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IMMIGRAZIONE 23 Luglio Lug 2015 2121 23 luglio 2015

Ungheria, migranti trasportati in vagoni chiusi

Nuova polemica nel Paese di Orban. I profughi fatti viaggiare negli scomparti per le biciclette.

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Fatti viaggiare in vagoni chiusi o destinati al trasporto delle biciclette. Dopo la polemica sul muro che il premier Viktor Orban sta facendo a costruire al confine con la Serbia, in Ungheria scoppia un altro caso migranti. Secondo l'agenzia Apa che cita il quotidiano Nepszabadsag, le ferrovie ungheresi hanno trasportato i profughi arrivati nel Sud del paese in vagoni chiusi.
VAGONI CON PORTE CHIUSE. Il treno intercity partiva nel pomeriggio da Pecs, nel sud dell'Ungheria, alla volta di Budapest: al convoglio è stato aggiunto un vagone, pieno di migranti, donne e bambini, per lo più siriani e afgani. I ferrovieri hanno chiuso le porte e appeso un cartello al finestrino: «Questo vagone viaggia con le porte chiuse». Una misura presa per evitare che i viaggiatori - immigrati appena registrati come clandestini e diretti verso i campi profughi - potessero scendere e far perdere la loro tracce. Il provvedimento ha provocato indignazione nel Paese.
COME GLI EBREI NEL 1944. Alcuni media ungheresi, quelli che ancora riportano i fatti, sono insorti, criticando il governo: i vagoni blindati ricordano in maniera sinistra quelli del 1944 e la deportazione di mezzo milioni di ebrei ungheresi.

Il governo costruisce muri e dice no all'accoglienza

L'esecutivo guidato da Fidesz, però, la pensa in un altro modo. L'Ungheria è l'unico Paese Ue che non ha accolto nessun migrante, come avrebbe invece previsto l'accordo raggiunto recentemente a Bruxelles, e il vice-premier Janos Lazar di questo è fiero.
QUESTA GENTE VA FERMATA IN GRECIA. «Questa gente doveva essere fermata e registrata già in Grecia, perché sono entrati in Ue da lì. A quel che mi risulta, nei Balcani non c'è attualmente alcuna guerra. Hanno pagato dei trafficanti, in Serbia, e vengono trasportati a bordo di autobus fino al confine ungherese. Costruiamo una barriera proprio per farla finita con tutto questo», ha detto alla stampa. Nuovi campi con grandi tendoni saranno costruiti, a breve, proprio vicino al confine. E il passaggio illegale in Ungheria sarà qualificato come reato invece che come semplice contravvenzione, come accadeva fino ad oggi. Secondo gli esperti di diritto, però, tutto questo avviene invano: l'Ungheria non potrà bypassare infatti convenzioni e regole internazionali.
UNA BATTAGLIA PERSA IN PARTENZA. «È una battaglia persa già in partenza», avverte il giornale Nepszabadsag, che ha dato notizia dei vagoni chiusi. Per fortuna esiste ancora anche un'altra Ungheria: solidale e in grado di resistere alla propaganda contro l'immigrazione, che descrive gli stranieri come «una minaccia per gli ungheresi». Proprio alla stazione di Pecs e Szeged, le due città vicine al confine sud, ogni giorno, accanto alla folla dei migranti, i volontari di Migration Aid, un'organizzazione promossa dalla società civile, distribuiscono acqua, panini e carte geografiche; aiutano a medicare le ferite, e supportano le donne con i bambini al seguito. Quest'opera di volontariato è un fenomeno spontaneo. E non immune da rischi: qualche estremista se la prende anche con loro. Alcuni cittadini ungheresi offrono comunque anche alloggio a chi riesce a scappare dai campi chiusi: luoghi che ospitano fino a 4500 persone, pur essendo idonei per la metà.
LA FUGA DAI CAMPI. I migranti in arrivo chiedono lo status di rifugiato, e una volta approdati in questi campi cercano di fuggire: la tensione è alta, i servizi scarsi, gli incidenti frequenti. Le autorità ungheresi tentano invece di trattenerceli, e li fanno viaggiare isolati dal resto dei passeggeri, proprio per evitare fughe.
Per ora con scarso successo. Secondo gli ultimi dati, quest'anno sono entrati in Ungheria oltre 80mila clandestini, ma più di 75mila hanno proseguito il loro viaggio verso Austria, Germania, Gran Bretagna o altri paesi Ue. Non vogliono restare in un Paese, dove gran parte della gente ha paura di loro e dove l'odio viene istigato da una propaganda statale, mentre il governo sta costruendo barriere con filo spinato e lamette sul confine per impedire gli arrivi.

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