ORRORE 9 Luglio Lug 2015 1643 09 luglio 2015

Srebrenica 20 anni dopo: cronistoria di un genocidio

Nel luglio 1995 oltre 8 mila musulmani bosniaci vennero trucidati dai serbi (foto).

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Ratko Mladic.

L'estate di 20 anni fa l'Europa visse una delle pagine più nere della sua storia recente.
Era l'11 luglio 1995 quando le truppe serbo-bosniache agli ordini del generale Ratko Mladic irruppero nella cittadina di Srebrenica, assediata da tre anni, e in pochi giorni massacrarono più di 8 mila musulmani (guarda la gallery).
Oltre agli abitanti, a Srebrenica c'erano anche i profughi che in tre anni di guerra si erano a loro volta rifugiati, scacciati dalle città e dai villaggi vicini, in quella che le Nazioni Unite avevano dichiarato 'zona protetta': in tutto 40 mila persone.
VETO DELLA RUSSIA ALL'ONU. A vent'anni di distanza, quelle atrocità rappresentano ancora una ferita aperta nella comunità internazionale. Lo dimostra lo stallo al Consiglio di sicurezza dell'Onu che non è riuscito ad approvare una risoluzione di condanna che avrebbe definito genocidio il massacro di 8.372 uomini e bambini musulmani commesso dalle forze serbo-bosniache. Una tragedia ampiamente giudicata come la più grave carneficina in Europa sin dalla Seconda Guerra mondiale. Ma all'Onu la Russia si è messa per traverso e ha posto il veto.
MLADIC IN ATTESA DI PROCESSO. E mentre il generale Mladic è ancora in attesa di essere processato dal Tribunale penale internazionale dell'Aja per genocidio e crimini contro l'umanità, anche la cerimonia in programma sabato 11 luglio in Bosnia per commemorare il 20esimo anniversario del massacro sta suscitando tensioni.

Dai bombardamenti della Nato al massacro

Fosse comuni scoperte a Srebrenica.

Il giorno precedente la caduta, il 10 luglio, a causa dei bombardamenti, circa 10 mila musulmani, per lo più donne, vecchi e bambini, cercarono rifugio a Potocari, nella base dei caschi blu olandesi, mentre circa 15 mila uomini di tutte le età si incamminarono attraverso i boschi in direzione di Tuzla, sotto il controllo delle forze governative. Alcuni erano civili, altri militari, dei quali solo un terzo armati. La Nato cominciò a bombardare i carri armati serbi che avanzavano verso la città, ma dopo che i serbi, che già tenevano in ostaggio 300 caschi blu francesi e britannici, minacciarono di attaccare i soldati dell'Onu olandesi, i bombardamenti cessarono.
L'11 luglio Mladic entrò in una Srebrenica deserta; nel mentre verso sera a Potocari c'erano già 20-25 mila rifugiati. Alcune migliaia riuscirono a entrare nel recinto della base olandese, altri si accamparono fuori. Il 12 luglio i soldati di Mladic cominciarono a dividere gli uomini, tra i 15 e i 65 anni, da donne, bambini e anziani. Gli uomini vennero uccisi sul posto o portati in varie strutture nell'area di Bratunac. Oltre 23 mila donne, bambini piccoli e anziani vennero invece deportati con dei pullman e camion verso Tuzla entro la sera del 13 luglio.
ESECUZIONI DI MASSA E FOSSE COMUNI. Quello stesso giorno i caschi blu olandesi costrinsero i rifugiati a lasciare la base consegnandoli praticamente nelle mani dei carnefici. Fra il 12 e il 23 luglio una parte degli uomini e ragazzi che si erano avviati verso Tuzla attraverso i boschi vennero uccisi in imboscate, decimati dai bombardamenti, si arresero e furono fatti prigionieri in varie località.
Si stima che nel pomeriggio del 13 luglio oltre 6 mila musulmani vennero fatti prigionieri. Le prime esecuzioni di massa cominciarono nel pomeriggio del 13 con la fucilazione di 150 musulmani a Cerska, e si conclusero il 16 luglio, quando cominciarono gli scavi delle fosse comuni. Un mese e mezzo dopo, militari e poliziotti serbo-bosniaci, per occultare le prove del massacro, riesumarono e riseppellirono i corpi delle vittime in altre località della zona.
FINORA 13 CONDANNE ALL'ERGASTOLO. Fino ad oggi sono state aperte 93 fosse comuni, contenenti ossa dalle quali si sono ottenuti 7.033 profili Dna: comparati con i campioni dei congiunti sopravvissuti hanno permesso l'identificazione di 6.930 vittime. Per il genocidio di Srebrenica sono state finora incriminate per crimini di guerra 70 persone: 20 dal Tribunale internazionale dell'Aja (Tpi) e 50 dal tribunale di Sarajevo. Tredici imputati, tra cui tre comandanti militari serbi, sono stati condannati all'ergastolo.

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