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STATO ISLAMICO 4 Luglio Lug 2015 1210 04 luglio 2015

Palmira, i reperti distrutti dall'Isis erano copie

Le statue prese a mazzate? Una messinscena per coprire la vendita degli originali all'estero.

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Le immagini dell'Isis che distrugge le statue (finte) di Palmira.

Prendere a martellate un patrimonio che può valere una fortuna?
No, questa volta persino quegli spietati tagliagole dell'Isis si sono rivelati più lucidi del solito.
Le foto dei jihadisti che si accanivano su un'antica statua di inestimabile valore nascosta nel museo di Palmira erano dei falsi.
O meglio, erano false le opere d'arte: si trattava di copie.
IMMAGINI IN RETE. In Rete sono finite le immagini in cui si vede un uomo sottoposto a fustigazione con l'accusa di essersi impossessato di busti provenienti da Palmira, 200 chilometri da Menbej, nella provincia di Aleppo, Siria centrale.
In altre foto viene mostrata la distruzione dei reperti.
L'ong Osservatorio nazionale per i diritti umani in Siria (Ondus) ha spiegato che si è trattato solo di una messinscena dei miliziani.
MEGLIO RIVENDERLE. Preservare opere d'arte salvando così un sito archeologico patrimonio dell'Unesco? Macché, soltanto per mere ragioni economiche.
Il Califfato vende i reperti all'estero. Un'attività non nuova, che permette allo Stato islamico di autofinanziarsi.
Grazie a un patrimonio che ha fruttato fin qui oltre 1.500 milioni di dollari.
OPERA RARISSIMA A PEZZI. Il direttore nazionale delle antichità siriane, Mamoun Abdelkarim, aveva invece denunciato la distruzione a Palmira da parte dell'Isis di una statua del I secolo a.C. raffigurante la dea preislamica al Lat sotto forma di leone.
«È il crimine peggiore commesso finora dall'Isis a Palmira», ha detto Abdelkarim, citato dai media panarabi.
«Era una statua rarissima. Era alta 10 metri e pesava 15 tonnellate. Era stata scoperta nel 1977».
La due missioni procedono parallele, col consueto cinismo: spazzare via l'identità culturale di Iraq, Siria e Occidente cercando sempre di garantitre entrate per le proprie casse.

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