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TRAGEDIE 15 Luglio Lug 2015 1708 15 luglio 2015

Le morti maledette dei figli delle rockstar

Droghe, incidenti, depressione. Da Arthur Cave a Peaches Geldof: le fini tragiche dei rampolli delle pop-star.

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Uccisi per «overdose» della fama dei genitori o semplicemente condannati per Dna a un'esistenza breve e maledetta.
Da Peaches Geldof a Conor Clapton. Da Bobbi Kristina Brown a Jeff Buckley. Sono i figli dannati del rock.
Ragazzi la cui vita dura come di un assolo di batteria. E la cui scomparsa provoca lo stesso assordante stordimento.
Di schianto è finita quella di Arthur, figlio 15enne della rockstar australiana Nick Cave. Il ragazzino, uno dei due gemelli del cantautore, è caduto da una scogliera a Ovingdean Gap, Brighton, nel Sud dell'Inghilterra. Incidente o suicidio? Lo diranno tempo e indagini.
Intanto il soccorso in elicottero e l'inutile corsa all'ospedale Royal Sussex County hanno fatto precipitare nel dolore la famiglia, caduta nel vuoto assieme al «nostro figlio adorato e bellissimo».
IL VOLO TRAGICO DI CONOR CLAPTON. Quello di Arthur è l'ultimo caso di di un destino che sembra scritto nel cognome.
Come è successo a Conor, il figlio Lory Del Santo e Eric Clapton, caduto nel vuoto dal 53esimo piano del grattacielo sulla 57esima strada di New York.
Il bimbo aveva solo 4 anni quel 20 marzo 1991, e forse per questo il celebre genitore gli canta «ricorderai il mio nome, se ci vediamo in Paradiso?» in Tears in haven.
Tra esistenze «dorate», sfortune e depressioni il filo rossso della tragedia ha legato spesso i destini di genitori e figli.
BOBBI KRISTINA RIVERSA NELLA VASCA COME MAMMA WHITNEY. A un nastro sottilissimo è annodata la vita Bobbi Kristina Brown, la 22enne figlia di Whitney Houston in coma dal 31 gennaio 2015, quando era stata trovata priva di sensi nella vasca da bagno della sua casa di Atlanta. Un'analogia inquietante con la morte della madre, il cui cadavere era stato rinvenuto nella stessa posizione ma imbottito di eroina nella toilette di una camera di hotel a Beverly Hills.
TIM E JEFF BUCKLEY: DRAMMI SCRITTI DALLA STESSA MANO. E scritti dalla stessa mano sembrano pure i drammi di Tim e Jeff Buckley. Due stelle del firmamento indie-rock. Padre sconosciuto e artista di culto, Tim incontrò suo figlio solo poco prima di andarsene per un'overdose nel 1975, a 28 anni. L'arte di Jeff - racconto di un'assenza, un istante, una donna, qualcosa che fugge inesorabile - finisce la sera del 29 maggio 1997 (a 31 anni): mentre sta andando a registrare, si ferma col furgone e si immerge nel Wolf River, affluente del Mississippi. Non ne esce più, forse risucchiato dal gorgo di un battello in transito. Sua madre giurerà che droga e alcol non c'entrano.
PEACHES GELDOF, OVERDOSE ALL'OMBRA DEL PADRE BOB. Nomen omen, direbbero i latini. Anche se, cresciuta all'ombra dell'ingombranza dei genitori-star, a volte la fragilità umana alla fatalità dà un bella spinta.
Peaches, figlia del cantante irlandese Bob Geldof, era una ragazza vivace: modella, conduttrice tv, giornalista. Si era già sposata due volte e aveva avuto due figli. I rotocalchi inglesi la inseguivano, ne scrutavano l'insieme, ne captavano l'interesse. Tutto scomparso, liquefatto, svanito. In una nuvola di dolore. Overdose di eroina dissero i medici nel 2014: proprio come la madre Paula Yates dieci anni prima.

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