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SVOLTA 22 Luglio Lug 2015 1029 22 luglio 2015

Pesaro, Ismaele Lulli è stato ucciso per gelosia: due fermi

I colpevoli sarebbero due 20enni albanesi suoi compagni di scuola. Gli inquirenti: «L'hanno invitato al fiume poi sgozzato». 

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Una foto fornita dai carabinieri durante la conferenza stampa sull'omicidio di Ismaele Lulli mostra i due presunti assassini Meta Igli e Mema Marjo.

È un quadro di rivalità, gelosie e incomprensioni di paese quello che c'è dietro all'omicidio di Ismaele Lulli, lo studente 17enne trovato cadavere con la gola tagliata in un boschetto a Sant'Angelo in Vado.
DUE FERMI. Per il suo delitto sono stati prima interrogati per ore dai carabinieri e poi sottoposti a fermo di indiziati di reato due giovani albanesi, un 20enne residente a Urbania a pochi chilometri di distanza, e un 19enne residente a Sant'Angelo in Vado. Di mezzo ci sarebbe la fidanzata 19enne del primo, ingelosito dalla sua frequentazione con Ismaele. Un 'dramma della gelosia', tutto consumato a colpi di post su Facebook e altri social media, passati al setaccio dai carabinieri che hanno così individuato i due giovani. Tra gli indizi a loro carico anche il fatto che i loro cellulari sono stati agganciati dalla cella telefonica del luogo in cui è stato trovato il corpo di Ismaele.
PUNITO PER GELOSIA. I due giovani albanesi hanno responsabilità diverse nella morte di Ismaele: l'autore materiale è Igli Meta, di 20 anni residente a Urbania, mentre Marjo Mema, di 19 anni, lo avrebbe aiutato. Si tratta di uno dei particolari emersi durante la conferenza stampa dei carabinieri a Pesaro, che hanno confermato come Igli Meta, il giovane che avrebbe materialmente ucciso il 17enne, avrebbe agito per gelosia. Erroneamente convinto che il ragazzo avesse tentato un approccio con la sua ex fidanzata, avrebbe quindi inteso punirlo.
A Ismaele, dicono gli inquirenti, è stata tesa una trappola: il ragazzo incontrò i suoi carnefici alla fermata dell'autobus e accettò la proposta di andare a fare un bagno al fiume. Salì spontaneamente sull'auto di uno dei due, «senza costrizioni», hanno detto i carabinieri durante la conferenza stampa a Pesaro. L'auto si diresse a San Martino in Selva Nera, luogo dell'omicidio.
L'SMS ALLA MADRE INVIATO DAI SUOI AGUZZINI. Alle 16 di domenica, la madre aveva ricevuto un sms dall'utenza del figlio che annunciava l'intenzione di andare a Milano e «cambiare vita». In realtà, a quell'ora, il ragazzo, studente dell'alberghiero e benvoluto da tutti in paese, forse era già morto e il messaggio sarebbe stato inviato dai due giovani che successivamente gli hanno rimesso il telefono in tasca e poi hanno gettato il corpo in un dirupo ricco di vegetazione. Dai primi risultati trapelati dall'autopsia effettuata il 22 luglio ad Ancona, la morte sarebbe stata provocata da un solo colpo di lama, che avrebbe reciso la trachea provocando il decesso per asfissia. Sul collo segni di altre lesioni, compatibili però con l'impatto con rami e vegetazione, mentre non ci sarebbero altri segni di colluttazione. La morte risale alle prime ore del pomeriggio di domenica, quindi prima delle 16.
LE PRIME AMMISSIONI DEI SOSPETTATI. Torchiati per ore, i due ragazzi albanesi avrebbero cominciato a fare le prime ammissioni e a collaborare con gli investigatori. Uno avrebbe parlato dell'arma, non ancora trovata. «È come se cominciassero solo ora a rendersi conto dell'enormità del fatto», ha commentato una fonte investigativa, che ha parlato anche di «delitto da videogame» per la violenza eccessiva e sproporzionata rispetto a qualunque possibile movente. Durante le ore di interrogatorio, davanti alla caserma dei carabinieri di Sant'Angelo in Vado, si sono radunati parenti e amici di Ismaele: dolore, rabbia, disperazione che sono sfociate in momenti di tensione quando i due ragazzi fermati sono stati fatti salire su mezzi dei carabinieri e portati al carcere di Villa Fastiggi a Pesaro. A quel punto urla, calci e pugni alle auto, invettive, lacrime. «Conoscevo Ismaele da quando era bambino», ha singhiozzato un uomo anziano.

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