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POLIZIA VIOLENTA 22 Luglio Lug 2015 1643 22 luglio 2015

Sandra Bland, cosa non torna nel suicidio dell'attivista nera

L'arresto brutale per un sorpasso. La morte in cella. I dubbi di amici e parenti. Il caso della paladina dei diritti civili agita gli Usa. Nuovo caso di razzismo?

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Sandra Bland, 28 anni, attivista afroamericana, è stata trovata morta nella cella di un carcere in Texas. La polizia dice che si è trattato di un suicidio.

Sandra Bland aveva 28 anni, era nata nell'Illinois, Midwest degli Stati Uniti.
Il 15 luglio avrebbe dovuto iniziare il suo nuovo lavoro alla Prairie View A&M University, l'ateneo dove si era laureata nel 2008.
FERMATA PER UN SORPASSO. Qualche giorno prima, il 10, si era messa in macchina per raggiungere la contea di Waller, in Texas, dove ha sede l'università, per un ultimo colloquio prima dell'assunzione - ormai certa secondo quanto ha raccontato la sua famiglia -, ma durante il tragitto è stata fermata da un poliziotto perché aveva effettuato un sorpasso senza mettere la freccia.
MORTA TRE GIORNI DOPO. Trasferita nel carcere della contea, è stata ritrovata morta tre giorni dopo, il 13 luglio, nella sua cella.
Suicidio, dicono le forze dell'ordine. Una versione a cui, però, gli amici e la famiglia non credono.
ATTIVISTA PER I DIRITTI CIVILI. Sandra era un'attivista per i diritti civili, faceva parte del movimento Black lives matter, nato in seguito ai numerosi casi di violenze da parte della polizia nei confronti di ragazzi e ragazze afroamericani accaduti negli ultimi anni in diversi Stati dell'unione.
Il sospetto di un nuovo tragico caso di discriminazione razziale torna ad agitare gli Stati Uniti.
Bland è 'stata suicidata'?

La ricostruzione della polizia: morte per auto-soffocamento

Il 14 luglio, lo sceriffo della contea di Waller, Glenn Smith, ha diffuso un comunicato ufficiale sull'accaduto, spiegando che alle 8 della mattina del giorno prima Sandra era ancora viva, le era stata portata la colazione - rifiutata, secondo quanto hanno poi ricostruito diversi organi di stampa - e che poco dopo un agente l'ha ritrovata in fin di vita nella sua cella.
RIANIMAZIONE INUTILE. «Non respirava a causa di quello che, all'apparenza, sembrava essere stato un auto-soffocamento», recita la nota.
Il poliziotto ha tentato di rianimarla nell'attesa dei soccorsi, ma non c'è stato nulla da fare.
L'autopsia disposta sul cadavere ha stabilito che si è trattato di un suicido per soffocamento.
La versione ufficiale fornita dalle autorità del Texas, però, non convince.
FORTI DENUNCE SUI SOCIAL. La famiglia ha chiesto un'autopsia indipendente.
Nella sua attività in difesa dei diritti degli afroamericani, Bland aveva denunciato più volte, con toni molto duri e su diversi social network, la brutalità e le violenze perpetrate dalla polizia su uomini e donne di colore.

Il New York Times ha ripubblicato un video di YouTube in cui Bland attacca la polizia per le violenze inferte agli afroamericani e critica i 'bianchi' per il loro disinteresse nei confronti della discriminazione razziale ancora viva negli Stati Uniti.

Il video del fermo è stato editato per nascondere qualcosa?

  • Il video dell'arresto di Sandra Bland.

Il video ufficiale del fermo diffuso dal dipartimento di giustizia del Texas mostra l'agente, Brian Encinia, mentre si avvicina all'auto di Bland, le chiede di gettare la sigaretta e al rifiuto della donna di farlo le intima di scendere dall'auto.
Il dialogo a quel punto si fa più teso: Sandra cerca di non farsi trascinare fuori dall'auto, chiede perché è in arresto, alla fine esce dalla macchina.
I due continuano a discutere animatamente, arrivano altri agenti, poi l'arresto.
TAGLI E LOOP, I DUBBI DI NORTON. Il filmato ha sollevato numerosi dubbi sulla sua veridicità.
Il giornalista Ben Norton l'ha analizzato nel dettaglio e sostiene che il video sia stato editato, con tagli e immagini che tornano in loop.
Ma per nascondere cosa? Encinia, che è stato sospeso dal servizio in attesa che si chiuda l'indagine aperta dalla magistratura, dice di essere stato aggredito dalla donna e di essersi 'limitato' e portarla in carcere con l'accusa di resistenza e aggressione a pubblico ufficiale.

I dubbi di amici e familiari: «Macché suicidio, era forte ed energica»

Gli amici di Bland, secondo quanto riferito dall'Abc, dicono «di non credere alla versione ufficiale» in un Paese con una lunga storia alle spalle di intolleranza razziale.
E raccontano che Sandra era entusiasta di cominciare il nuovo lavoro e che aveva un carattere forte ed energico: «Non si sarebbe mai suicidata».
IL PRECEDENTE DI WOODSON. Molti attivisti hanno cominciato a condividere su diversi social network i dubbi sollevati dalla famiglia, ricordando la morte di Tyree Woodson, nel 2014 a Baltimora, mentre era in custodia della polizia.
Woodson si è sparato in cella, ma la famiglia continua a sostenere che mai avrebbe compiuto un gesto così e chiede come sia stato possibile introdurre un'arma da fuoco in un penitenziario.

Una macchia nel passato dello sceriffo: le accuse di razzismo

A sollevare altri sospetti sul caso è il passato dello sceriffo responsabile della contea.
Smith nel 2008 fu licenziato come capo della polizia di Hempstead, in Texas, in seguito a una serie di accuse di razzismo che avevano coinvolto lui e quattro agenti del suo ufficio, ha raccontato lo Houston Chronicle.
Poco dopo è stato nominato sceriffo della contea di Waller.
LA DIFESA: «FU SOLO POLITICA». In seguito alla morte di Bland, Smith si è difeso in conferenza stampa rispetto ai fatti del 2008 dicendo che si trattò solo di accuse «politiche» e che chi l'aveva messo sotto indagine è stato poi condannato per corruzione.

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