TENSIONE 29 Luglio Lug 2015 1901 29 luglio 2015

Calais, l'inferno dei migranti

Vivono in tende o per strada. Rischiano per arrivare in Uk. Ma pochi ce la fanno.

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Non solo le coste della Sicilia, i confini serbi lungo i quali il premier ungherese Viktor Orban costruirà la sua muraglia anti-uomo o, ancora, Ventimiglia e i migranti accampati sugli scogli.
Calais, porta francese per la Manica e quindi per Regno Unito, è un altro punto caldo dell'immigrazione. E non da oggi.
«UNA VITA NELLE GIUNGLE». Da anni ormai nella cittadina sono nate le cosiddette «giungle», sorta di tendopoli nei pressi del porto o dell'Eurotunnel dove sopravvivono alla meglio in rifugiati che vogliono sbarcare in Inghilterra. Un passaggio due volte illegale, perché fuori Schenghen.
Pur di trovare un lavoro in Gran Bretagna eritrei, sudanesi ma anche afghani e siriani sono disposti a rischiare tutto, compresa la vita. E così se un tempo non si escludeva l'attraversata a nuoto del Canale (come racconta il bel film Welcome del 2009), ora ci si nasconde all'interno dei tir, o ci si rannicchia sotto le ruote.

Nessuna pietà per chi viene scoperto. Spintoni contro il guard rail e botte sono all'ordine del giorno, come testimonia il video choc postato a giugno dall'associazione Migrant Solidarity, che mixa le dichiarazioni ottimistiche del ministro degli Interni francese Bernard Cazeneuve con le violenze subite dai migranti da parte della polizia proprio a Calais.

E poi, spesso, si muore. Negli ultimi mesi in otto hanno perso la vita. Il 26 giugno, un immigrato era deceduto tentando di salire su un treno merci in moto. Lo stesso destino è toccato, martedì a un sudanese, schiacciato da un camion proveniente dalla Gran Bretagna mentre usciva da una navetta dell'Eurotunnel. Mercoledì, invece, un egiziano è rimasto fulminato alla Gare du Nord di Parigi: cercava di salire clandestinamente a bordo di un treno Eurostar per la Gran Bretagna.

Da gennaio bloccati 37 mila rifugiati

Migranti in fuga a Calais, Francia.

Da gennaio 2015, i rifugiati bloccati nel tentativo di attraversare il tunnel sono stati 37 mila. Lo ha reso noto la società che gestisce l'infrastruttura, sempre più sotto pressione per mantenere il controllo del passaggio.
IN 3 MILA TENTANO IL PASSAGGIO. Ma «l'invasione» più massiccia, così l'ha definita sempre la società, si è verificata nelle ultime 48 ore: almeno 3 mila migranti si sono riversati nell'area d'ingresso, tentando di aggrapparsi a un treno 'navetta' in transito verso la Gran Bretagna.
«Di solito i migranti sono 500, o magari 800, ma un'intrusione così è una cosa mai vista», ha raccontato un poliziotto. «E con 90 colleghi per mettere in sicurezza tutto l'interno e l'esterno del tunnel, che ha 23 chilometri di perimetro, cioè due terzi della città di Parigi, è stato ovviamente difficile».
ALMENO 1.900 I RESPINTI. Il bilancio dei disordini è stato di una quindicina di migranti feriti, in gran parte caduti tentando di saltare sul lungo che collega Calais a Dover, 200 intercettati, e 1.900 respinti, cioè rimandati alla «giungla». Nella zona in cui si erano radunati i rifugiati, hanno spiegato ancora gli agenti, i convogli vanno a una velocità tra i 30 e i 50 chilometri all'ora, e di notte la gran parte delle carrozze sono merci e quindi scoperte, su cui è più facile saltare o trovare un appiglio.
È questa probabilmente una delle cause che ha spinto il Foreign Office britannico a sconsigliare ai viaggiatori di percorrere l'Eurotunnel. Del resto sulla questione migranti è in corso un braccio di ferro tra Londra e Parigi.
IL BRACCIO DI FERRO PARIGI-LONDRA. Recentemente, infatti, i francesi hanno messo in piedi un centro d'accoglienza per donne e minori. Decisione che è stata criticata dai vicini perché, come ha raccontato Internazionale, considerata un pull-factor, un fattore di attrazione per i migranti.
Sono poi sempre i britannici a effettuare l'ultimo controllo su passeggeri e merci e sono loro a pagare i blocchi: stando a un accordo del 2014, i sudditi di Sua Maestà per tre anni investiranno 5 milioni di euro l'anno per realizzare sistemi di rilevazione e recinzioni vicino al porto e al tunnel.
Non solo: la scorsa settimana, la società di gestione Eurotunnel aveva annunciato la propria intenzione di chiedere un indennizzo, stimato in 9,7 milioni di euro, a Francia e Gran Bretagna per i costi della sicurezza e le perdite legate all'afflusso di migranti.

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