inzago, nel Milanese, dal 2009, anno della sua conversione, ha deciso di farsi chiamare Fatima. Con ogni è probabilità è stato il suo primo marito, un giovane marocchino, ad avvicinarla alle idee dell'Islam.
AMBIENTI RADICALI. Ed è stato proprio a Inzago, dove si è trasferita con l'intera famiglia nel 2012, che queste idee si sono estremizzate, dopo l'incontro col giovane albanese che sarebbe diventato il suo secondo marito e col quale ha iniziato a frequentare ambienti radicali, in particolare dopo lo spostamento a Grosseto, dove viveva la famiglia di lui.
A SETTEMBRE LASCIA L'ITALIA. Come riportato dal Corriere della Sera, tra 2012 e 2013 i gruppi radicali albanesi in Toscana hanno ospitato due grossi imam-reclutatori, tra cui Bilal Bosnic, albanese, già ritenuto ispiratore del viaggio di Ismar Mesimovic, l’imbianchino di Longarone morto combattendo in Siria per l’Isis. Di lì a poco l'Islam è diventato la ragione di vita di Giulia. A settembre dello scorso anno avrebbe lasciato l’Italia acquistando a Roma un biglietto aereo per la Turchia. Poi avrebbe proseguito per la Siria con un gruppo di jihadisti albanesi. Quindi, il silenzio, Fino alle inquietanti comunicazioni intercettate sui computer degli arrestati. Che suonano come spaventose farneticazioni di una vera e propria terrorista.
«A QUESTA GENTE VA TAGLIATA LA TESTA». «Noi dobbiamo odiare i miscredenti, a questa gente deve essere tagliata la testa». «Non vedo l'ora di morire da martire». «Il nostro capo di Stato è Abu Bakr al Bagdadi». «Noi non siamo musulmani d'Italia, noi siamo qui nel Califfato per fare il jihad: noi uccidiamo per questo». «Prima abbiamo fatto la guerra, poi abbiamo bruciato le chiese. E ora abbiamo tutta la Siria». «Papà, tu sei chiamato dall'Islam, tu comandi in casa: prendi la mamma per i capelli e portala qui in Siria. Tu sei il marito, lei è obbligata a obbedire». Come riportato da L'Espresso, nelle conversazioni la giovane spiegava alla sorella che suo marito, in Siria, aveva partecipato alle esecuzioni con il taglio della gola di «miscredenti» (sciiti o cristiani) e di predicatori sunniti non allineati al Califfo. E quest'ultima approvava, dandosi da fare per raggiungere il Califfato coi genitori. L'unica dubbiosa sembrava essere la madre, che chiedeva se nello Stato islamico avrebbero avuto la lavatrice e potuto coltivare un orto. «L'orto? Qui ti daranno da coltivare tutta la Siria».

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