Nessuna Scusa 150727180520
MANIFESTAZIONE 27 Luglio Lug 2015 1609 27 luglio 2015

Stupro a Firenze, corteo di protesta dopo le assoluzioni

Ragazza abusata da sei coetanei? Assolti in Appello. «Atteggiamento sessuale ambivalente» della vittima, dicono i giudici. Firenze il 28 luglio scende in piazza.

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Su Twitter la fotopetizione #nessunascusa, lanciata dopo la sentenza sullo sturpo alla Fortezza da Basso di Firenze.

La leggi e la rileggi e devi soffermarti di nuovo per crederci.
Soprattutto sulla data, l’anno: il corrente 2015, non il secolo scorso, o quello ancora passato.
La sentenza della Corte di Appello di Firenze è stata scritta all’inizio di giugno.
Ha assolto dall’accusa di stupro di gruppo sei ragazzi, già condannati in primo grado dal tribunale di Firenze.
Ma perché? Il racconto della vittima - testuale - «configura un atteggiamento sicuramente ambivalente nei confronti del sesso».
Lei si è sfogata con una lettera aperta ai giudici: «Dovevo essere uccisa per risultare più credibile?».
ERA BISESSUALE, E ALLORA? Era effettivamente bisessuale la ragazza che quando ha denunciato questo stupro aveva 23 anni, l’età media dei ragazzi di quel maledetto branco.
Oggi ne ha 30, vive all’estero cercando rifugio nell’anonimato, ha smesso di studiare (all’università infilava un 30 e lode dietro l’altro), soffre di insonnia.
MANIFESTAZIONE A FIRENZE. Nella serata di martedì 28 luglio a Firenze è in programma una grande manifestazione per chiedere giustizia per lei.
Sono passati esattamente sette anni da quella sera nella Fortezza da Basso diventata un incubo nella notte, senza soluzione di continuità.
Mentre su Twitter e gli altri social network è già partita la campagna virtuale sotto l'hashtag #nessunascusa.
NIENTE RICORSO DELLA PROCURA. Una settimana fa è scaduta la possibilità di ricorso in Cassazione: la procura non ha voluto presentarlo.
Alla ragazza che ha denunciato lo stupro la Corte di Appello di Firenze non ha voluto credere perché era - si legge nella sentenza - «sana di mente, maggiorenne e acculturata, studentessa universitaria che liberamente aveva scelto di passare una serata di festa insieme a soggetti che già conosceva, con due avendo già fatto sesso occasionale in precedenza, lasciando peraltro il fidanzato a casa che non stava bene (ma tale circostanza da costui non è stata confermata)».
IL FIDANZATO ERA DAVVERO MALATO? Basterebbe, forse, soltanto quest’ultima frase a invalidare una sentenza intera: la vittima è uscita di casa e il suo fidanzato convivente no.
E chi ha deciso che il fidanzato era malato? La Corte di Appello di Firenze, anche se il fidanzato stesso lo nega e la ragazza stuprata non lo ho mai detto.

Tweet riguardo #nessunascusa

Aveva le mutandine rosse: alla Corte d'Appello questo non è piaciuto

Indossava degli slip rossi quella sera la ragazza che ha denunciato lo stupro.
Si potevano vedere mentre cavalcava un toro meccanico in un rodeo giocoso dentro un locale notturno.
Anche questo atteggiamento lascivo non è piaciuto ai giudici della Corte di Appello.
E poco importa che - sempre testuale dalla sentenza - «gli unici testi valorizzati dal tribunale ai fini accusatori avevano visto uscire il gruppo di ragazzi che circondava la ragazza che pareva alterata e malferma sulle gambe».
«POTEVA DIFENDERSI». Per la Corte in quel momento la ragazza era «in grado di difendersi e anche di divertirsi alle battutacce di coloro che plaudevano al suo nuovo orientamento sessuale a loro favorevole (da lesbo a etero)».
È difficile riportare i passaggi sessuali contenuti nella sentenza.
DISTURBI FISICI E PSICHICI. Alla Corte di Appello di Firenze non sono bastati i referti medici dell’ospedale Careggi: «La vittima a poche ore dal denunciato stupro riferiva dolore agli arti, disturbi genitali, disuria, dolore alla defecazione, sensazione di stordimento, tristezza, paura di conseguenze future. Mentre all’esame obiettivo risultava: presenza di ecchimosi a livello della faccia interna degli avambracci bilateralmente. Graffio di circa cinque centimetri sulla coscia destra. Irritazione capezzolo mammella sinistra, arrossamento piccole labbra».
«ATTEGGIAMENTO AMBIVALENTE». Non sono bastati questi referti: sono stati fatti anche gli esami per rilevare le tracce di sperma.
Sulla maglietta della ragazza c’erano tracce riferibili a ben quattro soggetti diversi.
Ma poco importa. I giudici non hanno avuto dubbi ad assolvere tutti e sei gli imputati: «Il racconto della ragazza configura sicuramente un atteggiamento ambivalente nei confronti del sesso».
Non era rimasta a casa con il fidanzato.

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