Maria Luisa Fassi 150724180830
FACCIAMOCI SENTIRE 27 Luglio Lug 2015 1255 27 luglio 2015

I casi Fassi e Bobbi Kristina: così lontani, così vicini

Le due tragedie nascono in contesti economico-sociali profondamente differenti. Ma hanno molti punti in comune. Le vittime? Sono tre. E tutte donne.

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Maria Luisa Fassi.

In questi ultimi giorni due fatti hanno riempito le cronache dei giornali.
Sono successi a migliaia di chilometri di distanza in situazioni e contesti molto diversi ma nella loro tragica conclusione con molti punti in comune.
Mi riferisco alla uccisione da parte di Pasqualino Folletto della signora Maria Luisa Fassi di 54 anni che gestiva una tabaccheria ad Asti. Delitto esecrabile anche per la sua efferatezza (45 coltellate) che ha sconvolto la cittadina piemontese e tutta l’opinione pubblica che sul tema della sicurezza personale si sente sempre più a rischio.
LA TRAGEDIA DELLA FIGLIA DI FOLLETTO. L’assassino è un magazziniere incensurato originario dell’Astigiano che ha tre figli, la maggiore delle quali è affetta da una malattia degenerativa che richiede cure anche costose. Sembra che Folletto abbia confessato di aver tentato la rapina, dove poi avrebbe ucciso la tabaccaia, per ripianare un debito di 7 mila euro con una finanziaria.
Debito contratto in quanto aveva necessità di soldi per via di una situazione economica divenuta molto pesante a causa delle spese per la cura della figlia e contemporaneamente a causa delle perdite al gioco che spesso è l’ultima speranza dei disperati per cercare di risolvere i propri problemi economici senza rendersi conto che invece, quasi sempre, questo contribuisce a peggiorare la loro situazione.
MERITO ALLA FAMIGLIA FASSI. Un dramma nel dramma. In tale contesto la famiglia Fassi ha reagito all’immane dolore provocatole da Folletto in modo straordinario e inaspettato dichiarando di non nutrire nessun sentimento di vendetta, di essere aperta al perdono e di essere disponibile in qualche modo anche ad aiutare la figlia di Folletto affetta dalla malattia degenerativa.
Atteggiamento straordinario che riconcilia con la vita visto quello che succede nella nostra attualità quotidiana e che richiederebbe l’assegnazione alla famiglia Fassi di una medaglia d’oro al valor civile.

Bobbi Kristina aveva tutto quanto fosse 'materialmente' desiderabile

Bobbi Cristina con il fidanzato Nick Gordon.

L’altro fatto è invece successo a Roswell in Georgia. Bobbi Kristina, figlia della mitica cantante Whitney Houston e di Bobby Brown, è morta dopo sette mesi di agonia a causa dei danni cerebrali riportati in un incidente domestico.
In questo caso altro contesto famigliare: mamma cantante e attrice di grande successo. Padre cantante, compositore, attore e ballerino anche lui di successo.
Una famiglia senza problemi di carattere economico ma certamente con problemi di altra natura tra separazioni traumatiche e droghe. Contesto che ha sicuramente segnato la vita di Bobbi Kristina che sembra assumesse a sua volta droghe ed alcol. Probabilmente non si è mai ripresa dal dolore e dallo choc della morte della madre.
SITUAZIONI ECONOMICO-SOCIALI DIVERSE. Va notato come in entrambe le storie siano co-protagoniste, direttamente o indirettamente, delle figlie: quella di Folletto, soggetta a una malattia degenerativa che ha bisogno di aiuto e assistenza e che ha involontariamente stimolato nel padre il tentativo di rapina conclusosi poi tragicamente nel modo che sappiamo, e Bobbi Brown che, viceversa, aveva ottenuto dalla vita, attraverso i propri genitori, tutto quanto potesse “materialmente” desiderare ma che invece si è lasciata andare in un loop fatto di alcol e droga morendo a 21 anni.
In quest’ultimo caso poi sembra che il fidanzato si sia appropriato di denaro appartenente alla ragazza mentre lei era in coma. Tre figlie, tre donne, tre drammi incredibili. Ma anche tre uomini (il papà della signora Fassi, Folletto e Gordon, il fidanzato di Bobbi Kristina) con tre atteggiamenti diversi. Ognuno, almeno da un punto di vista strettamente umano, fa riferimento a una situazione economico/sociale/culturale diversa.
A PAGARE SONO TRE DONNE. Le tre vittime, sia pur con modalità diverse, sono donne: una per mano di un assassino, una per mano di una ingiustizia che la vita riserva a chi ha un handicap di carattere degenerativo, un’altra legata probabilmente a una incompresa fragilità caratteriale.
Che dire invece dei tre uomini? Uno, come abbiamo già detto, da medaglia d’oro al valor civile, uno che finirà la sua vita tra le sbarre di una cella, l’altro (Gordon) che probabilmente non finirà in galera anche se l’infamante accusa di essersi appropriato del denaro della fidanzata in una situazione così tragica venisse provata.
Non posso concludere con un giudizio o con una “morale”. Spero solo di aver stimolato una riflessione su come ognuno possa reagire quando la vita gli chiede di superare delle tragiche avversità.

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