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GIUSTIZIA 7 Luglio Lug 2015 1931 07 luglio 2015

Aldrovandi, Patrizia Moretti ritira le querele contro la polizia

La mamma di Federico. «Per loro è un mestiere ma per me un dolore». La sua lettera.

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Ferrara: Patrizia Moretti con l'immagine del figlio morto, Federico Aldrovandi (27 marzo 2013).

Ha perso suo figlio di soli 18 anni per mano di quattro agenti della polizia di Stato che avrebbero dovuto, al contrario, proteggerne l'incolumità.
È stata insultata, offesa, derisa. Ma ha vinto la sua lunga battaglia, civile prima ancora che legale, perché si sapesse la verità sulla morte di Federico e per avere almeno un po' di giustizia.
Ma adesso Patrizia Moretti, la mamma di Federico Aldrovandi ucciso nella notte del 25 settembre 2005 - i quattro poliziotti finiti sotto indagine sono stati condannati in via definitiva per eccesso colposo nell'uso legittimo delle armi - è stanca. Non vuole più sentire parlare degli aguzzini del suo amato Federico, non ha più voglia di fare la guerra, e ha deciso di ritirare le querele sporte.
«Non spenderò più minuti della mia vita per queste persone e per i loro pensieri. Mi voglio sottrarre a questo stillicidio: una fatica soltanto mia che nulla aggiungerebbe utilmente e concretamente a nessuno se non alla loro ansia di visibilità. Trovo stancante anche pronunciare i loro nomi. Inutile commentare le loro dichiarazioni pubbliche», ha scritto in una lettera pubblicata sul sito dell'associazione Amici di Federico.
«IO CI STO MALE, PER LORO È UN MESTIERE». «A dieci anni dalla morte di Federico per il mio ruolo di madre, ma anche per le mie aspirazioni e per la mia attuale visione del mondo, penso che il dedicare anche solo alcuni minuti a persone che disprezzo sia un’imperdonabile perdita di tempo. Non voglio più doverli vedere né ascoltare o parlare di loro. Perciò ritirerò le querele ancora in corso. Non lo faccio perché mi è venuta meno la fiducia nella giustizia, ma dieci anni sono troppi, ed è il momento di dire basta. Non è il perdono, d’altra parte nessuno mi ha mai chiesto scusa, ma prendere atto che per me andare avanti nelle azioni giudiziarie rappresenta soltanto un doloroso e inutile accanimento. Ritiro le querele perché sono convinta che una sentenza di condanna non potrebbe cambiare persone che – da quanto capisco – costruiscono la loro carriera sull’aggressività e sul rancore».
Un gesto, quello di Patrizia, che ha suscitato la commozione di molti lettori e utenti in rete.

— Luigi Manconi (@LuigiManconi1) July 7, 2015

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