Caporalato 150721163809
CAPORALATO 21 Luglio Lug 2015 1638 21 luglio 2015

Puglia, muore bracciante sudanese in un campo

Un immigrato di 47 anni muore mentre raccoglie pomodori a Lecce. Era in regola, ma senza contratto.

  • ...

Un bracciante sfruttato nei campi del sud Italia.

Morire in un campo, per il caldo e l'affaticamento, raccogliendo pomodori 12 ore al giorno per guadagnare meno di 25 euro.
Mohammed aveva 47 anni e veniva dal Sudan. Era munito di regolare permesso di soggiorno ma lavorava sotto i caporali nelle campagne tra Nardò e Avetrana senza contratto di lavoro.
LA CONDANNA DI FLAI CGIL. «La sua morte non può restare un fatto di cronaca estiva, la sua morte è un atto di accusa verso un mercato del lavoro agricolo colpito in modo forte dalla piaga dello sfruttamento», ha commentato in una nota Stefania Crogi, segretario generale Flai Cgil. «È una situazione che come Flai Cgil denunciamo e contrastiamo da anni, incontrando enormi difficoltà anche da parte di chi, politica e istituzioni, dovrebbe dare risposte forti e immediate. Il bracciante morto ieri sul lavoro è morto perché non poteva alzare la testa per chiedere aiuto, non poteva far valere i suoi diritti, non poteva pretendere un lavoro giusto e sicuro ed era nella condizione di non avere i soccorsi adeguati in tempi rapidi».
Una nuova schiavitù che deve essere debellata.
INDAGATE TRE PERSONE. Intanto tre persone sono indagate: la titolare dell'azienda presso cui lavorava Mohamed, il marito e il presunto caporale sudanese.
Il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, ha chiesto che si «faccia luce sulle condizioni di lavoro» dell'azienda agricola leccese.
«La scomparsa di Mohammed nelle campagne tra Nardò e Avetrana», ha aggiunto il governatore, «sotto il sole cocente di questi giorni, ci rattrista e addolora. Si tratta dell' ennesimo incidente sul lavoro, questa volta ancora più angosciante per la dinamica, visto che il bracciante, cittadino sudanese, probabilmente è morto a causa del gran caldo che imperversa in questi giorni, ancor di più sensibile nei campi di pomodori del Salento dove stava guadagnando la giornata».
EMILIANO: «NON SONO LADRI DI LAVORO». E poi l'affondo: «Mohammed aveva i documenti in regola e faceva proprio il bracciante per professione. Lo vogliamo ricordare a chi guarda a questi operai come ladri di lavoro, mentre con il loro sacrificio fanno funzionare pezzi di un'economia che vogliamo sempre più sana e sicura».

Il dossier Medu: braccianti con permesso ma senza contratto

La situazione in cui versano i lavoratori immigrati nel Sud Italia è stata fotografata dal dossier Terraingiusta. Rapporto sulle condizioni di vita e di lavoro dei braccianti stranieri in agricoltura, frutto di mesi di lavoro sul campo dell'associazione Medu, operatori di Medici per i Diritti umani.
«In tutti i territori, la gran parte dei lavoratori stranieri assistiti dal team di Medu era in possesso di un regolare permesso di soggiorno», si legge nel rapporto: «per motivi di lavoro nelle aree a maggior presenza stanziale come la Campania e il Lazio, per protezione internazionale o motivi umanitari nei contesti con maggior flusso stagionale come la Calabria oppure ancora con caratteristiche miste in Basilicata».
IL CONTRATTO NON È UNA GARANZIA. Ma nemmeno avere un contratto garantisce un equo rapporto di lavoro.
«In particolare in tutti i contesti i contributi dichiarati sono risultati, nella maggior parte dei casi, nettamente inferiori al numero di giornate lavorative effettivamente svolte così come anche il salario, sia in presenza di contratto sia di lavoro nero, è risultato sensibilmente ridotto – in genere dal 30 al 40% – rispetto ai minimi giornalieri garantiti dal contratto nazionale e dai contratti provinciali di lavoro».
Senza poi considerare le condizioni abitative e sanitarie in cui questi braccianti sono costretti a vivere. «Nei territori caratterizzati da forti flussi stagionali di braccianti come la Piana di Gioia Tauro, il Vulture Alto Bradano e la Capitanata, le condizioni abitative e igienico-sanitarie sono apparse assai gravi senza alcun sensibile miglioramento rispetto agli anni precedenti. Baraccopoli e casolari fatiscenti rappresentano ancora oggi il drammatico quadro da “crisi umanitaria” che segna il paesaggio di queste campagne».

Correlati

Potresti esserti perso