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GIAPPONE 24 Luglio Lug 2015 1548 24 luglio 2015

Fukushima, il giallo delle margherite radioattive

Strani fiori fotografati nei pressi di Fukushima. Ma per gli esperti potrebbe trattarsi di un fenomeno molto comune: quello della fasciazione.

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«Radioattive, non radioattive». È la nuova versione del classico gioco del «m'ama, non m'ama», che ha portato ciascuno di noi, almeno una volta nella vita, a staccare sospirando i petali delle margherite. Protagoniste del dilemma (ovviamente sul web) le strane margherite della città giapponese di Nasushiobara, distante circa 130 chilometri dalla centrale nucleare di Fukushima e dal relativo disastro causato dallo tsunami del 2011, il peggior incidente nucleare dai tempi di Chernobyl.
MUTAZIONI DI ORIGINE SCONOSCIUTA. I fiori mutanti, però, potrebbero non avere nulla a che fare con le radiazioni, sostengono gli esperti tanici contattati dal quotidiano britannico The Independent. Il loro aspetto bizzarro potrebbe essere dovuto a un fenomeno d'altra natura, chiamato fasciazione.
La storia delle margherite 'mutanti' sembra sia iniziata su Twitter a maggio 2015, quando l'utente San Kaido ha postato le prime foto dei fiori, mostrando i loro steli multipli, i centri congiunti e i petali di forma insolita rispetto a quelli delle classiche margherite.



BASSO LIVELLO DI RADIOATTIVITÀ. Tuttavia il livello di radioattività misurato nei pressi delle margherite, come reso noto dallo stesso utente su Twitter, è solo leggermente superiore al normale e per questo la zona è considerata sicura (pari a «0,5 μSv/h a 1 metro dal suolo»). Margherite con la stessa forma, del resto, sono state ritrovate anche in Olanda e in Idaho, luoghi che nulla hanno a che fare con le radiazioni nucleari.
PER SCIOGLIERE IL DUBBIO SERVONO STUDI APPROFONDITI. Guy Barter della Royal Horticultural Society ha detto al The Independent che la forma delle presunte margherite radioattive è coerente con il fenomeno della fasciazione, che si verifica in tutto il mondo. «È probabile che si tratti di mutazioni del tutto casuali, ma non è possibile affermare con certezza che non vi sia alcun collegamento con le radiazioni». Per ottenere una certezza scientifica, occorrerebbe procedere con metodo, esaminando l'incidenza di tali mutazioni in termini di numerici sulla zona interessata. Rilievi e ricercche che richiederebbero «diversi anni» per essere completate, ha precisato l'esperto.

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