Terrorismo, Alfano siamo in trincea
SICUREZZA 22 Luglio Lug 2015 2116 22 luglio 2015

La base di Ghedi, dalla Grande Guerra alla lotta contro Isis

L'aeroporto intitolato a Luigi Olivari fu fondato nel 1915. Anche D'Annunzio ne cantò le lodi. Oggi è la base dei tornando e ospiterebbe anche ordigni atomici. Era nel mirino dei presunti terroristi.

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È un reparto in prima linea nella lotta al terrorismo internazionale il 6/o Stormo di Ghedi, comune in provincia di Brescia, finito oggi nel mirino dei due presunti terroristi arrestati nel bresciano con l'accusa di star progettando un attentato.
Attualmente, quattro caccia Tornando schierati in Kuwait nell'ambito della coalizione internazionale anti-Isis provengono proprio dalla base di Ghedi e questa, sospettano gli inquirenti, potrebbe essere la ragione dell'attacco che i fermati aveva in mente di sferrare all'istallazione militare.
I responsabili della sicurezza della base stanno valutando l'innalzamento delle misure di protezione.
La storia dell'aeroporto militare Alfredo Fusco di Ghedi risale all'inizio della Prima guerra mondiale. Fondato nel 1915 in occasione della Grande Guerra per proteggere la città di Brescia, nel 1921 l'aeroporto è stato dedicato alla memoria del tenente pilota Luigi Olivari, medaglia d'argento al Valor Militare.
LA BASE CANTATA DA D'ANNUNZIO. A questo 'asso dei cieli', eroe della prima guerra mondiale, ed alla base, Gabriele D’Annunzio volle dedicare alcuni versi: «Questo campo di Ghedi, cimento e tempra d’eroiche giovinezze devote all’olocausto infinito, è oggi riconsacrato al puro nome di Luigi Olivari e nello splendore dei suoi puri occhi che, non tra gli uomini e non tra le aquile, ebbero eguali nel fissare il sole e la morte».
Attualmente è la base del 6/o Stormo dell'Aeronautica Militare (i Diavoli rossi) con il 102 Gruppo, il 154 Gruppo e il 156 Gruppo, tutti equipaggiati con Tornado IDS. Nell'aeroporto - secondo il programma Nato di condivisione nucleare - sarebbero conservate anche 20-40 bombe atomiche B61-4.
I COMPITI DEL 6/O STORMO. Tra i compiti del 6/o Stormo, quelli di mantenere la «prontezza al combattimento degli equipaggi di volo; cooperare con le autorità civili in caso di calamità naturali, condurre operazioni di attacco e ricognizione per difendere l'area di interesse assegnata».
LA MISSIONE IN KUWAIT. Appartenevano a questo reparto i quattro militari morti il 19 agosto scorso in uno schianto tra due Tornado sui cieli delle Marche. In Kuwait è dispiegata dallo scorso ottobre una task force italiana che utilizza velivoli Tornado (nella base di Ahmed Al Jabe) «per svolgere - come ha ricordato il 21 luglio in audizione il ministro della Difesa, Roberta Pinotti - le operazioni di sorveglianza e ricognizione sull'Iraq, mantenendo aggiornato il quadro della situazione sul terreno».
I Tornado appartengono appunto al 6/o Stormo di Ghedi. Della Task force fanno parte anche due velivoli senza pilota Predator e un velivolo da rifornimento in volo Boeing KC 767. Proprio di recente i velivoli italiani rischierati in Kuwait hanno raggiunto il traguardo delle 1.000 ore di volo.

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