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REAZIONI 6 Luglio Lug 2015 1213 06 luglio 2015

Grecia, la crisi su Twitter dopo il referendum

Il no delle urne, l'exit di Varoufakis e il gelo tedesco: la maratona di Atene continua sui social.

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Il sacrificio del ministro delle Finanze greco, Yanis Varoufakis, che si è dimesso nonostante la vittoria del no al referendum di domenica 5 luglio, è stato celebrato sull'altare di Twitter.
Il «marxista occasionale» ed «economista per caso», secondo le definizioni che Varoufakis stesso ha dato di sé nel corso del tempo (sempre attraverso blog e social network), non è l'unico ad aver scelto l'immediatezza del sito di microblogging per comunicare la sua nuova posizione sulla crisi di Atene, in piena tempesta dopo il rifiuto popolare delle misure di austerità chieste dalle 'istituzioni'.
Intanto, a sostituire Varoufakis, è stato chiamato il suo alter-ego, decisamente meno rock e più stile british, Euclid Tsakalotos.

Anche il presidente dell'eurogruppo, Jeroen Dijsselbloem, ha scelto Twitter per diffondere lo scarno statement con cui ha «preso atto» della scelta fatta dai greci. Un risultato a suo giudizio «very regrettable», davvero deplorevole. Diversa e più equilibrata la valutazione del presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, che oltre a «prendere atto» nel suo statement ha sottolineato di rispettare il voto espresso dai greci.

Sul fronte tedesco lunedì 6 luglio il portavoce di Angela Merkel, Steffen Seibert, ha detto che visto il risultato del referendum in Grecia «al momento non ci sono i presupporsi per nuove trattative su altri programmi di aiuto». Mentre Martin Jaeger, portavoce del ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schaeuble, ha chiarito che un eventuale «taglio del debito greco per noi non è un tema», sostenendo che la posizione della Germania non è cambiata a seguito della consultazione. Chi però si è spinto a drammatizzare maggiormente le conseguenze della vittoria del no è stato un altro tedesco, il presidente dell'Europarlamento Martin Schultz, che domenica sera ha parlato della necessità di inviare «aiuti umanitari» ad Atene, per salvaguardare gli innocenti «trascinati nel caos» dal governo di Syriza.

In Italia, a prendere posizione sulla crisi greca attraverso i social network, è stato il presidente del Consiglio Matteo Renzi, che su Facebook ha annunciato la necessità di «ricostruire una Europa diversa» e di «indicare una via definitiva per risolvere» l'emergenza greca.

L'altro Matteo, il segretario della Lega Nord Matteo Salvini, non ha perso l'occasione offerta dal Greferendum per coniare nuovi paragoni euroscettici.

Di diverso avviso il democratico Pier Luigi Bersani e l'europarlamentare Gianni Pittella, che si sono schierati a favore della riapertura delle trattative con Atene.

Mentre i 5 stelle, presenti ad Atene nel giorno del voto con Beppe Grillo, Luigi Di Maio e Alessandro Di Battista, hanno esultato per quella che considerano una «rivoluzione gentile» e democratica.

Il problema, però, come ha spiegato su Twitter il vicepresidente della Commissione europea Valdis Dombrovskis, è che nell'Eurozona le democrazie sono 19: metterle d'accordo sul da farsi per salvare la Grecia non sarà un ballo semplice.

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