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REGIME 11 Luglio Lug 2015 1100 11 luglio 2015

Isis, torture e morti quotidiane a Raqqa nell'era del Califfo

Basta un sospetto per 100 frustate. Donne umiliate. Presunte spie decapitate. Vietati contraccettivi, musica e viaggi fuori città. Il terrore continuo jihadista.

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da Marjayoun (Libano)

La città di Raqqa, definita capitale dello Sato Islamico.

Nel regno del Califfo si rischia di morire se non si conosce la strada per raggiungere una moschea.
La brutta avventura l'ha vissuta Abou Ibrahim, arrivato da Raqqa in un campo profughi a Marjayoun, nel Sud del Libano.
«Mentre camminavo alcuni miliziani dell’Isis mi hanno chiesto la strada per una moschea che non conoscevo. Si sono insospettiti e mi hanno chiesto la mia carta di pentimento».
CERTIFICATO DI FEDELTÀ. Un documento rilasciato dal cosiddetto Stato Islamico a poliziotti e soldati del governo siriano, ma anche a chi insegnava inglese, lingua proibita, o ai sarti che cucivano vestiti occidentali.
Il certificato testimonia, non si sa bene in che modo, la fedeltà al nuovo governo.
Abou era un poliziotto. «Ero terrorizzato, avevo dimenticato la carta a casa. Per fortuna hanno accettato che mio figlio andasse a prenderla e si sono poi limitati a punirmi con due giorni di prigione. Quando sono uscito ho deciso di scappare».
IL TERRORE QUOTIDIANO. Il Califfato dell'Isis si estende su quasi metà della Siria e un terzo dell’Iraq.
Il regno del terrore di Abu Bakr al Baghdadi conta una popolazione di circa 14 milioni di persone, che hanno subito una trasformazione radicale del loro modo di vivere.
I jihadisti impongono a tutti il rispetto della loro interpretazione della Shariah (legge islamica).
I membri armati dell'Hisba vigilano sull’applicazione delle regole e il rispetto dei divieti imposti dall’Isis.
FRUSTATE O PENA DI MORTE. Pattugliano continuamente il territorio con i loro fuoristrada oscurati, indossando pantaloni larghi di stile afgano, lunghe camicie e maschere che coprono il viso, alla ricerca costante di comportamenti ritenuti immorali.
Chi viola le regole è punito, dal carcere alle frustate, dalla gogna alla pena di morte.
RADIO SENZA MUSICA. Ogni aspetto della vita quotidiana è regolato e controllato dagli uomini del Califfo.
Così, per evitare di incappare nelle punizioni, gli uomini fanno un grande uso di acqua di colonia per nascondere l’odore delle sigarette, in automobile la radio è sintonizzata solo sulla stazione dell’Isis, l’ascolto di musica non autorizzata può essere punito anche con 100 frustate.
DONNE VESTITE DI NERO. Le donne devono essere vestite di nero e completamente coperte, le scarpe basse e di cuoio. I negozi devono chiudere durante la preghiera e tutti devono partecipare.

Si scompare all'improvviso e poi arriva il video con l'esecuzione

Un gruppo di combattenti dell'Isis.

Abou racconta che «basta poco per trovarsi nelle loro mani, tante persone sono scomparse all’improvviso, poi alle famiglie le autorità consegnano un certificato di morte o mostrano un video dell’esecuzione. Di tanti, invece, non si sa più nulla. Li odiamo, ma siamo spaventati».
SPIE DECAPITATE. Tra le tante vittime c'è il fratello di Mohammad. «Io e Abdullah eravamo impiegati all’ufficio del governatore di Raqqa. Quando sono arrivati i miliziani dell'Isis abbiamo firmato subito la ‘carta di pentimento’. Pochi giorni dopo hanno arrestato Abdullah con l’accusa di essere una spia. Due settimane dopo mi hanno portato un Dvd con la ripresa della sua decapitazione. Allora ho deciso di scappare con tutta la famiglia».
FEMMINE TERRORIZZATE. Dai racconti dei profughi arriva l’immagine di una Raqqa, la città definita capitale dello Sato Islamico, completamente trasformata.
«Noi donne siamo obbligate a coprirci dalla testa ai piedi», racconta Fatima, «quando usciamo per andare al mercato corriamo per rientrare il prima possibile a casa e evitare di incontrare le pattuglie dell’Hisba».
Le donne possono lavorare solo come infermiere o nei negozi di abbigliamento femminile, dove anche i manichini delle vetrine sono coperti.
MURI PER PROTEGGERE LE CASE. «Con mio fratello», dice Abou, «avevamo costruito un muro fuori dall’abitazione, così eravamo sicuri che le donne in casa non potevano essere viste dalla strada».
Le punizioni per le piccole infrazioni possono variare da una multa alla reclusione per un paio di ore o qualche giorno, a seconda dell’umore della pattuglia Hisba.
LEGATI IN PIAZZA A UN PALO. Per i reati più gravi o ripetuti il colpevole può essere legato a un palo in una piazza per diversi giorni con appeso al collo un cartello che riporta il suo crimine.

Lo schema: terrore, ripristino dei servizi e pentimento

Abu Bakr al-Baghdadi.

Quando le milizie conquistano un villaggio si ripete sempre lo stesso schema.
Prima il terrore con la caccia ai poliziotti, ai soldati e agli impiegati statali, poi la richiesta alla popolazione di lavorare per ripristinare rapidamente i servizi essenziali.
MULTE SALATE. Solo dopo è imposto agli impiegati di tornare al lavoro: dipendenti del governo, ex-militari ed ex-poliziotti sono obbligati a firmare la ‘carta di pentimento’, devono consegnare le armi e, spesso, pagare multe che possono arrivare a diverse migliaia di dollari.
Le scuole sono prima chiuse e dopo qualche tempo riaperte con i nuovi curricula dell’Isis e nuove tasse sono imposte alle imprese e alle attività commerciali.
CONTRACCETTIVI VIETATI. Ai farmacisti sono impartite lezioni di Shariah ed è proibita la vendita di contraccettivi.
Volantini e gli altoparlanti delle moschee garantiscono la diffusione delle nuove regole imposte alla popolazione.
Fady, un altro rifugiato, racconta di essere stato arrestato diverse volte per vari piccoli reati, per esempio dopo aver fatto visita alla tomba dello zio durante le festività islamiche alla fine del 2014, tradizione contraria all’interpretazione religiosa dell'Isis.
VIA DALLA CITTÀ COI PERMESSI. Ai residenti del Califfato è vietato lasciare le loro città senza uno speciale permesso.
Per ottenerlo è necessaria la compilazione di un modulo con tutti i dati personali e, soprattutto, si devono lasciare tutte le proprietà allo Stato Islamico a garanzia del ritorno.
Le donne per viaggiare devono richiedere un’autorizzazione all’Hisba, che spesso è negata per la preoccupazione che una volta fuori non si attengano ai codici di abbigliamento dell'Isis.
MALATA DI CANCRO BLOCCATA. «Un’amica di mia madre aveva bisogno di un trattamento per il cancro, ha presentato la domanda per lasciare temporaneamente il territorio dell'Isis. Gliel'hanno rifiutata».
«Abbiamo pagato 5 mila dollari a un contrabbandiere e rischiato la vita per arrivare qui», dice Mohammad, «ora che la famiglia è al sicuro però io torno indietro per ammazzare un po’ di quei cani che hanno massacrato mio fratello».

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