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ANTIMAFIA 15 Luglio Lug 2015 0940 15 luglio 2015

Mafia Roma, sequestrato ristorante il Barroccio

Il ristorante dietro al Pantehon faceva riferimento al calabrese Salvatore Lania. Confiscati beni per 11 milioni di euro.

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L'ingresso del ristorante il Barroccio.

Blitz nella Capitale della Direzione investigativa antimafia. Il ristorante 'Il Barroccio', nella centralissima via dei Pastini alle spalle del Pantheon, è stato sequestrato.
Il locale, secondo gli investigatori, era gestito da Salvatore Lania, imprenditore calabrese arrestato il 12 marzo scorso perché accusato di intestazione fittizia di beni. Nella stessa strada erano già stati sequestrati altri due ristoranti, 'Il faciolaro' e 'La rotonda', che facevano riferimento allo stesso soggetto. In tutto i beni mobili e immobili sequestrati finora a Lania valgono circa undici milioni di euro.
CHI È SALVATORE LANIA. Il profilo di Salvatore Lania era già emerso nell'indagine che aveva portato al sequestro e alla successiva confisca del Caffè de Paris. Al centro dell'inchiesta c'erano le infiltrazioni nella Capitale della 'ndrina Alvaro, originaria di Sinopoli in provincia di Reggio Calabria. Lania, a quanto pare, aveva rapporti d'affari con una serie di personaggi contigui all'organizzazione criminale, coinvolti in un vasto commercio transnazionale di merci contraffatte prodotte in Cina, sdoganate a Gioia Tauro con l'appoggio della cosca Piromalli-Molè e destinate a raggiungere la Repubblica Ceca.
INVESTIMENTI MILIONARI IN POCHI MESI. Le indagini della Dia di Roma avevano portato alla luce investimenti milionari fatti da Lania in un brevissimo lasso di tempo, assolutamente incompatibili e sproporzionati rispetto ai redditi dichiarati al fisco. Una società di comodo, intestata a prestanome, era stata creata per celare la reale proprietà delle attività di ristorazione ed eludere eventuali provvedimenti di sequestro, dato il suo coinvolgimento nell'indagine sulla cosca Alvaro.
VENDITA DI PASTI A CLIENTI INESISTENTI. Nel decreto di sequestro relativo ai ristoranti 'Il Faciolaro' e 'La Rotonda', inoltre, veniva sottolineato un altro aspetto illecito: l'uso della ristorazione per presunte operazioni di riciclaggio «mediante la vendita di pasti a clienti inesistenti». Ingenti somme di denaro sarebbero state così 'ripulite' e poi immesse «nel mercato legale, mediante la fatturazione per forniture e servizi sovra-costo o inesistenti».

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